Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

"Grasso leader della futura alleanza di sinistra", ma il presidente del Senato prende tempo

Nessuna intesa con il Pd alle prossime elezioni: Mdp e Sinistra italiana ufficializzano la rottura con gli ex compagni. L'ex magistrato indicato come leader forse troppo frettolosamente: "Non ho sciolto la riserva"

Il tempo è scaduto, nessuna intesa con il Pd alle prossime elezioni. Mdp e Sinistra italiana ufficializzano la rottura con gli ex compagni. Una separazione annunciata in realtà, spiegano da Articolo 1: hanno voluto mettere enfasi su questo incontro anche se sapevano che l’esito era scontato per rimettere il cerino in mano a Mdp e dimostrare che siamo noi a dire di no. “Non ci sono margini di intesa con chi in questi anni ha fatto politiche sbagliate e che abbiamo contestato duramente – ha spiegato Giulio Marcon, capogruppo Sinistra italiana alla Camera – il programma c’è già, è quello realizzato in questi mesi, perciò siamo fuori tempo massimo e non ci sarà nessuna intesa. Costruiremo con Articolo 1, Possibile e con la società civile una lista per politiche diverse da quelle del Pd”.

La presenza di Cesare Damiano e Maurizio Martina insieme a Piero Fassino doveva servire a dimostrare una disponibilità proprio sui contenuti ma “il fatto che non si voglia nepure parlare dei casi più estremi come i licenziamenti disciplinari è molto molto grave e inconcepibile – dice Cecilia Guerra, capogruppo Mdp al Senato -, anche nell’accordo di ieri sulle pensioni le nostre richieste non sono state neppure considerate, infine è stato appena licenziato al Senato il decreto fiscale che reintroduce condoni fiscali a go go, sono tutti segni che dimostrano che oggi non c’è volontà di convergenza sui temi che proponiamo, non c’è accordo pechè non c’è la volontà di modificare le politiche su cui noi da tempo chiediamo un cambiamento”. E a confermare lo scetticismo è arrivata ieri la notizia del rinvio in commissione della proposta di legge di Mdp e Si sull’articolo 18 che era all’esame dell’aula di Montecitorio: “Il Pd getta la maschera e affossa la nostra proposta che riafferma le garanzie dell’articolo 18. #finteaperture”, sottolinea Roberto Speranza. Insomma ormai la decisione è stata presa, ci si misurerà alle elezioni, dicono da Articolo 1, perchè al di là dei contenuti la verità è che “dopo la Sicilia Renzi si è reso conto che la legge che ha progettato non gli garantisce alcun successo perciò è tornato a chiedere l’alleanza dopo aver attaccato per mesi i leader di Mdp”.

La sinistra perciò guarda ora all’appuntamento del 3 dicembre: “Faremo una grande assemblea per la lista unitaria con Grasso che speriamo sia il nostro leader”, dice Marcon, protagonista di una piccola gaffe proprio sul ruolo del presidente del Senato, che lui aveva già dato per acquisito come leader della futura alleanza di sinistra. Uscita che non è piaciuta alla seconda carica dello Stato: “Come già ribadito in altre occasioni il presidente Grasso non ha sciolto alcuna riserva in merito al suo futuro – ha puntualizzato il portavoce -. Notizie e dichiarazioni in un senso o nell’altro vanno lette come auspici dei singoli e non interpretano il suo pensiero e le sue decisioni. Quando queste saranno prese sarà lui stesso a comunicarlo”.

Per Maurizio Martina la sinistra sta facendo un errore e cita l’ex compagno Pier Luigi Bersani: “C’era la mucca nel corridoio ma qualcuno dice che dobbiamo verderci dopo il voto. Noi continuamo a lavorare per un centrosinistra largo, aperto, plurale e competitivo rispetto alla destra e ai 5 stelle”, a cominciare da Campo progressista. E’ previsto per domani infatti un incontro tra Fassino e una delegazione del movimento fondato da Giuliano Pisapia composta da Ferarra, Manconi e Tabacci. Ma nel Pd non tutti liquidano la questione come un errore altrui. Gianni Cuperlo, infatti, ritiene che “l’esito che si consuma oggi ha radici nella scissione e nella crisi di quel progetto ambizioso. Errori sono stati commessi da più parti e a questo punto – avverte – nulla può giustificare un banale rimpallo di colpe” perciò “qualunque dovesse essere l’esito del voto e la prospettiva del futuro governo del paese è chiaro che all’indomani delle elezioni si porrà il tema di una rifondazione del campo largo del centrosinistra e della sua identità. Mentirei se negassi di vivere la rottura con amarezza”.
 

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