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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Politica

Visita del sottosegretario Scalfarotto in Prefettura: "Le bellezza della Sicilia non sia offuscata dalla mafia"

Il senatore ha incontrato il prefetto Giuseppe Forlani e ha ribadito: "Le fragilità sociali culturali ed economiche che a tratti caratterizzano questo luogo devono ricevere attenzione e cura da parte delle istituzioni"

"La Sicilia rappresenta un unicum nel panorama italiano in termini di storia, arte e bellezza e tutto questo non può e non deve rimanere offuscato dalla protagonismo sul territorio della criminalità organizzata". Lo ha detto il sottosegretario all'Interno, Ivan Scalfarotto, nel corso di una visita istituzionale in prefettura. "Le fragilità sociali culturali ed economiche che a tratti caratterizzano questo luogo - ha sottolineato - devono ricevere attenzione e cura da parte delle istituzioni centrali e periferiche perché la legalità, il vincolo di appartenenza allo Stato democratico, la crescita e lo sviluppo economico e sociale possano diventare protagonisti assoluti di questa terra meravigliosa".

Scalfarotto si è detto "Felice di aver incontrato l'autorità prefettizia di una città importante come Palermo, la cui storia si è così spesso intrecciata con i destini della nostra Repubblica. La figura del prefetto rappresenta le istituzioni dello Stato sul territorio ed è quella a cui come cittadini possiamo più facilmente, per prossimità, affidarci al fine di ribadire la prevalenza della democrazia e dello Stato di diritto sulla criminalità organizzata. Ecco perché sono contento di aver incontrato il prefetto Giuseppe Forlani, e di averlo incontrato come cittadino prima ancora che come rappresentante delle istituzioni".

La presenza di Scalfarotto in città ha avuto però uno strascico polemico. Il senatore ieri ha partecipato alla presentazione del libro "Il delitto di Giarre. 1980: un caso insoluto e le battaglie del movimento LGBT+ in Italia", che si è tenuta a Palazzo delle Aquile. Proprio davanti al portone della sede del Comune però si sono trovati gli attivisti del Palermo Pride che hanno protestato contro l'affossamento in Parlamento del ddl Zan.  

"Come uomo politico - la replica di Scalfarotto affidata a un post su Facebook -  so bene che tutte le mie decisioni sono oggetto di scrutinio e di possibili contestazioni, naturalmente del tutto legittime. E tuttavia mi pare necessario sgombrare il campo dal sottotesto di questa manifestazione e di numerosi messaggi che ho ricevuto in questi giorni, e cioè che il fatto di essere io stesso omosessuale debba vincolarmi in qualche modo a una unicità di pensiero, o a una fedeltà obbligatoria alla linea politica del mondo associativo. Vorrei chiarire ora e per sempre che il fatto che io sia gay, insomma, non mi impedisce di pensarla diversamente dal Palermo Pride o da altre associazioni Lgbt e di rivendicare con piena convinzione la fondatezza delle mie opinioni. L’idea che la battaglia delle persone Lgbt in Italia debba risolversi in grandi battaglie di principio che sfociano sistematicamente nel nulla mi pare del tutto fallimentare.Credo pertanto - prosegue Scalfarotto - che la gestione del cosiddetto disegno di legge Zan sia stata frutto di un’imperdonabile incompetenza o di un incredibile cinismo. In una situazione come quella del Senato, completamente diversa quanto ai numeri rispetto a quella della Camera, essere rifuggiti da ogni compromesso ci lascia oggi senza alcuna tutela giuridica contro l’omotransfobia. Aver assunto cocciutamente l’azzardo di una conta dall’esito che era facilissimo prevedere è stata un’operazione che - sulla pelle di chi doveva essere tutelato e non lo sarà, ora e nel prevedibile futuro - si è guadagnata il consenso tanto delle associazioni Lgbt (contente loro del nulla che si è ottenuto: chi si contenta, dice il proverbio, gode) che della Conferenza Episcopale Italiana e di tutto il mondo che quella legge non voleva vedesse la luce.  Il Palermo Pride è libero di pensarla come vuole ma spero la medesima libertà di opinione sia concessa a me, che da parlamentare rappresento la Nazione e non le associazioni rappresentative della minoranza cui appartengo". 

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