Martedì, 19 Ottobre 2021
Costume e Società Prizzi

Borgo Portella della Croce, un "Cristo Redentore" veglia sul centro abbandonato tra Prizzi e Vicari

La scultura, che ricorda quella di Rio De Janeiro sul Corcovado, è avvolta dalle sterpaglie. Formato da 8 edifici - dalla caserma all'ufficio postale, fino a scuola, chiesa, canonica e ambulatorio medico - custodisce uno dei più vasti archivi dell'Isola

Sembra il Cristo Redentore sul Corcovado, solo che è da solo, senza alcun turista all’orizzonte. Non guarda verso il mare brasiliano, ma alle colline di Prizzi e Vicari. Le sterpaglie che lo avvolgono sono lì a rimarcare il suo totale abbandono. Perché Borgo Portella della Croce è uno dei tanti borghi rurali del Palermitano oggi deserto e misconosciuto, una vera e propria cittadina fantasma che un tempo era set di storie e di vita.

L’impronta è quella fascista perché questo, come anche altri borghi in Sicilia, furono edificati durante il regime per rispondere a logiche di ripartizione dei terreni. Una volta divisi in lotti, in questi terreni venivano costruite delle case coloniche, che altro non erano che delle dimore rurali. Questo doveva essere dunque Borgo Portella della Croce. Dopo l’espropriazione a tale Giacomo Vincenzo Ferrara, l’Eras - ovvero l’Ente per la Riforma Agraria in Sicilia - affidò a un ingegnere dell’epoca il compito di costruirlo.

Gli edifici di epoca fascista 

Otto edifici costruiti intorno ad una piazzetta quadrata, delimitati da due strade convergenti tra loro verso la provinciale nel progetto iniziale. Oggi però l’accesso al borgo avviene da un’unica stradella, perché l’altro è inibito non solo da una recinzione ma anche dalla vegetazione che non curante cresce. A scoprirlo e fotografarlo è il Collettivo artistico Liotrum, costola siciliana dell’associazione nazionale Ascosi Lasciti. Immagini che lasciano il segno, perché ci raccontano lo stato di abbandono in cui versa questa piccola frazione nel cuore della Sicilia, tra Prizzi e Vicari.

Dall'ambulatorio medico all'ufficio postale 

Un ambulatorio medico, la caserma dei Carabinieri, l’ufficio postale, una trattoria e una rivendita queste ultime separate dalla piazza del borgo. E poi la chiesa e la canonica, la scuola con gli alloggi per gli insegnanti. Tutti edifici ad oggi abbandonati, anche se in discrete condizioni, che si elevano su due piani ad eccezione delle botteghe artigiane che si sviluppano solo a pian terreno ad oggi danneggiate per via di un incendio. C’è anche un serbatoio-abbeveratoio, non più funzionante e di difficile accesso perché il sentiero che avrebbe dovuto farsi strada per raggiungerlo è stato cancellato.

Una ghost town silenziosa e fatiscente 

Come raccontano le foto di Liotrum siamo di fronte ad una vera e propria ghost town, silenziosa e fatiscente, surreale e sconosciuta al turismo convenzionale. “Abbiamo realizzato questo reportage durante una giornata di sole siciliano, caldo e afa con qualche nuvoletta che solca il cielo - racconta a PalermoToday Cristiano La Mantia, membro del collettivo -. Disperso in mezzo alle campagne tra Vicari e Prizzi, il luogo ci accoglie con il solito silenzio e desolazione. Troviamo un ingresso ed entriamo. Solita disposizione dei locali con la piazza, la chiesa, la scuola e gli appartamenti. Una grossa statua di Gesù troneggia al centro della piazza e ci sembra incredibile. Esploriamo il luogo e lo fotografiamo. Un senso di solitudine ci ha attraversato. Dopo la perlustrazione e le foto siamo andati via”.

La statua di Gesù 

Ciò che contribuisce a rendere il tutto surreale è la statua di Gesù nella piazzetta, proprio davanti alla chiesetta dall’impronta minimalista con una piccola torre campanaria. Bianca, bianchissima, la statua ha le sembianze del Cristo Redentore di Rio De Janeiro e non fa parte del progetto originario del borgo. Arrivò anni dopo la sua edificazione, portata da una comunità di religiosi che per alcuni anni, intorno agli inizi del 1980, vissero nel borgo per poi spostarsi verso il Nord Italia. Oggi proprio quella statua sembra essere uno dei suoi tratti distintivi. L’impronta iniziale del borgo infatti risultava essere molto più anonima, con quegli edifici tutti uguali anche nei colori delle pareti - poi ritinteggiate - e molto più dismesso. Oggi però c'è e non si può non notare come scultura entri a pieno titolo nell’arredo urbano del luogo.

Un piccolo tesoretto chiamato "archivio"

Anche se abbandonato al degrado, tutti vogliono Borgo Portella della Croce. Dal Comune di Prizzi, che riconoscendone il potenziale fantastica su una sua eventuale riqualificazione, al vecchio custode che, una volta andato in pensione, ha espresso il desiderio di poter rimanere in quella che fu per anni la sua casa e di continuare ad esercitare il servizio di custodia, stavolta gratuitamente. Dal 1989, però, è ufficialmente del Comune di Prizzi. 

Ad oggi le botteghe artigiane restano inutilizzate e la scuola media custodisce un tesoro: lì infatti si trova uno dei più vasti archivi dell’Isola, in parte sistemato dalla Soprintendenza, con fascicoli che riguardano l’attività dell’Ufficio Borghi, dell’Ufficio Bevai e dell’Ufficio Statistiche, più documenti storici che spaziano dalla costruzione delle strade o delle case coloniche a quelli sulle grandi opere come dighe, invasi e laghetti collinari. Un vero e proprio pezzo di storia della Sicilia, anche se abbandonato e sconosciuto a tutti.  

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