Venerdì, 19 Luglio 2024
Politica

La Giunta si difende e rompe definitivamente col Consiglio: "Adesso sfiduciateci tutti"

Il giorno dopo la mozione contro Giusto Catania, gli assessori - senza il sindaco, assente per scelta - provano a dare un segnale di compattezza attaccando Sala delle Lapidi e il presidente Totò Orlando. "Basta con l'anarchia, serve responsabilità. Si abbia il coraggio di sfiduciare il sindaco, altrimenti non verremo in Aula". Prestigiacomo ai cronisti: "Contro di noi l'ostilità della stampa"

Dopo la mozione di sfiducia all'indirizzo dell'assessore alla Mobilità Giusto Catania, la Giunta sancisce la rottura definitiva con il Consiglio comunale. Lo fa durante una conferenza stampa, senza il sindaco (per dare un segnale di compattezza), che si trasforma in una sorta di terapia di gruppo dove la Giunta si autoassolve, attacca la presidenza del Consiglio e alla fine tira in ballo - con l'assessore Maria Prestigiacomo - anche "l'ostilità della stampa".

Parole quelle dell'assessore ai Lavori Pubblici, indagata nell'inchiesta sulla depurazione delle acque che ha prodotto il commissariamento dell'Amap, stigmatizzate dall'assessore Fabio Giambrone, che ha preso le distanze dalla collega di Giunta. E' questo l'epilogo di una conferenza stampa che doveva essere la risposta politica della Giunta al Consiglio sulla sfiducia a Catania. Una sfiducia che potrebbe essere la prima di una lunga serie, anche se Fratelli d’Italia ha già annunciato di essere al lavoro per centrare il bersagio grosso: e cioè il sindaco Orlando. 

Fratelli d'Italia: "Ora tocca a Orlando, presenteremo mozione di sfiducia"

"Adesso sfiduciateci tutti". Questo il messaggio lanciato al Consiglio, dove la squadra che sostiene il sindaco Orlando una maggioranza non ce l'ha più e si ritrova una strada tutta in salita per risolvere i problemi rimasti sul tappeto: dal traffico all'emergenza cimitero, passando per la gestione dei rifiuti. La scelta di attaccare frontalmente il Consiglio, per una mozione di sfiducia che non produce effetti, potrebbe rivelarsi inoltre controproducente perché adesso in Aula il sindaco - pur essendo politicamente abilissimo - incontrerà maggiori difficoltà a trovare quelle convergenze auspicate un mese fa. Tra l'altro, in una situazione oggi ancora più complicata.

E' lo stesso Giambrone a sottolinearlo quando parla di "assoluta anarchia del Consiglio" e punta il dito contro il presidente Totò Orlando: "Assistiamo a una degenerazione tra Consiglio e Giunta in tutte le occasioni di confronto. Questo non è il corretto rapporto istituzionale tra i due organi del Comune, siamo ormai fuori controllo. La mozione a Giusto Catania è un provvedimento fuori da qualsiasi logica e senza nessun effetto pratico. Il Consiglio vuole sfiduciare anche gli altri assessori? Ebbene, noi non parteciperemo a sedute di Consiglio per affrontare mozioni di sfiducia riguardanti gli assessori e richiamiamo al senso di responsabilità il presidente Orlando. Ci sono una trentina di delibere ferme, perché non vengono messe in discussione? Forse qualcuno vuole stoppare il cambiamento di questa città? E la si smetta pure con i comportamenti irriguardosi nei confronti del segretario generale e dei dirigenti del Comune, vittime di attacchi volgari. Sala delle Lapidi abbia il coraggio di sfiduciare il sindaco: noi saremo presenti in Aula per contrastarla e dire la nostra".

