Martedì, 22 Giugno 2021
Politica

Consorzi e aree metropolitane, viaggio nella Sicilia post province

Le aree metropolitane saranno quelle di Palermo, Catania e Messina. Le scuole andranno ai Comuni, le strade alla Regione. Ferrandelli (Pd): "Nessun taglio dei dipendenti. Primo segnale di cambiamento". L'altra novità è la doppia preferenza di genere

Dodici o tredici consorzi di Comuni e tre città metropolitane. Con la riforma delle Province la Sicilia volta pagina. I vecchi enti verranno sostituiti da liberi consorzi di Comuni: ai nove che ricalcherebbero le attuali province potrebbero aggiungersi quelli delle zone dei Nebrodi e dei Peloritani, uno nell'area di Marsala e uno nel Calatino. Oltre alle città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, che resterebbero al di fuori dai consorzi.

I vertici dei nuovi enti non riceveranno alcuna indennità e saranno scelti dai rappresentanti dei Comuni che fanno parte dei consorzi. "Un risparmio immediato di circa 13 milioni di euro soltanto di indennità di Consigli, giunte e presidenti provinciali", spiega a PalermoToday Fabrizio Ferrandelli, deputato regionale del Pd. Secondo quanto affermato dal governatore Crocetta, a pieno regime la riforma consentirebbe un risparmio di circa 100 milioni di euro l'anno.  

In attesa che venga varata la legge che disciplinerà i liberi consorzi entro il 31 dicembre, i consigli provinciali in scadenza di mandato verranno commissariati dalla Regione. Personale e competenze attualmente in carico alle Province dovranno essere distribuiti tra i Comuni e la Regione. Le strade ad esempio potrebbero andare alla Regione, mentre le scuole ai comuni. "Ma non sono previsti tagli per i dipendenti delle Province - assicura Ferrandelli - e nell'immediato tutto rimane com'era. Una volta che sarà approvato il ddl che ripartisce le competenze dei vecchi enti, il personale sarà riassegnato ai Comuni o alla Regione. Stesso discorso per il personale delle partecipate provinciali che verranno abolite, che sarà riassorbito all'interno delle altre società". A chi contesta che si tratta di un provvedimento che non porterà benefici, Ferrandelli risponde: "E' un primo segnale di cambiamento che risponde alle esigenze che provengono dal territorio. Riduzione dei costi e semplificazione non sono roba di poco conto".

DOPPIA PREFERENZA DI GENERE. Intanto all'Ars è stato fatto un passo in avanti anche per l’approvazione del disegno di legge che introduce la doppia preferenza di genere nelle elezioni amministrative nell'Isola. Una norma "che porrebbe la Sicilia all’avanguardia sul terreno delle pari opportunità", dicono Mariella Maggio, Antonella Milazzo, Marika Cirone e Concetta Raia, parlamentari regionali del Pd, che oggi hanno partecipato ai lavori della commissione Affari istituzionali dell’Ars dove si è discusso il ddl sulla rappresentanza di genere. Il testo prevede che alle elezioni amministrative si possano dare due preferenze per i consiglieri comunali, purché siano di un uomo e una donna. Se l’elettore dovesse esprimere entrambe le preferenze per candidati dello stesso sesso, la seconda preferenza verrebbe annullata.

“La commissione – dicono le parlamentari del Pd - è al lavoro per unificare i disegni di legge già presentati sullo stesso tema, lunedì il testo sarà pronto e si esamineranno gli emendamenti. La commissione chiederà dunque al presidente dell’Ars Ardizzone di prevedere una finestra legislativa, già a metà della prossima settimana, per poter discutere e approvare questo ddl in tempo utile perché possa entrare in vigore alle elezioni amministrative di maggio”. Provvedimento condiviso anche dall'opposizione: “Riteniamo che la  garanzia della rappresentanza di genere, stabilita con questo nuovo sistema elettorale che prevedrà la doppia preferenza in scheda, sia un ulteriore stimolo alla partecipazione democratica. Ciò renderà più facile l’elezione delle donne, già obbligatoriamente in lista”, hanno dichiarato il vicecapogruppo del Pdl, Marco Falcone, e il deputato Vincenzo Vinciullo.

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