Nuovo stop per ex Province e Liberi consorzi: il Cdm impugna la riforma

Il testo approvato dall'Ars è, secondo il Consiglio dei ministri, in contrasto con la legge Delrio. "In caso di approvazione di una nuova normativa che vada nel senso dei rilievi contenuti nell’impugnazione - precisa Palazzo Chigi - il Governo si impegna a valutare l’opportunità di ritirare il ricorso"

Foto archivio

Continua il braccio di ferro tra governo regionale e nazionale sulla legge di riforma delle Province, approvata nei mesi scorsi dall'Ars. Come previsto, il Consiglio dei ministri ha deliberato l'impugnativa del ddl contente le "Disposizioni in materia di liberi Consorzi comunali e Città metropolitane".

In una nota, Palazzo Chigi spiega che "Il Consiglio dei ministri prendendo atto della lettera del presidente della Regione siciliana con la quale si impegna ad apportare alcune modifiche alla legge regionale 15/2015, ha deliberato l’impugnativa della suddetta legge in quanto, sul piano strettamente tecnico, talune disposizioni sono in contrasto con la legge 56/2014 (Legge Delrio), quale legge di grande riforma economica e sociale. In caso di approvazione di una nuova normativa da parte dell’Assemblea regionale siciliana, che vada nel senso dei rilievi contenuti nell’impugnazione, il Governo si impegna a valutare l’opportunità di ritirare il ricorso".

Si tratta in realtà di un passaggio atteso. Da settimane infatti è in corso un botta e risposta tra Palermo e Roma in merito ai correttivi chiesti dal governo centrale. Le modifiche principali riguardano l’introduzione del "voto ponderato" e la modifica degli organi. L'assessore all'Autonomie locali Giovanni Pistorio aveva definito "inevitabile" l'impugnativa, aprendo a modifiche, ma annunciando anche l'intenzione di resistere su alcune questioni. Nonostante ciò la scorsa settimana la Regione aveva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale i decreti di indizione dell'elezione dei presidenti dei Liberi consorzi.

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"L'impugnativa non è più una minaccia, ma una realtà. Il Consiglio dei ministri ha fatto scattare la mannaia sulla legge regionale". Senza lo stop a questa legge "si sarebbe aggravato, senza ombra di dubbio, lo stato di calamità istituzionale in cui versa la nostra Regione che va di pari passo al disastro di una gestione affaristica di acqua e rifiuti". Lo afferma l'Anci Sicilia. "La decisione del Consiglio dei ministri  - precisa - arriva a due mesi di distanza dall'invio di una lettera dell'Associazione dei comuni siciliani indirizzata al premier, al ministro Angelino Alfano e al presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone, sostenendo l'incongruenza della riforma siciliana con quanto disposto su scala nazionale dalla riforma Delrio".

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