Sabato, 25 Settembre 2021
Politica

Regione, cambio in Giunta: entrano Zambuto e Scilla ma è polemica per l'assenza di donne

Si tratta in realtà di un avvicendamento tra esponenti di Forza Italia: Marco Zambuto sostituisce Bernadette Grasso alla Funzione Pubblica, Toni Scilla prende il posto di Edy Bandiera all'Agricoltura. Adesso Musumeci ha con sè solo assessori uomini. Il Pd: "Destre inadeguate e maschiliste"

Era stato annunciato ed è arrivato. Il presidente della Regione Nello Musumeci ha varato un mini "rimpasto" della sua squadra di governo. Si tratta in realtà di un avvicendamento tra esponenti di Forza Italia: Marco Zambuto sostituisce Bernadette Grasso alla Funzione Pubblica e alle Autonoma locali; invece Toni Scilla prende il posto di Edy Bandiera all'Agricoltura.

Gli azzurri così danno più rappresentanza a due territori: Trapani con Scilla e Agrigento con Zambuto. La necessità di un cambio della guardia, formalizzata con le nomine, era stata evidenziata da Miccichè - nella veste di coordinatore siciliano di Forza Italia - al governatore Musumeci che ha accolto le richiesta.

Felice delle nuove nomine Gabriella Giammanco, portavoce di Forza Italia in Sicilia e vicepresidente del gruppo azzurro in Senato. L'azzurra definisce Scilla "un operoso dirigente di Forza Italia, profondo conoscitore del settore per cui non poteva essergli affidato ruolo migliore. Attuale presidente di Agripesca Sicilia, Scilla si occupa di tematiche relative ad agricoltura e pesca praticamente da sempre per cui sono sicura che saprà svolgere l’importante e prestigioso incarico nel migliore dei modi".

Con l'uscita di scena di Bernadette Grasso, che è diventata coordinatore di Forza Italia a Messina, Musumeci ha così una squadra di soli uomini. "Dettaglio" che non è passato inosservato. A puntare il dito sull'assenza di donen in Giunta è Aurora Ferreri, componente della Direzione regionale del Pd. "Che durante una pandemia, con la Sicilia che affonda, il presidente Musumeci si occupi di rimpasti e poltrone è già un fatto grave - dice - al quale si aggiunge la totale eliminazione della rappresentanza femminile all'interno del proprio governo. Non si tratta di mere quote rosa, ma di totale mancanza di rispetto nei confronti delle competenze politiche e professionali delle donne, al di là di ogni ulteriore differenziazione. Proprio per questo mi aspetto una condanna unanime, anche da parte delle donne del centrodestra. Prendiamo atto - aggiunge Ferreri - dell'ennesimo gesto di ipocrisia del centrodestra che insieme a noi ha approvato trionfalmente la legge regionale che vuole un terzo delle donne in Giunta. La legge entrerà in vigore dalla prossima legislatura ma Musumeci e la sua maggioranza ci hanno già dato prova del fatto che non intendano rispettarla, motivo in più per mandare a casa queste destre inadeguate e maschiliste".

Di "oltraggio che il governo Musumeci sta perpetrando ai danni del contributo delle donne alla politica regionale, costantemente marginalizzato" parla Milena Gentile, responsabile del Dipartimento pari opportunità e politiche di genere della segreteria regionale del Partito Democratico.  Secondo Gentile " Rimuovere l’unica assessore donna in favore dell’ennesimo uomo va oltre ogni limite di decenza. Se poi pensiamo che nel mio ruolo di presidente di Emily Palermo insieme ad altre associazioni femminili da anni portiamo avanti contro un muro di gomma la battaglia per l'approvazione della doppia preferenza di genere nella legge elettorale per l'Ars, si consolida l'immagine di una regione-Cenerentola rimasta l'ultima in Italia a prevedere la preferenza unica. Il gruppo Pd all'Ars aveva proposto il 50% di donne, tuttavia si è riusciti recentemente ad approvare che ogni genere sia rappresentato in misura non inferiore a un terzo dei componenti della giunta regionale. Oggi, a dispetto di ogni norma, si concretizza lo zero assoluto di donne in Giunta.  Questa enorme ipocrisia è semplicemente vergognosa".

Anche la Cgil non risparmia critiche a Musumeci.  "Dopo non avere fatto niente per promuovere l’occupazione femminile e per un welfare che rispondesse ai bisogni e garantisse i diritti di cittadinanza delle donne - tuona Mimma Argurio, segretario regionale Cgil - vara una Giunta regionale tutta al  maschile. Un atto becero che segnerebbe la conferma di un esecutivo per il quale la parità di genere e i diritti delle donne vengono all’ultimo posto e sono perloppiù solo vuoti titoli. Ci sono atti - aggiunge Argurio - che sono più che simboli: una Giunta regionale che già contava una sola donna, senza rappresentanza femminile  potrà solo esacerbare il suo tratto maschilista, impedendo ancora una volta alle donne di dare il loro contributo alla ripresa della Sicilia e di potere  dispiegare le loro potenzialità affermando i diritti di tutte le donne".  

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