Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Politica

Rifiuti nucleari nelle Madonie, da Petralia Soprana il "No" del Consiglio comunale

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Il Consiglio comunale di Petralia Soprana ha detto "No" al deposito di scorie nucleari nelle Madonie. Il consesso, convocato in videoconferenza dal presidente Leo Agnello, ha approvato all'unanimità il documento unico, condiviso da tutti comuni del territorio, con il quale si chiede al Governo nazionale di eliminare dalla Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee il sito di Vicaretto compreso nel territorio dei comuni di Castellana Sicula e di Petralia Sottana.

Tra le motivazioni "il fatto che questa area viene classificata come Area C, ovvero area in zona sismica 2, che, nella scala di valori predisposta per identificare le aree idonee, risulta essere quella a maggior rischio e quindi rientra nella fascia di quelle meno indicate ad ospitare il deposito nazionale, ed anche che l’Area di Vicaretto risulta collocata a pochi chilometri (meno di 17) dal Parco regionale delle Madonie e negli ultimi anni ha visto nascere e svilupparsi nuove imprese agricole che hanno orientato le loro produzioni al biologico, innovando e sperimentando, tra l’altro, nella coltivazione di erbe officinali e di altre colture ad alto valore aggiunto alternative alla coltivazione estensiva del grano"

Il documento approvato dal gruppo consiliare “Continuare Insieme” e “Noi con Voi” sarà inviato dal presidente del Consiglio agli organi di governo regionali e nazionali ed alle deputazioni regionali e nazionali elette nei collegi nei quali rientra l’area ritenuta idonea. Il Consiglio comunale ha quindi dato mandato al sindaco di raccordarsi con le strutture tecniche della SO.SVI.MA. Spa e del GAL ISC Madonie per predisporre le osservazioni da inviare alla Sogin, società che si occupa dello smaltimento dei rifiuti delle vecchie centrali nucleari, entro i 60 giorni dell’avvio della consultazione pubblica e quindi entro il 6 marzo prossimo e di dare vita al coordinamento che avrà il compito di programmare e coordinare ogni azione che sarà ritenuta necessaria ed utile per scongiurare questa scelta incomprensibile. "Non è pensabile – è scritto nel documento - azzerare, con una pianificazione nazionale e senza che vi sia stato alcun confronto con le istituzioni e le comunità locali, decenni di impegno e di duro lavoro sul fronte della sostenibilità ambientale e della coesione sociale che hanno proiettato le Madonie nel panorama nazionale ed internazionale; non è pensabile cancellare le valenze ambientali stratificatesi e custodite attivamente in secoli di storia né tantomeno il valore di un brand Madonie che - come rappresentato nelle premesse - nel 2005 è stato stimato in oltre 2 miliardi di euro e si è collocato 4 al livello nazionale e che in questi anni è ulteriormente cresciuto. Come istituzioni democraticamente elette, non possiamo accettare scelte calate dall’alto peraltro su argomenti così complessi e delicati che impegnano i territori per decenni: un deposito di tipo superficiale dovrà mantenere la propria attività almeno per 50 anni e, come evidenziato, potrà accogliere anche 'l’immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato provenienti dalla pregressa gestione di impianti nucleari'. Affermiamo senza possibilità di smentita che nessuna verifica speditiva è stata svolta negli anni sul territorio con sopralluoghi sul campo, come espressamente previsto dal terzo stepp delle linee guida della Cnapi".

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