Marcia indietro del governo sul trasferimento di 150 dipendenti alle dighe

E' quanto è stato confermato in un incontro al quale hanno partecipato tra gli altri  i sindacati autonomi Cobas-Codir, Sadirs, Siad e l’Ugl e l’assessore regionale alla Funzione pubblica, Bernadette Grasso

Marcia indietro del governo sul trasferimento di 150 dipendenti alle dighe. È quanto è stato confermato oggi in un incontro al quale hanno partecipato tra gli altri  i sindacati autonomi Cobas-Codir, Sadirs, Siad e l’Ugl e l’assessore regionale alla Funzione pubblica, Bernadette Grasso. Si va dunque verso una soluzione condivisa tra il governo e i sindacati maggioritari sul tema della mobilità, che nei giorni scorsi era stato utilizzato "come una clava contro i lavoratori - spiegano i sindacati -, in assenza di criteri compatibili con le norme e con il buon senso". Gli autonomi hanno proposto di andare avanti preliminarmente con la mobilità volontaria incentivata, procedendo con l’assegnazione alle dighe di lavoratori già specializzati nel settore provenienti dall’Eas, dai Consorzi di bonifica e dall’Esa, iter questo che è già possibile in base alle normative e al contratto di lavoro vigenti. 

Gli autonomi, che  rappresentano oltre il 70% del comparto, ricordano che "da anni avevano chiesto l’istituzione di un tavolo tecnico specifico per il personale delle dighe per affrontare sia il tema della carenza del  personale, sia delle mansioni, sia della sicurezza nei luoghi di lavoro, ma su questi temi non c’era stata, sino ad oggi, l’adesione dell’amministrazione regionale. Adesso finalmente, anche con una diversa attenzione dell’assessore Grasso, si mette mano a quanto da noi rivendicato da tempo". 

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All’ordine del giorno oggi c’era anche l’incontro con il dipartimento regionale Ambiente, visto che nei giorni scorsi avevano prodotto una significativa richiesta di personale, che ha però disertato il tavolo di confronto.

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