Sabato, 16 Ottobre 2021
Costume e Società

Dalle panelle ai cannoli, Palermo conquista Roma: la capitale stregata dal cibo siciliano

L’originale “censimento” è stato effettuato dal sindacato datoriale Unsic attraverso l’iniziativa “I territori nel piatto”, lanciata a sostegno delle imprese del settore ristorazione

Primeggia il riferimento alle arancine, portabandiera della gastronomia palermitana. Ma l’identità siciliana in generale è presente anche con i pupi, la norma, i capperi, Scilla e Cariddi, Trinacria, i Vespri siciliani. Fino alle locuzioni dialettali. Questo e non solo è il mondo della ristorazione siciliana a Roma, una delle comunità più folte nella capitale anche nel settore enogastronomico. Un elenco di angoli, confraternite, focaccerie, “putie”, taverne, trattorie, velieri accompagnati dall’aggettivo che richiama la Sicilia.

L’originale “censimento” è stato effettuato dal sindacato datoriale Unsic attraverso l’iniziativa “I territori nel piatto”, lanciata a sostegno delle imprese del settore ristorazione. L’organizzazione sindacale ha voluto valorizzare l’identità e la storia dei tanti ristoranti, offrendo una vetrina gratuita online a beneficio degli utenti e degli oltre tremila uffici - soprattutto Caf, Patronati e Caa - dello stesso sindacato sparsi per il territorio. I ristoranti siciliani finora censiti sono una cinquantina, ma l’elenco è in costante evoluzione.

Cosa offrono principalmente i menu? Arancine, panelle, caponata, fusilli eoliani, linguine al nero di seppia, ‘mpepata di cozze, parmigiana, pasta con le sarde, rigatoni alla norma, spaghetti allo scoglio. Poi ampia varietà di pesce, con l’immancabile pescespada e le melanzane che dominano i contorni. A chiudere la cassata, i cannoli e i sorbetti.

“La difficile situazione del settore, specie in una città come Roma caratterizzata dal turismo internazionale, ci ha spinto a lanciare l’iniziativa ‘I territori nel piatto’ per valorizzare l’aspetto della cucina regionale dei circa 350 ristoranti finora censiti - spiega Domenico Mamone, presidente dell’Unsic -. Si tratta di un piccolo strumento di promozione gratuita che potrà essere utile soprattutto nella fase di ripresa. Come ricorda la Fipe, nel 2020 il settore ha perso 38 miliardi complessivi a causa di una chiusura media di 160 giorni, con un saldo negativo tra aperture e chiusure di 9.232 unità. I ristori hanno coperto molto parzialmente gli incassi perduti, più efficace è stato il credito d’imposta del 60 per cento per i canoni di locazione e del 30 per cento per l’affitto ramo di azienda. Ma occorrerà moltiplicare iniziative e sforzi, lavorando soprattutto d’ingegno, per rilanciare tutto il settore turistico”.

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