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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Costume e Società

Dalla parte dei siciliani onesti, Matranga e Minafò contro il pizzo con il loro tg Scup

I due intrattenitori palermitani vestono i panni di un inviato speciale e di un boss mafioso raccontando una storia al contrario dove le estorsioni sono la “normalità”. Il servizio è stato realizzato con il contributo di Libera e la partecipazione di Giuseppe Piraino

Anche la satira aberra l’illegalità e in un tg che racconta le notizie al contrario ecco che arriva il colpo di scena. Scup, il telegiornale prodotto e condotto da Matranga e Minafò che aveva abituato il suo pubblico all’ironia e al paradosso dei suoi servizi “ignoranti” - in onda ogni giovedì alle ore 21 su Antenna Sicilia, canale 10 -, ha stupito tutti: Emanuele Minafò, nei panni dello zio Pippo, il boss mafioso definito “onesto” da Giovanni Appenasveglio (interpretato da Toni Matranga) viene finalmente arrestato dalla polizia grazie alla denuncia di un gruppo di ragazzi che con coraggio denuncia il pizzo. Il servizio è stato realizzato con il contributo di Libera e la partecipazione straordinaria di Giuseppe Piraino, l’imprenditore siciliano che non ha abbassato la testa di fronte alle minacce di estorsione.

Giovanni Appenasveglio, l’inviato speciale che dalla messa in onda del tg ha raccontato storie al contrario invertendo il bene col male, racconta una storia “fatta di tradizioni e di valori che si sta perdendo per colpa di comportamenti criminali”. Il riferimento è chiaro e punta al paradosso. Don Pippo racconta ai microfoni di Scup - per “L’angolo della denunzia” - di essere “un brav’uomo, un uomo di famiglia, un uomo semplice” che prova a mandare avanti - con tutte le difficoltà del caso - l’attività di famiglia fatta di estorsioni, pizzo e minacce. Tutti gli anni della sua carriera li ha vissuti scappando dalla polizia. “C’è gente che per fare il mio mestiere si fa arrestare” racconta all’inviato.

Lo zio Pippo ora lamenta la perdita delle tradizioni di una volta. “Un signore che ha sempre pagato, ora non vuole pagare la tassa”. Si riferisce al pizzo, in una narrazione tutta la contrario. Come al contrario viene raccontato il “sacrificio” di questi mafiosi che, ad oggi, vivono nella paura e nei posti più aberranti. Matranga e Minafò raccontano, con la loro tipica ironia, quanto alla fine della storia non valga neppure la pena far parte della cupola, mostrando - attraverso la storia in onda nel loro tg satirico - come alla fine la loro vita si riduca ad un bunker con la paura di essere arrestati da un momento all’altro.

Il timore più grande dello zio Pippo (Minafò), estortore doc, è infatti “che la tradizione dei genitori finisca con i giovani d’oggi”. A ristabilire l’ordine ci pensa però il signor Butera. Coraggio senza se e senza ma. Fa così arrestare il suo estortore. “La Sicilia non è di questo Don Pippo - racconta sul finale al boss mafioso e all’inviato di Scup -. La Sicilia è mia, è sua, è nostra. La Sicilia è dei ragazzi delle associazioni che lottano ogni giorno per la legalità. Da oggi è di tutti tranne che vostra. La Sicilia è di chi lotta e si alza la mattina per renderla quello che deve essere, il posto più bello del mondo. Da oggi la Sicilia torna in mano ai legittimi proprietari perché voi siete nuddu immiscatu cu nenti”.

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