Costume e Società

Nasce Genìa, l'unione di realtà diverse dello spettacolo: al via Prima onda festival

Si tratta di un progetto di realtà diverse del teatro, della danza e della musica, nato in seno al Dams a Palermo. Un cartellone di 23 appuntamenti: 13 spettacoli di teatro, 4 focus su coreografi, 4 concerti sperimentali e 2 cortometraggi

Genìa è aggregazione, spazio, collaborazione, linguaggi, accoglienza. Ma è anche rapporto tra spettatore e artista, aggregazione di realtà teatrali, musicali e di danza per trovare percorsi trasversali alle diverse discipline. Con un occhio ai giovani, a cui è principalmente diretto. Non è un collettivo, Genìa, piuttosto un manifesto di realtà produttive diverse che mantengono la loro unicità, ma sposano un progetto comune, nato in seno al corso triennale di studi del Dams con l'Università degli Studi di Torino e Milano.  Sono stati così scelti tre direttori artistici, uno per ciascuna disciplina presente - il regista Claudio Collovà per il teatro, la coreografa Giovanna Velardi per la danza e il sound-artist Alessandro Librio per la musica - e ciascuno di loro ha messo sul tavolo le sue indicazioni, per comporre il festival "Prima onda", in programma a Palermo dall’11 al 17 ottobre, tra il complesso monumentale dello Steri e i Cantieri culturali alla Zisa, Palazzo Riso e l’Ecomuseo del mare Memoria Viva. A supporto della direzione artistica, un eclettico comitato scientifico, costituito da professori universitari ed artisti internazionali, nato con la mission di intercettare le azioni di ricerca e innovazione nei linguaggi contemporanei.

Il festival Prima onda - che ha il supporto Ministero della Cultura, del Comune di Palermo - Assessorato alle CulturE, Coop-alleanza 3.0 e Università degli Studi di Palermo - Corso triennale del Dams - nasce con l'intento di creare una miscela originale tra le diverse generazioni di artisti siciliani e del panorama nazionale e internazionale, ponendo il focus sull'accoglienza come valore fondante della storia della Sicilia e in particolare di Palermo, naturale crocevia di incontro tra la cultura orientale e occidentale. 

Prima onda mette così in risalto la possibilità reale di comunicazione tra le diverse generazioni, nella convinzione che i linguaggi di innovazione e tradizione siano rivolti ad un pubblico eterogeneo che viene coinvolto: ogni artista mantiene unicità, linguaggio, valenza e personalità, tutti insieme contribuiscono al dibattito sui mutamenti del sistema teatro, danza e musica in Italia e all'estero.

In questa sua prima edizione Prima onda seguirà un itinerario infedele nella città di Palermo, creando connessioni tra centro e periferia, Cantieri Culturali, Palazzo Steri fino al mare, elemento di rigenerazione sensibile per il futuro della città, a cui guarda l’Ecomuseo Mare Memoria Viva.

Prima onda non si esaurisce con il festival ma vuole aprire una fucina di attività annuali che porteranno alla nascita di una Casa del festival, luogo immaginifico e pratico in cui si potranno svolgere attività di formazione e sviluppo sui temi del festival attraverso residenze, masterclass e seminari destinati agli studenti del Dams e alle nuove generazioni di artisti e operatori delle arti performative. Questo permetterà di creare una modalità virtuosa tra gli studenti dell’Università di Palermo, dell’Accademia di Belle Arti, del Conservatorio, con le famiglie e gli studenti delle scuole primarie e secondarie, con particolare attenzione a quelli con indirizzo coreutico e musicale. 

Prolungare nel tempo la relazione tra artisti e pubblico oltre l’evento spettacolare significa valorizzare il processo creativo come elemento di coesione umana, sociale e culturale. Obiettivo che il Dams di Palermo vuole realizzare proprio puntando sul festival come proposta formativa, didattica e laboratoriale.

