Scuola

Refezione scolastica: a Palermo i beneficiari del servizio sono poco più del 2%

I dati del rapporto "(Non) Tutti a mensa 2017" realizzato alla vigilia dell'inizio dell'anno scolastico. L'allarme di Save the Children: "Così cresce la dispersione"

In Italia quasi la metà degli alunni di elementari e medie non ha accesso alla mensa scolastica e quando il servizio è presente negli istituti dimensioni, rumorisità, qualità del cibo e pulizia sono cause di scontento tra i bambini. Lo rivela il rapporto "(Non) Tutti a Mensa 2017) realizzato da Save the Children alla vigilia dell'inizio dell'anno scolastico. A Palermo la refezione scolastica è presente in meno del 10% delle scuole. Osservando, invece, il numero di alunni che ne usufruisce, è stato rilevato che 17 comuni offrono la mensa a meno del 40% dei bambini: a Palermo i beneficiari del servizio sono poco più del 2%. Ma quanto costa il servizio mensa? Tariffe e agevolazioni variano da città a città. Nei comuni monitorati le tariffe minime vanno da 0,30 (Palermo) a 6 euro (Rimini). 

In otto regioni più di un bambino su 2 non ha la possibilità di accedere al servizio mensa e cinque di queste si trovano al Sud. E non è un caso che in Sicilia, Molise, Campania e Puglia si registri anche la percentuale più elevata di classe senza tempo pieno e sempre in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria si osservino i maggiori tassi di dispersione scolastica. “Anche quest’anno i dati confermano che l’offerta del servizio di refezione e del tempo pieno ha un valore essenziale in azioni come il contrasto all’abbandono scolastico”, dice Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia Europa. “La mensa, oltre a svolgere una funzione cruciale nell’educazione alimentare, rappresenta non solo un mezzo di inclusione e socializzazione fondamentale, ma anche uno strumento per combattere dispersione e indigenza. Non dimentichiamo che in Italia la povertà minorile è in costante aumento: è un dovere investire sul servizio di mensa scolastica, garantendo un pasto proteico al giorno a quel 5,7% di bambini che non ha altro modo di consumarlo”.

"Fino a quando le amministrazioni locali continueranno ad avere piena discrezionalità, esisteranno delle disparità", dice Raffaela Milano, che ricorda inoltre il caso emblematico del comune di Messina, dove il servizio non è stato più erogato perché l'amministrazione ha problemi finanziari. "Il servizio mensa deve essere garantito in modo uniforme: a prescindere dalla provenienza e dalla condizione economica, ogni bambino deve poterne usufruire", spiega, tornando a chiedere la "riqualificazione della mensa da servizio a domanda individuale a servizio pubblico essenziale". 

Quando la mensa c'è, molte volte non offre un servizio che soddisfa gli alunni, dice il rapporto di Save the Children che riporta i risultati dell'indagine condotta nell’ambito di Fuoriclasse, il programma di contrasto alla dispersione scolastica promosso da Save the Children sul territorio nazionale. Dimensioni, rumorosità e pulizia sono cause di scontento tra i bambini: quelli che reputano la mensa grande, pulita o poco rumorosa la apprezzano più degli altri. A influire sul parere generale che hanno sulla mensa, anche la percezione della qualità del cibo: il 22% lo reputa cattivo al punto di lasciarlo spesso, per il 40% è abbastanza buono, per il 26% è buono e solo per il 12% è “così buono da fare il bis”. Il 57%, inoltre, afferma che il cibo arrivi in tavola non riscaldato.

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