Il taglio dei parlamentari è legge, Ferrante: "Sicilia penalizzata"

Approvato il disegno di legge costituzionale che riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. Diminuisce il numero di deputati e senatori eletti nell'Isola. Ferrante (Pd): "Si limita il diritto di partecipazione delle minoranze e il legame, già labile, tra eletti ed elettori"

Ok definitivo della Camera al taglio dei parlamentari. Il disegno di legge costituzionale che riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200 è stato definitivamente approvato a Montecitorio con 553 voti a favore, 14 contrari e due astenuti. Dal momento che è un disegno di legge costituzionale, era richiesta la maggioranza assoluta dei componenti dell'Assemblea, pari a 316 voti.

"Approvato dal Parlamento il ddl costituzionale per ridurre il numero dei parlamentari - ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Giuseppe Conte -. Una riforma che incide sui costi della politica e rende più efficiente il funzionamento delle Camere. Un passo concreto per riformare le nostre Istituzioni. Per l'Italia è una giornata storica". 

E di "riforma storica, una grandissima vittoria per i cittadini italiani", ha parlato anche il ministro pentastellato Luigi Di Maio.

Con la "cura dimagrante" in Parlamento, la Sicilia eleggerà 15 deputati nel collegio 1 e non più 25 e 17 nel collegio 2 mentre prima erano 27.  Per il Senato invece in Sicilia gli eletti saranno 16 contro i 25 attuali.

Via libera al taglio dei parlamentari, saranno 345 in meno | VIDEO

"La norma costituzionale che introduce la mera riduzione dei parlamentari, in assenza di una visione più ampia, penalizza fortemente la Sicilia in termini di rappresentanza oltre a limitare il diritto di partecipazione delle minoranze e il legame, già labile, tra eletti ed elettori". Commenta Antonio Ferrante tra i promotori della mozione "Ricominciamo dalla Sicilia" in vista del prossimo congresso regionale siciliano.

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"Ci facciamo interpreti - continua Ferrante - della preoccupazione dei nostri elettori siciliani, e non solo, nei confronti di un provvedimento che affronta con superficialità temi fondanti della nostra democrazia, riducendoli a semplice questione economica, peraltro di lieve entità. E non ci accontentiamo delle promesse di correttivi. Chiediamo, sin da subito, che il Pd esprima la propria visione attraverso proposte concrete e, soprattutto, con una tempistica certa. D'altro canto - conclude Ferrante - se già si parla di correttivi prima ancora che la norma venga votata, è chiaro a tutti che ci sono storture. Fatto che rende ancora più incomprensibile l'ostinazione ad andare fino in fondo".

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