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La vertenza Almaviva irrompe sul palco della Leopolda siciliana

Le ex Fabbriche Sandron ospitano la kermesse voluta dal sottosegretario all'Istruzione Davide Faraone. I lavori si sono aperti con la protesta di una delegazione del call center. I manifestanti sono stati invitati sul palco e hanno preso la parola

Si è aperta con un pesante richiamo all'attualità la seconda giornata di lavori della "Leopolda siciliana" "Sicilia 2.0 - Cambiamenti", la kermesse organizzata dal sottosegretario all'Istruzione Davide Faraone. Una delegazione di lavoratori del call center Almaviva - che da settimane manifestano contro la riduzione dell'organico voluta dall'azienda - ha interrotto la manifestazione al grido di "siamo tutti Almaviva". 

Lo stesso Faraone ha invitato uno dei manifestanti sul palco, cedendogli il microfono. "Non si può smantellare un'azienda e fuggire, questa è macelleria sociale - ha detto il lavoratore - siamo 1.670 dipendenti a Palermo, 3.000 sparsi in Italia. Siamo stanchi di ammortizzatori sociali usati come bombole di ossigeno al capezzale di un malato. Chi governa - ha aggiunto - ha il dovere di intervenire perché si tratta di grandi committenti che lavorano con commesse pubbliche".

"Nelle ultime settimane - ha risposto Faraone - abbiamo registrato la posizione del gruppo Almaviva sugli esuberi, li abbiamo richiamati alla responsabilità per questo è nato un tavolo al Mise. Renzi ha detto di essere impegnatissimo sulla vertenza così come il vice ministro Bellanova, sono ottimista". "Palermo non può perdere questa opportunità - ha aggiunto - Vi assicuro la massima informazione. Grazie per essere qui e aver acceso riflettori su questa vertenza che riguarda la città di Palermo".

Almaviva, ma non solo. diversi i temi toccati durante i lavori.

LE RIFORME -  "La riforma costituzionale - ha detto Faraone - è una tappa fondamentale. Renzi ha deciso di collegare il suo futuro politico alla vittoria del sì al referendum di metà ottobre su questa riforma".

LO STATO DI SALUTE DELLA REGIONE - "In questo anno e mezzo mi piacerebbe poter dire che abbiamo dato il massimo, che abbiamo fatto bene e che abbiamo lasciato una Regione in ordine", ha detto il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti. n riferimento alle parole pronunciate proprio ieri dal sottosegretario Faraone, che aveva sottolineato la necessità in Sicilia di una "rottamazione all'ennesima potenza", ha sottolineato che "Per ragioni anagrafiche e politiche penso che abbiamo davanti una grande partita di cambiamento. Credo che la prima cosa che dobbiamo rottamare in questa regione sono i poteri di sempre, cioè quelli che di volta in volta si sono adattati al cambiamento delle fasi politiche cercando, per salvare se stessi, gattopardianamente di cambiare tutto per non cambiare niente".

"Crocetta ha - ha aggiunto Raciti -  valutato che non fosse opportuna una sua presenza, credo però sia lui a dovere raccontare perchè ha scelto di non partecipare. Sosteniamo tutti, in questo momento, il governo regionale, non è un segreto. Tra l'altro è un governo che per metà è costituito da uomini e donne espressi dal Pd o direttamente del Pd. Noi dobbiamo utilizzare questo anno e mezzo per cercare di fare bene e di lasciare una Sicilia in ordine. Poi quando arriverà il momento delle scelte faremo una discussione con il partito, con il presidente, con gli alleati, con il Pd nazionale per decidere insieme qual èil bilancio di questa esperienza e se e come guardare al dopo".

micari_leopolda-2L'ISTRUZIONE - A prendere la parola anche il rettore dell'ateneo cittadino Fabrizio Micari (foto a destra). "La parola cambiamento - ha sottolineato - non può che essere associata ai giovani e all'università. E' necessario un cambiamento radicale sul come giovani e loro diritti vengono considerati in Sicilia e in Italia". "Tra diritti parliamo di quello allo studio che molto spesso non è stato considerato: qui solo un terzo dei giovani bisognosi e meritevoli riesce a percepire borse studio - ha aggiunto -. Altro tema riguarda il diritto al lavoro qualificato in questa Terra, perche' dovere andare via per cercare un lavoro qui non è una scelta ma diventa un disvalore, su questo noi tutti, la politica, dobbiamo impegnarci in tal senso. Anche noi dobbiamo cambiare mentalità occorre rivedere l'offerta formativa in funzione delle esigenze del territorio e della crescita e dello sviluppo". 

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