Il festival 

Una settimana intera - dall’11 al 17 ottobre – tra seminari e dibattiti; e teatro di comunità, musica, danza, performance, recital e monologhi, in collaborazione con Le Vie dei Tesori che ospita nel suo palinsesto, il progetto narrativo/performativo In-canti di Ulisse” di Ugo Giacomazzi e Camillo Palmeri. Prima onda nasce per confrontare linguaggi, far crescere i più giovani, studiare spettacoli più rodati o che hanno già avuto una vita intensa, con altri di ultimissima generazione e studi che crescono. Tre programmi diversi – il teatro attento alla drammaturgia soprattutto siciliana; musica che guarda all’improvvisazione e contaminazione di suoni e la danza che tracima nelle arti performative e nella comunità - che si intersecano, cedono lo spazio, ogni giorno da due a tre appuntamenti nelle due sedi principali, il cortile dello Steri e lo spazio Tre Navate ai Cantieri Culturali alla Zisa; con Teatri Alchemici lo spettacolo si muoverà tra i quartieri del centro storico, Silvia Gribaudi coinvolge donne over60, Simona Malato condurrà un laboratorio per bambini e preadolescenti. Coinvolti anche l’Ecomuseo del Mare (con un bel progetto di teatro della comunità) e Palazzo Riso che ospiterà (giovedì 14 ottobre) il seminario “Ricerca-azione incontro generazionale dei corpi” di Genìa DAMS. A Prima Onda si entra con green pass. Prenotazioni e acquisto biglietti (tra 10 e 5 euro) sul sito di CoopCulture. 

Danza

Il programma costruito da Giovanna Velardi punta su quattro protagonisti della danza contemporanea: la danzatrice e performer Alessandra Cristiani apre il festival lunedì 11 alle 20 allo Steri con il suo  “Clorofilla” (nominato al Premio Ubu nel 2018) che riflette sui testi poetici di Marcello Sambati, attento cultore dei suoni della Natura: nascono così immagini e paesaggi interiori da esplorare secondo la metodologia del But? Bianco, nato dal danzatore giapponese Masaki Iwana. A Giuseppe Muscarello è dedicata la giornata di mercoledì 13: il nuovo lavoro del coreografo e danzatore catanese, “4canti” - che prende forma prima come cortometraggio per evolversi poi in video istallazione e diventare infine una live performance - è un'ode alla bellezza e al silenzio, una partitura che può adattarsi al contesto, un’azione scenica basata sulla purezza dell'improvvisazione, e offre in un corpo solo le istantanee di quattro divinità,  Bacco, Cerere, Eolo, Venere. Il danzatore incarna ciascuna identità in un susseguirsi di dissolvenze tra luce, suono e corpo. La torinese Silvia Gribaudi, specialista di danza performativa, ha invece scelto l’Ecomuseo del Mare per il suo “A corpo libero”, performance e documentario: il laboratorio è diretto a donne over60  che vogliano sperimentare il movimento attraverso l’espressione libera e creativa del loro corpo. L’ultimo appuntamento con la danza (venerdì e domenica) è anch’essa un’esperienza di comunità che la coreografa parigina Genéviéve Sorin (di stanza a Marsiglia da tempo, dove ha creato la sua compagnia Meaari) porta in giro per i quartieri, sul filo dell’improvvisazione. “De l’un à l’autre” è quasi un manifesto di condivisione civile.

