rotate-mobile
Sabato, 4 Dicembre 2021
Scuola Bisacquino

I fasci siciliani e il movimento dei lavoratori, studenti intervistano Dino Paternostro 

PalermoToday ospita l'intervista di un'alunna della scuola Don Calogero Di Vincenti di Bisacquino allo storico della mafia Dino Paternostro. Nell'ambito di un progetto didattico gli allievi dell'istituto superiore negli scorsi giorni sono stati ospiti della nostra redazione, per un primo approccio sul campo col mestiere del giornalista

PalermoToday ospita l'intervista di un'alunna della scuola Don Calogero Di Vincenti di Bisacquino allo storico della mafia Dino Paternostro. Nell'ambito di un progetto didattico gli allievi dell'istituto superiore negli scorsi giorni sono stati ospiti della nostra redazione, per un primo approccio sul campo col mestiere del giornalista. Ecco l'articolo scritto dalla studentessa Alessandra Mattias.

"Se avessi potuto conoscere Bernardino Verro cosa avrei voluto chiedergli? Gli avrei chiesto cosa lo avesse spinto nel 1893 ad aderire alla mafia". A parlare è lo storico giornalista Dino Paternostro, memoria storica di Corleone, scrittore ed ex cronista de L'Ora di Palermo che in piazza Nascè, di fronte al busto del sindacalista corleonese, risponde senza alcuna esitazione, come se aspettasse da tempo che qualcuno gli facesse quella domanda. Lo abbiamo incontrato a Corleone durante uno degli appuntamenti previsti dal progetto giornalistico che con gli altri studenti dell'Istituto Don Calogero di Vincenti di Bisacquino stiamo seguendo insieme con la docente Mimma Madonia e la giornalista Margherita Ingoglia.

"In un memoriale del 1893 - prosegue lo scrittore Dino Paternostro -  Bernardino Verro  scrive che per qualche mese è stato affiliato alla mafia di Corleone: ai fratuzzi, come venivano chiamati i componenti dell'associazione mafiosa a quel tempo. Bernardino Verro era stato ingannato da un'organizzazione che gli aveva  promesso protezione, anche se il loro vero obiettivo era quello di  depotenziare il movimento dei fasci,  infiltrandosi all'interno, proprio tramite Bernardino Verro".

Camminiamo per la città di Corleone, mentre proseguiamo con l'intervista sotto la preziosa guida del nostro intervistato, visitiamo i luoghi simbolo: da piazza Falcone e Borsellino, proseguiamo a piazza Nascè fino alla storica Casa del Popolo. "Prima del movimento dei fasci le terre erano di proprietà dei nobili - racconta Paternostro -. I lavoratori non avevano alcun diritto. Erano solo sfruttati.  Solo dopo le teorie marxiste che hanno visto larga diffusione in tutto il mondo si è  allargato il sentimento di giustizia anche tra i lavoratori. La rivolta sociale e la resistenza erano gli unici  mezzi che avevano per ottenere i propri diritti".

Erano giovani orgogliosi e pieni di speranze, coloro che hanno preso parte al movimento dei fasci siciliani. Uomini, certamente, ma non solo: coraggiose e sprezzanti del pericolo, poco note ma protagoniste della Storia siciliana sono state anche  le donne: "Contro le ingiustizie e lo sfruttamento erano le donne - continua il giornalista -, anche se i loro nomi sono spesso insabbiati dalla storia, le donne sono state vere protagoniste. I fasci avevano  previsto anche l'inserimento di una sezione femminile. Una vera rivoluzione".

La crescita economica non era però l'unico obiettivo dei giovani fasci; per loro era necessario fare anche educazione sociale. Fare conoscere e diffondere il senso di giustizia e la rivendicazione dei propri diritti legittimi. "Perché si crei memoria collettiva occorre parlare dei protagonisti positivi che hanno reso una città, come quella di Corleone, una terra di lotte e di dignità civile, come nel caso di Bernardino Verro, leader prestigioso del movimento dei fasci, ucciso dalla mafia con undici colpi di pistola mentre tornava a casa". 

"Occorre parlare dei protagonisti positivi - ribadisce Paternostro - per creare memoria storica. Lo si può fare nelle piazze durante le giornate commemorative, o lo si può fare tramite un articolo, parlando con chi la storia la conosce, senza che sia necessaria alcuna ricorrenza. La lotta parte da una scintilla, a volte da una penna, come stiamo facendo noi, perché la memoria non ha bisogno di un calendario. La memoria è ogni giorno, sempre".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I fasci siciliani e il movimento dei lavoratori, studenti intervistano Dino Paternostro 

PalermoToday è in caricamento