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Tumori della pelle, intervista a Giambona: "Prevenire riduce rischi e spesa pubblica"

Redazione

A colloquio con Cristiano Giambona, 41 anni, medico chirurgo palermitano specialista in Chirurgia plastica e ricostruttiva che da anni si occupa del trattamento chirurgico delle neoplasie della pelle quali melanomi, carcinomi, sarcomi e altro.

Intervista di Marina Fontana

“Il melanoma, sebbene sia un tumore molto aggressivo, ha l’enorme vantaggio di essere immediatamente visibile e diagnosticabile: con più attenzione da parte delle persone, ed una migliore prevenzione e dunque diagnosi precoci sarebbe possibile evitare quei 1.600 tumori scoperti ogni anno in Italia quando sono ormai metastatici e lasciano poche speranze”. A sottolineare le grandi possibilità, ancor troppo spesso sprecate, di giocare d’anticipo contro la più diffusa forma di neoplasia della pelle è stato Alessandro Testori, direttore della Divisione melanomi e sarcomi muscolo cutanei dell’Istituto europeo di oncologia di Milano.  
 
Il dottore Giambona ci racconta il suo appello all’assessore alla Salute della Regione siciliana Ruggero Razza il cui intervento potrebbe consentire di velocizzare le cure per i pazienti affetti da tumori cutanei (in grado di metastatizzare e portare a morte), evitando le attuali lunghe liste d’attesa per la sola visita, presso diversi ospedali di Palermo. Un problema che riguarda non solo Giambona ma molti chirurghi che esercitano la propria professione in regime di libera professione presso strutture sanitarie private convenzionate col Sistema sanitario nazionale. Ecco perché la sua “risoluzione” sposerebbe l’esigenza di una parte dei cittadini della Regione siciliana.

Ci spieghi meglio le criticità

"Dopo circa 10 anni di lavoro presso il Policlinico di Palermo, ho deciso per motivi logistici di svolgere la mia attività come libero professionista presso cliniche private convenzionate, effettuando prevalentemente interventi chirurgici di asportazione di tumori cutanei. La mia retribuzione, così come di solito avviene, è pari ad una percentuale della quota del Drg che viene pagato dalla Asl alle cliniche. Il regime di ricovero presso una struttura sanitaria per l’effettuazione di una procedura può essere o 'ambulatoriale' o 'Day service' o 'Day surgery' a seconda della patologia da cui il paziente è affetto e dell’intervento da eseguire. Il Drg '266', che corrisponde al ricovero di un paziente con una neoplasia maligna della pelle che viene sottoposto ad intervento chirurgico per la sua rimozione, è ormai da anni motivo di contenzioso tra la Asl e le cliniche private. Sempre più spesso, infatti, molte cartelle cliniche con tale Drg vengono contestate dalla Asl poiché, a detta dei 'competenti' addetti ai controlli, non risultano soddisfatti i criteri di appropriatezza per un ricovero in Day surgery e pertanto tali cartelle non vengono più retribuite con la tariffa del Day surgery (1.707 euro) ma con quella del regime ambulatoriale (120 euro a cui vengono inoltre sottratti 46,15 euro di ticket). La spiegazione che mi viene data ogni volta è che l’intervento eseguito per la rimozione di una neoplasia della pelle è una semplice escissione e sutura che non richiede un ricovero in Day surgery del paziente per il suo monitoraggio. Per tale ragione, potrà facilmente comprendere quanto sia diventato 'sconveniente' per le cliniche private convenzionate col Sistema sanitario nazionale prendersi carico di un paziente che deve asportare una neoplasia cutanea maligna. Consideri infatti che per il ricovero di un paziente oncologico del genere le strutture sostengono spese di segreteria, spese per il materiale cartaceo utilizzato per la cartella clinica, spese per il materiale chirurgico di consumo (garze, telini, lame, elettrobisturi, guanti, camici chirurgici, siringhe, cerotti, anestetico e altri farmaci, etc) e non per ultimo spese per l’effettuazione dell’esame istologico del pezzo anatomico asportato (circa 70-100 euro per pezzo). In tutto ciò dovrebbe essere pure considerata la retribuzione del chirurgo".

Chi è maggiormente affetto da neoplasie maligne cutanee?

"Le preciso che spesso i pazienti affetti da neoplasie maligne della cute sono gli anziani, che soffrono anche di altre patologie concomitanti e che, contestualmente all’asportazione del tumore, sottoponiamo alla ricostruzione della parte operata con plastiche cutanee anche complesse come lembi o innesti".

Cosa prevede il regime ambulatoriale?

"Il regime ambulatoriale prevede che questi pazienti vengano dimessi immediatamente dopo aver effettuato l’intervento chirurgico, senza che vi sia un monitoraggio postoperatorio nella stessa giornata. La qualcosa, a mio modesto parere, è alquanto assurda, poiché espone sia il paziente che il medico ad un più alto rischio di complicanze. Le sottolineo che negli ospedali pubblici un paziente affetto da una neoplasia cutanea anche di piccole dimensioni viene quasi sempre ricoverato per più giorni, con spese notevoli per la sanità. Qualcosa dunque non torna. Nella mia mail all’assessore ho ricordato che uno dei motivi per i quali si è concessa la convenzione col Sistema sanitario nazionale ad alcune strutture sanitarie private è quello di ridurre le liste d’attesa negli ospedali pubblici nell’interesse del cittadino, ma non solo. Il trattamento tempestivo di un tumore in grado di metastatizzare consente, infatti, senza dubbio di ridurre le spese della sanità pubblica che deriverebbero dagli iter diagnostico-terapeutici necessari per l’assistenza di un paziente oncologico affetto da metastasi. Basti pensare alla chemio e alla radioterapia".

Normalmente quali sono i tempi d’attesa?

"Ogni giorno mi capita di visitare pazienti affetti da tumori cutanei in grado di metastatizzare e portare a morte che mi riferiscono di essere già da mesi in lista d’attesa per la sola visita presso diversi ospedali della mia città, Palermo, ma è così anche in altre città siciliane, purtroppo".

Cosa ha chiesto all’assessore Razza?

"Ad alcuni pazienti potrebbe essere offerta la possibilità di essere operati ed assistiti, spesso in tempi molto brevi, presso una struttura sanitaria privata convenzionata. Questo al momento è praticamente impossibile poiché con quello che viene retribuito di fatto dalla Asl con la tariffa ambulatoriale le strutture non riescono nemmeno a pagare l’esame istologico. Quello che chiedo con umiltà e con la deontologia di un medico che ama la sua professione e che vuole aiutare la gente a trovare cure immediate è di rivedere la retribuzione del 'Drg 266' in regime ambulatoriale in modo tale da consentirci di continuare a prenderci cura di quei pazienti affetti da neoplasie cutanee maligne che si rivolgono a noi come strutture convenzionate col Sistema sanitario nazionale. Non stiamo parlando dell’intervento per una semplice cataratta, che viene di fatto pagata al momento molto di più".

"Non si può morire di melanoma! I dati - dice da sempre il luminare Testori - parlano chiaro: con una diagnosi precoce guarisce l’80-85% delle donne e il 70-75% degli uomini, a fronte di percentuali praticamente nulle in caso di melanoma già in fase avanzata".

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