Teatro

Claudio Collovà getta uno sguardo approfondito sulle drammaturgia siciliana, sulla sperimentazione di linguaggi e il confronto con le ultimissime leve. Si inizia lunedì (11 ottobre) con il primo studio di “Iperdark”, nuovo lavoro di Dario Muratore, un’indagine (che gioca su suono, narrazione e video di Giovanni Magaglio) sulla vulnerabilità dell'essere umano, sulla colpa, sull’evoluzione, ma soprattutto una è una ricerca drammaturgia sul dubbio, sull’indecisione, sulla scelta. Martedì 12 (replica domenica) Simona Malato propone ai ragazzi (tra 8 e 14 anni), “Parole e sassi”, racconto-laboratorio su Antigone, un progetto di 19 attrici (ognuna per la propria regione) sulla personale lettura della tragedia. Regia di Letizia Quintavalla. Sempre di Dario Muratore è invece il testo che Giuseppe Macauda presenta per Santa Briganti: “Shuma” è una favola ambientata in fondo al mare, nata da un fatto di cronaca, un ragazzino del Mali, recuperato in mare dopo il naufragio del 18 aprile 2015, è stato trovato con una pagella cucita all’interno della giacca. Illustrazioni di  Bruna Fornaro. Mercoledì 13 Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco, con il supporto del Teatro Libero, riscrivono il mito di Aiace che, anima di due laboratori dedicati ai giovani, diviene una liturgia atea della morte e del dolore, un rito collettivo sul destino a cui sembra destinata un’intera generazione. Giovedì 14, Giuseppe Massa presenta il terzo step della nuova produzione SuttaScupa: “Antigone Screaming” affidato a una compagnia multietnica e a una scrittura collettiva come è nello stile del gruppo teatrale. Il testo di Ubah Cristina Ali Farah e il suono di Giuseppe Rizzo. Una riscrittura dell’Antigone di Sofocle sulla scorta delle suggestioni che ognuno degli attori e scrittori porta con sé dal proprio paese di origine. Se nel precedente “Antigone Power” la chiava era l’amore, in questo nuovo capitolo diventa la morte, rito catartico di fine della vita. Massimiliano Civica, premio UBU e neo direttore del Teatro Metastasio di Prato, proporrà venerdì 15 “L’angelo a la mosca”, conferenza-spettacolo che unisce due mondi apparentemente impossibili come la mistica e il teatro, tra racconti del Baal Shem Tov e dei Rebbe dello Chassidismo, storie dei Sufi e poesie di Jalal al-Din Rumi, indovinelli Zen e parabole dai Vangeli Apocrifi. Segue uno spettacolo dello spagnolo Ferran Joanmiquel, interpretato da David Martìnez :“El Rey del Gurugù” è il racconto del dramma della migrazione attraverso gli occhi di un cane, Marley. Che osserva, pena, commenta, racconta, inedito Ulisse del XXI secolo visto dal basso; il pubblico sarà coinvolto come parte del racconto. I Teatri Alchemici hanno scelto (sabato 16) di scendere in strada, per le vie del centro storico: gli “In-canti di Ulisse” è un progetto narrativo/ performativo a cura di Ugo Giacomazzi e Camillo Palmeri (in collaborazione con le Vie dei Tesori) che prende come guida l’eroe greco, uomo spregiudicato e inquieto che cerca sempre di superare i suoi limiti. Ai Cantieri la sera, Simone Perinelli per Le Vie del Fool, prende per mano Pinocchio e ne immagina la vita quando si scrolla di dosso il legno e diviene bambino. “Requiem for Pinocchio” ha vinto il “Premio Anteprima” 2012 e il “Premio Bianco e Nero” della Civica Accademia di arte drammatica Nico Pepe. Domenica 17 un altro spettacolo che coinvolge giovani under 21 partendo da “La crisi dell’Io” di Pirandello: in “Essere (non) essere” Loris Seghizzi ha lavorato su tanti Io, frammentadoli e riunendoli in un tutto sfaccettato, come puzzle di un solo e unico gruppo. Chiude il festival uno spettacolo storico di Davide Enia, quel “Maggio ‘43” che l’attore palermitano ha ripreso in mano parecchie volte dopo il trionfale debutto del 2003: dalle voci e i ricordi di chi è legato alle bombe americane che piovvero su Palermo e la rasero al suolo.

Musica

Ashti Abdo, cantante, musicista polistrumentista e compositore curdo propone un concerto che intreccia la tradizione musicale di suoni e trame tipiche del Medio Oriente con elementi ritmici melodici e popolari del sud Italia: è la linea lungo cui si muove il progetto di Alessandro Librio che ha scelto quattro recital e performance sul filo della contaminazione, anche estrema.  Dopo Ashti Abdo (in programma martedì 12 allo Steri), giovedì 14 sarà il turno il compositore siciliano Benedetto Basile ad impugnare i suoi flauti electronics  per “Chemica sonora”, oratorio laico per flauti ed elettronica, che prende le mosse dal suo ultimo lavoro intitolato “Chemica Sonora Symbolica”, sorta di trattato alchimistico sonoro nel quale il rapporto tra scrittura e improvvisazione assume particolare valenza. Da Bach ad Hindemith è invece il titolo del concerto del giovanissimo Christian Barraco, talentuoso violoncellista palermitano che, partendo dal repertorio barocco con la prima Suite di Bach approderà alla celebre Suite dalle sonorità spagnole di Gaspar Cassadò per terminare nuovamente con il tedesco Paul Hindemith. Un viaggio musicale solitario e inatteso, dal ‘600 al ‘900 europeo. In programma sabato 16 mentre domenica 17 il programma musicale si chiude con Mudita in pictures, concerto del trio formato da Calogero Genco al sassofono, Alfredo Giammanco all’elettronica e Domenico Sabella alla batteria, musicisti che provengono da ambiti eterogenei e riescono a mescolare e contaminare i propri suoni, abbattendo le barriere degli stili musicali.

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