L'appello di Maria Falcone al governo: "Tuteli chi lavora per la legalità"

Lo stop alle leggi di spesa per mancanza di fondi preoccupa la sorella del giudice ucciso nella strage di Capaci del 1992 e presidente dell'omonima fondazione: "Si protegga chi rappresenta un argine al degrado culturale e sociale"

Maria Falcone

"L’esigenza di rispettare i vincoli di bilancio comporta certamente scelte difficili, ma sarebbe un grave errore colpire le realtà che nella nostra società portano avanti attività a difesa della cultura, dell’educazione delle giovani generazioni, della tutela dei diritti e del progresso sociale: parlo dei teatri, delle associazioni e delle fondazioni antimafia, dei centri contro la violenza sulle donne. Soggetti che lavorano quotidianamente, ciascuno nel suo ambito, per diffondere il sapere e i valori della legalità e della democrazia e che si battono per la tutela dei diritti e contro l’anti-cultura mafiosa”. Lo dice Maria Falcone tornando sulla vicenda dello stralcio dal Collegato delle norme che prevedevano finanziamenti a enti e associazioni impegnati sul fronte della cultura e del sociale. 

Maria Falcone rivolge un appello al governo regionale e a tutte le forze politiche rappresentate all’Ars "perché si tuteli la sopravvivenza di chi rappresenta un argine al degrado culturale e sociale”.

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Per la sorella del giudice ucciso dalla mafia nel 1992 "La Sicilia non è certamente più quella di vent’anni fa, è vero, ma la cronaca, anche quella più recente, ci dice che Cosa nostra è ancora presente e continua a condizionare l’economia, la cultura e la vita sociale della nostra terra. E’ recentissima l’inchiesta che ha svelato che la mafia arriva a controllare il personale delle discoteche, luoghi tradizionalmente frequentati dai ragazzi: segno della capacità di pervasione del tessuto economico e sociale che i clan mantengono. L’antimafia non ha bisogno di vuota retorica, ma di impegno quotidiano, costante, in mezzo alla gente, nelle aule scolastiche, nei luoghi di aggregazione a fianco di chi non accetta la prepotenza mafiosa".
 

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