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"Posti di lavoro in cambio di voti", arrestato l'ex deputato Salvino Caputo

Blitz dei carabinieri del comando provinciale: nel mirino l'ex sindaco di Monreale, commissario straordinario del movimento Noi con Salvini durante le elezioni regionali dello scorso novembre. Indagato anche Alessandro Pagano, coordinatore della Sicilia occidentale

Voti in cambio di promesse di posti di lavoro. Blitz dei carabinieri del comando provinciale di Palermo all'alba. Nel mirino è finito anche Salvino Caputo, ex  sindaco di Monreale (in passato deputato parlamentare regionale) e commissario straordinario per i comuni della provincia di Palermo del movimento “Noi con Salvini” durante le elezioni regionali dello scorso 5 novembre. Nei suoi confronti i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale di Termini Imerese su proposta della locale Procura della Repubblica.

Venti gli indagati: i retroscena

Destinatario del provvedimento anche il fratello Mario Caputo, avvocato monrealese, candidato non eletto durante le ultime elezioni dell’Ars, anche lui nelle liste del movimento “Noi con Salvini”. Nel mirino delle forze dell'ordine pure Benito Vercio, 62enne di Termini Imerese, definito dai carabinieri “procacciatore di voti”. "Nel corso delle indagini . spiegano dall'Arma - la Procura della Repubblica avrebbe inoltre dimostrato dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altri benefici insieme ad altre persone indagate".

Nell'inchiesta sarebbe coinvolto anche il neo deputato della Lega eletto in Sicilia, Alessandro Pagano, che è anche coordinatore degli uomini di Salvini in Sicilia occidentale. "Darà il consenso all'utilizzo delle intercettazioni, da coordinatore ha sempre operato in difesa dei principi di legalità e correttezza", fa sapere Pagano tramite le parole del suo legale, l'avvocato Nino Caleca.   

Salvino Caputo nel 2013 era stato costretto a lasciare l'Assemblea regionale siciliana dopo che nei suoi confronti divenne definitiva una condanna ad un anno e cinque mesi per tentato abuso d'ufficio. L'ex deputato di An, secondo quanto stabilito dai giudici, quando era sindaco di Monreale si sarebbe attivato per fare togliere alcune multe, tra cui quella elevata all'allora arcivescovo Salvatore Cassisa. All'Ars fu quindi sancita la sua decadenza: Caputo fu il primo, in Italia, a dover lasciare il proprio scranno in conseguenza della legge Severino. 

"Leggo proprio in queste ore dell'arresto dei due fratelli Caputo - dichiara Francesco Vozza, ex responsabile palermitano della Lega - entrambi purtroppo esponenti di primo piano della Lega palermitana. Senza entrare nel dettaglio della vicenda, mi limito a dire che appena un anno fa venni sostituito proprio da Salvino Caputo alla guida del movimento per volontà di Pagano, che mi scaricò in malo modo sui giornali. La Sicilia non merita questo schifo e come Lega avremmo dovuto - conclude - importare il modello Zaia".

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