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Regione, Luca Bianchi si dimette: “Mi fermo, torno a fare il mio lavoro”

L’assessore all’Economia lascia la Giunta, decisivo lo stop dell’Ars al ddl “Salva imprese”. “Non me ne vado per altri incarichi, non cerco paracaduti. Da tempo si è fermi in un pantano. Il Pd mi ha appoggiato a intermittenza”

Luca Bianchi

Bianchi getta la spugna. L’assessore regionale all’Economia si è dimesso. Lo ha annunciato nel corso di una conferenza stampa convocata insieme al presidente della Regione Crocetta. Il ddl “Salva imprese”, affossato all’Ars, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.  

SENZA PARACADUTE - “Mi fermo qui – ha spiegato Bianchi – perché nessuno è indispensabile. Non voglio e non posso permettere che la mia uscita da questa esperienza possa essere legata da un biglietto staccato per qualche altra destinazione. Non me ne vado per altri incarichi, non cerco paracaduti e me ne torno a fare il lavoro che ho sempre fatto, la decisione è irrevocabile”.

IL PANTANO - “In questi giorni complicati e convulsi – ha aggiunto l’ormai ex assessore - sentivo il bisogno di tracciare una linea su quello che è stato fatto finora e fare un bilancio. La riflessione ampia parte da ciò che è avvenuto ieri, sullo stop al ddl pagamenti delle imprese che rappresenta la fotografia plastica di un pantano in cui siamo da troppo tempo, che ha rallentato alcune decisioni di carattere economico finanziario che richiedono invece decisioni in tempi rapidi.

PD A INTERMITTENZA - Non si può comunque disperdere il lavoro fatto, quello del Governo che è stato di discontinuità con il passato. Abbiamo fatto un lavoro importante, che ha potuto contare su una fase di consenso - ha aggiunto – e partivamo da un disavanzo strutturale che oscillava tra un 1,5 miliardi del 2012 e 2 miliardi nel 2011. Quando siamo arrivati c'erano imprese non pagate da 4 anni, tre downrating, avevamo una credibilità molto deboli sui tavoli nazionali. Il Pd mi ha sostenuto a intermittenza. L'ultimo errore da parte loro è stato quello commesso ieri: dare il segnale di trascurare un passaggio fondamentale come il dl pagamenti alle imprese, perché impegnati in una legittima discussione sul rimpasto, ha rappresentato un passo falso.

IMPUGNATIVA INGIUSTA - “Nel corso degli ultimi mesi l'azione complessiva è stata appesantita da un clima che ha rischiato di mettere in difficoltà quanto finora fatto. Rivendico la finanziaria fatta – ha concludo - e l'impugnativa la considero contraddittoria e uno stop ingiusto a quanto finora fatto, un momento di rottura di un percorso. Ci costringe ad una manovra correttiva profondamente diversa”.

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