"A Termini Imerese l'agonia della politica", Nello Musumeci in una riunione aperta di "Diventerabellissima"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

La buona politica esiste oppure no? La legalità e l'antimafia sono un obiettivo o un pre requisito? L'antimafia è sempre attentibile? Gli elettori sono responsabili di quello che accade in politica? Queste le tematiche della vita pubblica siciliana affrontate da Nello Musumeci nell'aula consiliare di Termini Imerese, nel corso di una riunione aperta del movimento politico Diventerabellissima, tenutasi nel pomeriggio del 20 luglio. La scelta di Termini Imerese come prima tappa degli incontri ai quali parteciperà Musumeci in provincia di Palermo non è stata casuale, bensì un segnale chiaro ed inequivocabile «alle persone di buona volontà» a riprendere il destino della città «con un progetto di sviluppo valido ed alternativo all'amministrazione precedente».

Termini Imerese, lo ricordiamo, è attualmente priva del Sindaco e dell'Amministrazione Comunale, dopo le recenti dimissioni di Totò Burrafato causate da un provvedimento di custodia cautelare emesso a suo carico dai magistrati termitani, per presunto peculato.
Benchè ancora nella fase delle indagini, l'accaduto ha turbato non solo il mondo politico ma tutta la cittadinanza che, come ha detto l'ex consigliere comunale Giuseppe Di Blasi, «ha perso la fiducia e l'amore per se stessa».

Nonostante tutto, le forze politiche locali oggi devono pensare alla ripresa, al futuro, evitando di commettere di errori del passato. E, partendo dalle vicende di Termini Imerese, Nello Musumeci, in un appassionato intervento pubblico ha esposto la sua visione della politica, gli obiettivi del suo Movimento, senza dimenticare di porre l'accento sulle responsabilità del centro destra siciliano (cui appartiene da sempre), senza fare sconti agli elettori «che non solo hanno sbagliato a scegliere, ma che spesso sono stati bene, accondiscendenti, con una parte della politica corrotta».

«A Termini Imerese assistiamo all'agonia della politica. - Esordisce lapidario Musumeci. - Quello che è accaduto al sindaco di questa città, prima di essere un fatto di rilevanza penale, prima di essere la sconfitta del diritto è la sconfitta della politica. Se la politica viene meno alle proprie funzioni, le degenerazioni sono incontrollate. Cosa voglio dire? Che le denunce di peculato prima di arrivare dalla magistratura dovevano arrivare dalla politica. Questa politica pavida, timorosa, compromessa, ricattabile, che scrive lettere anonime e lettere firmate, ha delegato tutto alla Magistratura contabile ed ordinaria. Non vedo più un consiglio comunale dove ci si confronti per arrivare ad una decisione seria e composta. Se la politica ha delegato tutto alla Magistratura, è chiaro che la Magistratura occupa tutti gli spazi. Se politica non è azione, se la politica non è decisione, allora che cos'è? La politica deve decidere altrimenti non è buona politica. Quando sento dire "in giro c'è troppa magistratura" mi arrabbio e dico " non c'è troppa magistratura ma c'è poca politica", che molte volte è diventata una sorta di scorciatoia per compensare le mediocrità quotidiane».

Il Presidente della Commissione Antimafia all'Ars non sminuisce il ruolo della Magistratura, alla quale «è grato per il lavoro svolto», piuttosto indica il comportamento dei politici, che hanno dimenticato che «l'impegno politico è un impegno etico. E l'impegno etico non è disciplinato né dal Codice Civile né dal Codice Penale, ma è il rapporto di lealtà che devi avere sia con chi ti ha votato che con chi non ti ha votato», un pensiero che affonda le radici agli insegnamenti dell'avvocato termitano Seminara «che si è formato in un partito dove scoprivi il valore della militanza, dove apprezzavi il significato della gerarchia, dove imparavi ad affrontare le criticità della vita, a rispettare l'avversario. Partiti che non erano partiti non autoreferenziali».

Un pubblico silenzioso ed attento ha ascoltato dal leader di Diventerabellissima il richiamo alla buona politica, l'appello a diffidare dei professionisti dell'antimafia, ma soprattutto una "lezione" a quegli elettori che troppo spesso hanno scelto con superficialità i propri rappresentanti, dando vita ad un ceto politico malsano. È quello il vero cancro della politica, scegliere persone sbagliate o peggio ancora non andare a votare. «A Termini Imerese - ha detto - è la politica che ha perso, non ha perso soltanto il Partito Democratico, non ha perso Lumia, non ha perso Crocetta, ha perso la politica. Perchè quando la politica finisce per delegare ad altri poteri compiti e competenze che sono propri, accade quello che è accaduto». Senza scendere nel merito della vicenda Burrafato, che è attualmente al vaglio della Magistratura, Musumeci ha ribadito più volte quanto sia indispensabile l'applicazione di una morale nella politica a tutti i livelli, che non è utopia, anzi al contrario può essere concretizzata scegliendo e votando persone «pulite».

