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Lunedì, 23 Maggio 2022
Politica

Pnrr, Musumeci lancia l'allarme: "Si sposti la scadenza di due anni o perderemo i fondi"

Al forum The European House-Ambrosetti, il presidente della Regione ha sottolineato la "carenza di tecnici in una regione che dal 1991 non fa concorsi" e ha auspicato "l'assunzione di almeno un migliaio di giovani laureati bravi e competenti"

"Abbiamo bisogno di capire che sorte avrà il Pnrr: se non si sposta la data di scadenza di almeno due anni, ma io spero almeno quattro anni, non riusciremo ad utilizzare in pieno i fondi". L'allarme è stato lanciato dal governatore, Nello Musumeci, alla prima edizione dell’Act Tank Sicilia: la piattaforma permanente che The European House-Ambrosetti ha avviato in collaborazione con la Regione Siciliana e con la partnership di importanti realtà presenti nell’Isola come Eni, UniCredit, Fondazione Sicilia, Gruppo Arena ed Eolo. 

"Non riusciremo a utilizzare questa straordinaria opportunità perché molti Comuni non sono attrezzati - ha aggiunto - manca la consulenza tecnica e c'è anche qualche confusione dentro qualche ministero a Roma". Sulla gestione dei fondi europei, Musumeci ha sottolineato la "carenza di tecnici in una regione che dal 1991 non fa concorsi". "Abbiamo varato la nuova programmazione europea e l'abbiamo trasmessa al Parlamento siciliano: sono circa 7,5 miliardi, ora attendiamo di capire come potrà essere realizzata se non procederemo all'assunzione di almeno un migliaio di giovani laureati bravi e competenti", ha aggiunto il governatore. 

Dal palco del forum, in corso a Palazzo Belmonte Riso, Musumeci ha fatto il punto sugli interventi fatti dal suo governo in materia energetica, di utilizzo delle risorse idriche, sul turismo. "Credo che nella fase congiunturale - ha detto Musumeci - la Sicilia abbia sofferto meno di molte altre regioni italiane. Ma non è dovuto al fatto che l’economia siciliana si basi soprattutto sulla pubblica amministrazione, perché anche nei settori produttivi, il Covid ha rappresentato un rallentamento ma non il colpo alla nuca del sistema economico. Il tema dell’arretratezza non è tanto congiunturale quanto strutturale".

La Sicilia è il secondo "motore" economico del Mezzogiorno, dietro alla Campania, con un contributo al Pil della macro-area pari al 22,5%. Malgrado le difficoltà economiche e strutturali, ci sono diversi punti di forza su cui puntare: la Sicilia si conferma una delle regioni più “giovani” del Paese (età media di 44,7 anni rispetto ai 45,9 anni medi nazionali; il 13,7% della popolazione ha meno di 14 anni) e si assiste ad un forte dinamismo dell’imprenditorialità under 30 (6,5% dei titolari di imprese rispetto al 5,6% medio nazionale) e una crescita del sistema delle startup (+138% tra 2015 e 2021, con caratteristiche di crescente inclusione e apertura all’innovazione).

Il futuro della Sicilia è da costruire a partire dai punti di forza del territorio, dal turismo alle energie rinnovabili, all'agrifood, puntando a potenziare infrastrutture e servizi.  La regione ha un ricchissimo patrimonio storico-culturale e paesaggistico-naturalistico: 7 dei 58 siti tutelati dall’Unesco in Italia si trovano in Sicilia (12,1% del totale), quarta regione italiana (dietro a Lombardia, Veneto e Toscana) e prima nel Mezzogiorno. Dal punto di vista delle energie rinnovabili, la Sicilia è al secondo posto in Italia per potenza eolica installata, raggiungendo il 16,6% della produzione nazionale, seconda regione dopo la Puglia (25,9%).

La Sicilia è quinta in Italia per valore aggiunto generato dall’agroalimentare con numerose produzioni di eccellenza nel settore agroalimentare. Solo a titolo di esempio è la seconda regione per prodotti Dop/Igp nel comparto del cibo. Tuttavia, questa posizione di rilievo è potenzialmente messa a repentaglio da un trend di sviluppo che è stato più lento rispetto alle altre Regioni meridionali: la Sicilia è ultima nel Mezzogiorno per tasso di crescita (+3,7% a prezzi correnti, -0,3% a prezzi costanti) nel quinquennio 2015-2019, un valore pari alla metà di quello registrato dalla Puglia. Nel 2020 la Sicilia è stata tra le regioni che hanno registrato la minore contrazione della ricchezza generata a livello territoriale (-6,2 punti percentuali di Valore Aggiunto tra il 2019 e il 2020, terzultima in Italia), ma resta al penultimo posto per Pil pro capite, con un valore (17mila euro) inferiore alla metà del primo in classifica. Nel mercato del lavoro, nel decennio 2010-2019 vi è stata una riduzione degli occupati pari a -1,6 punti percentuali, unica regione in Italia con un valore negativo, insieme alla Calabria.

Nel suo intervento Musumeci ha infine sottolineato che "è mancata in Italia e in Europa negli ultimi 60 anni una seria politica per il Mezzogiorno. Anzi, Io credo che manchi da almeno un secolo. Non mi appassiona il dibattito sul nuovo meridionalismo, ma posso dire che sono state ricette tutte sbagliate quelle finora tutte tentate. L'Europa non ha idea di che cosa vuole fare di questo grande lago sul quale si affacciano tre continenti - ha aggiunto Musumeci - Abbiamo carenze strutturali perché paghiamo 60 anni di essere periferia rispetto al Continente. Prospettare una crescita della Sicilia guardando al continente europeo è una follia. La Sicilia è già capitale e cuore pulsante ma lo è nel bacino del Mediterraneo. E' qui il futuro della Sicilia".

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