La vicepresidente vicaria del Consiglio Nadia Spallitta
Politica

Tari, Spallitta: "Palermitano pagheranno meno, ma la città resta sporca"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Il Consiglio comunale si appresta ad approvare le tariffe relative alla tassa sui rifiuti, ovvero la Tari 2015. Si tratta di una tassa con la quale si copre, del tutto o parzialmente, il costo del servizio di igiene ambientale. Nell’anno 2014 la Tari accertata è stata pari a quasi 132 milioni di euro, somma di gran lunga superiore sia al costo del contratto di servizio stipulato con la Rap (pari a 106 milioni di euro più Iva) che al costo stimato per il 2014, pari a circa 128 milioni di euro. Sostanzialmente l’Amministrazione ha incassato più di quanto avrebbe potuto, dato che non potrebbe chiedere come Tari somme superiori rispetto al costo della raccolta dei rifiuti.

Per questo motivo, con la nuova proposta, si prevede un parziale ridimensionamento della tariffa, rapportata al costo del servizio stimato per il 2015 in 122 milioni di euro. Questo valore tiene conto anche della società “Palermo Ambiente”, il cui costo ammonta a circa 4 milioni di euro e la cui attività, invece, non dovrebbe rappresentare uno degli elementi oggetto di una possibile tassazione. Il parziale abbattimento delle tariffe è legato a un indice che l’Amministrazione ha fissato al 4% che, una volta applicato, consentirebbe una riduzione del 5-6% delle tariffe in relazione alle diverse categorie. Questo coefficiente, in realtà, potrebbe essere ulteriormente aumentato per consentire un ulteriore ridimensionamento della pressione fiscale, anche alla luce della effettiva situazione di disservizio in cui versa la città.

Una delle principali questioni è quella relativa al piano industriale della Rap, analizzando il quale non è ben chiaro quale sia l’effettivo progetto di sviluppo e di investimenti della società. Emerge invece che, allo stato attuale, la raccolta differenziata su una base di 350 mila tonnellate di rifiuti è ferma a 25 mila tonnellate (circa il 7%, a fronte di una percentuale dovuta di almeno il 45% e la cui mancata attuazione determina un'onerosa sanzione europea a carico del Comune). In altre parole si continuano a produrre rifiuti senza le virtuose ed economicamente vantaggiose attività di differenziazione, riciclaggio e recupero. Inoltre, inverosimilmente, la raccolta differenziata che implica un’entrata di poco più di 500 mila euro (e che riguarda attualmente solo 130 mila abitanti del capoluogo) costa alla Rap moltissimo: circa 12 milioni di euro.

L’altra criticità riguarda la riduzione dei costi che appaiono effettivamente esorbitanti rispetto alla qualità del servizio reso alla città. Infatti le spese della Rap oggetto di Tari ammontano a circa 58 milioni per i costi di gestioni e 45 milioni circa di costi amministrativi e generali, mentre invece potrebbero essere utilizzate le entrate derivanti dall’utilizzo della discarica di Bellolampo (2-3 milioni circa) o le entrate derivanti dall’incremento della differenziata (laddove attuata di circa 6 milioni) o da servizi resi a terzi per abbattere le tariffe e non fare gravare la gestione aziendale sui cittadini. Non è ben chiaro come mai il parco mezzi, sistematicamente rinnovato, sia costantemente oggetto di guasti che determinano la sospensione delle attività di raccolta. Anche da questo punto di vista il piano industriale risulta lacunoso.

Tra l’altro il regolamento sulle agevolazioni ed esenzioni è stato fallimentare. E infatti, in tutta Palermo, solo un paio di persone, per un totale di 1.700 euro in un anno, hanno goduto della riduzione per la raccolta differenziata. Ciò è stato determinato dal fatto che, a due anni dall’approvazione delle riduzioni, non sono state istituite le “isole ecologiche” presso le quali effettuare la misurazione della raccolta differenziata. Secondo i dirigenti della Rap la responsabilità della mancata istituzione sarebbe dovuta al fatto che l’assessore all’Urbanistica non avrebbe ancora, inverosimilmente, individuato le sedi dove localizzare le “isole ecologiche”, provocando un danno all’intera collettività dal momento che non risulta incentivata la raccolta differenziata. Inoltre anche le altre voci di riduzione e agevolazione sono assolutamente irrisorie e addirittura nel 2015 sono inferiori, per un complessivo importo di circa 500 mila euro (con una media di poco più di un euro di riduzione a contribuente).

Ritengo che la delibera possa essere migliorata, incrementando il coefficiente di abbattimento e riducendo la pressione fiscale (ovvero il “coefficiente di recupero di produttività”, portandolo per esempio da 4 a 6), escludendo dalla tariffazione il costo di “Palermo Ambiente” e imponendo alla Rap un piano industriale reale che in primo luogo sviluppi la raccolta differenziata, il riciclo e il recupero. Ovviamente bisogna riportare il servizio alla normalità perché non è pensabile che Palermo continui a essere sporca, abbandonata e degradata, anche alla luce degli investimenti milionari effettuati per la nuova società, che sulla base di ciò avrebbe dovuto fare tesoro di questa ricchezza economica che le è stata conferita e garantire un servizio eccellente.

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