Sostenendo che le eventuali irregolarità riscontrate nella cittadina di Stenio dovevano essere contestate dalla politica locale, da coloro che siedeno tra i banchi del Consiglio Comunale, prima ancora che dalla Magistratura, aggiunge:«La vicenda vissuta in questa città non ha precedenti in 70 anni di vita democratica, e questo deve farci riflettere. Non vogliamo che vengano fatte pagelle per noi e non vogliamo farle per gli altri. Avverto lo scrupolo di non dovermi addentrare su terreni che possono diventare insidiosi. Mi hanno insegnato a distinguere il ruolo istituzionale da quello politico. Avverto il dovere il dovere e la responsabilità di non confondere le due cose. In questa circostanza la sconfitta della politica è il primo dato che emerge. Un sindaco che godeva del patrocinio di un altro monumento della legalità è scivolato sullo stesso terreno su cui sono scivolati altri avversari politici. Ne prendiamo atto. Ci auguriamo che il sindaco, come cittadino e per la propria dignità, possa dimostrare la propria estraneità ai fatti. Siamo tutti grati alla Magistratura per quello che fa, ma il ricorso ai magistrati deve essere l'ultimo ricorso dopo che la politica le ha provate tutte. Perchè la politica con la P maiuscola è quella che decide e non delega agli altri le sue funzioni».

E sul ruolo dell'antimafia siciliana, non usa mezzi termini:«Attenti agli integralisti dell'antimafia, hanno sempre qualcosa da nascondere ed è per questo che puntano il dito contro gli altri. Io ho paura della gente che fa dell'antimafia una sorta di passaporto per le dinamiche della vita. Ho paura di coloro che vedono ovunque mafia. E dovete averne paura anche voi. Perchè se tutto è mafia, niente è mafia. Non dimenticatelo mai. Noi abbiamo costruito in Sicilia alcuni mostri, saranno 4 o 5 in tutto e li abbiamo collocati sull'altare dell'antimafia ed è la peggiore antimafia, perchè è l'antimafia dei confidenti, di chi si nutre delle paure degli altri, di chi pensa di dare pagelle, antimafia parlaia, che determina e suggerisce, qualche volta condiziona perfino i provvedimenti di scorta e di tutela, ammanigliata in alcuni particolari uffici, l'antimafia peggiore, la più sporca, la meno credibile.Ed alcuni fatti di cronaca lo hanno dimostrato».
Per Musumeci la legalità e la lotta alla mafia non sono degli obiettivi da inserire nei programmi elettorali ma il requisito essenziale di chi decide di spendersi in politica, di chi si accinge a governare un popolo. «Chi governa un popolo deve già mettere in conto la propria predisposizione ad essere un fedele osservatore delle norme legali. C'è un altro spazio sul quale la politica deve intervenire ed è la zona dove non ci sono regole scritte, dove si incontrano il malaffare, il burocrate ed il politico che cerca la scorciatoia».

A monte però c'è la scelta degli elettori, che hanno il dovere di votare persone pulite. «Quando dicono "non vado a votare, sono tutti uguali", mi chiedo hanno dimenticato che noi arriviamo dopo? Che noi siamo il risultato e non la causa? Una società civile onesta esprime un ceto politico onesto. È la prima regola della democrazia. I cittadini vanno a votare ed esprimono il ceto politico. Si può sbagliare, ma quante volte? La verità è che una parte della società civile stava bene con una parte della politica malata. E quando le vacche da grasse sono dimentare magre, allora siamo diventati tutti cornuti!». Per contro la politica ha il dovere di recuperare il rapporto con l'elettorato, di confrontarsi in modo diretto, scendendo il piazza e «non nascondendosi dietro ai tweet o ai post su Facebook, perchè la piazza è un grande contenitore di emozioni». Dello stesso avviso Giuseppe Di Blasi, già consigliere comunale a Termini Imerese, che nel suo intervento introduttivo aveva parlato della necessità di ristabilire il rapporto diretto con gli elettori, scendendo in piazza. «Tante cose si sono dette e si sono scritte sui social. Sembra che un mi piace abbia sostituito il contatto umano. - Dice Di Blasi. - Nessuno nessuno va in piazza a parlare alla gente. Questo è un male della politica, che invece deve essere sempre confronto e dialogo».

Facendo autocritica aggiunge:«E l'errore più grosso del centro destra è la mancanza di dialogo e di confronto, la voglia di imporre senza confrontarsi su come amministrare i nostri comprensori e le nostre città con moralità. Se oggi abbiamo questa situazione a Termini Imerese, il centro destra deve caricarsi di un 5% di responsabilità, perchè non si è riusciti a creare il presupposto per controbattere quel modo di fare politica. Oggi ognuno si deve assumere la propria responsabilità, sia chi è al governo che chi è all'opposizione, per non aver saputo fronteggiare quell'amministrazione comunale. - E conclude - Il cittadino fa delle scelte e rimpiange sempre quello che ha fatto. È il momento di riflettere di più prima di fare delle scelte, e di fare in modo che gli errori non si perpetuino».

L'incontro di Diventerabellissima, moderato da Fabio Lo Bono, al quale sono intervenuti anche gli avvocati termitani Ficarra e Sansone, è il primo della provincia di Palermo. Il coordinamento provinciale, guidato da Alessandro Aricò, ha predisposto un fitto calendario per le prossime settimane. L'obiettivo, come ha sottolineato lo stesso Musumeci, è quello di accrescere il sostegno al Movimento, che attualmente conta 3 mila iscritti e 168 consiglieri comunali, e che si prefigge di andare alla guida della Sicilia, con un programma valido ed alternativo alla sinistra, in grado di «tirare questa terra fuori dal tunnel dove si trova».

Torna su
PalermoToday è in caricamento