Una posizione che rispecchia quella del sindaco, oggi assente per scelta. L'intenzione del Professore era infatti quella di dare l'immagine di una squadra di governo compatta. A difendere Giusto Catania infatti c'erano tutti i componenti della Giunta. "La vicenda non riguarda solo me" esordisce l'assessore alla Mobilità, che definisce il Consiglio come "Zeno Cosini, il protagonista de 'La coscienza di Zeno' di Italo Calvino che alla fine non sapendo quale moglie scegliere è finito in psicoterapia. Ecco, la degenerazione dell'istituzione Consiglio è da psicoterapia. Basta con il dileggio. Se c'è la volontà di tornare indietro ai tempi di Cammarata, sappia il Consiglio che noi non arretriamo e andiamo avanti". L'assessore Catania, come nell'antica Roma, lancia pure una "damnatio memoriae" a quelli che definisce "i nemici della città". "Sento parlare dei personaggi - afferma - che nel passato hanno occupato la carica di vicesindaco con Cammarata: sfido chiunque a dire una sola cosa che hanno fatto per la città". Il riferimento, neanche troppo velato, è alla forzista Marianna Caronia e al renziano (ex Fi) Francesco Scoma, tra i più critici nei confronti di Catania.

Ma ad essere nel mirino del Consiglio è l'intera Giunta: durante la conferenza stampa, la maggior parte degli assessori s'illude di autoassolversi, tirando in ballo presunte responsabilità del Consiglio. Un film già visto nell'ultimo scorcio dell'esperienza amministrativa di Cammarata, finita con le dimissioni anzitempo dell'allora sindaco. Marino parla di "spettacolo indecorso e di volgarità del Consiglio" ripescando anche la vicenda Amia: "I 50 milioni che il Comune ha nel groppone ce li stiamo piangendo oggi". Se però negli ultimi dieci anni le due Giunte di Orlando non sono riuscite ad invertire il trend, nel settore rifiuti così come in altri ambiti della vita cittadina, allora avrà anche qualche responsabilità l'attuale compagine di governo? "No", tagliano corto gli assessori che riesumano "gli sfasci di dieci anni di sindacatura Cammarata" ma dimenticano che proprio una parte di quel centrodestra nel 2017 ha sostenuto Orlando alle Comunali.

Quando si torna alla politica dell'oggi, il tema più interessante riguarda il M5S, che ha votato la sfiducia assieme ad un altro dei possibili alleati nel 2022 degli orlandiani. E cioè +Europa di Ferrandelli. "E' un tema su cui riflettere - risponde Giambrone - ognuno si assume le proprie responsabilità davanti agli elettori. L'argomento comunque non è la coalizione del 2022". Gli fa eco Catania, che domanda: "Ma di quale Movimento parliamo? Non mi pare che abbiano le idee chiare su come collocarsi". Per il resto gli altri assessori - alcuni riemersi dopo mesi di oblio come Vincenzo Di Dio - intervengono random, senza fornire un quadro completo ma seguendo un copione che non convince proprio. Proprio Di Dio, dopo aver chiesto "un atteggiamento costruttivo", informa che "la mattina è in assessorato alle 8,30 mentre il Consiglio non approva gli atti". 

Tra i più ragionevoli invece Cettina Martorana, che propone di superare gli attriti seguendo il "modello sulla concessione del suolo pubblico" dove la sinergia tra amministrazione e Consiglio "ha consentito ai ristoratori colpiti dal Covid di ripartire grazie ad alcune deroghe". Agli antipodi c'è invece Maria Prestigiacomo, che bolla come "vergognoso il comportamento del Consiglio" e finisce per prendersela pure con i cronisti, rei "di non aver capito cosa sia successo a Sala delle Lapidi quando è stato bocciato il piano triennale delle opere pubbliche", dopo aver citato il "discorso sulla democrazia di Pericle agli ateniesi". Una posizione non condivisa da Giambrone e Catania, che si sono dissociati assieme al resto della Giunta.

Immediata anche la reazione di Italia Viva, che in una nota a caldo esprime vicinanza ai giornalisti: “Una conferenza stampa della Giunta Orlando che diventa un comizio, un monologo degli assessori senza che si risponda alle domande puntuali dei giornalisti. E poi la chicca finale, un assessore che rivolgendosi ai cronisti dice che sono ostili all'amministrazione Orlando. I giornalisti fanno le domande e a quelle bisogna rispondere con precisione. Se non lo si fa non è colpa delle loro domande ma di una Giunta che è incapace di dare risposte ai cronisti e alla città intera, che si aggrappa alle poltrone mentre Palermo è abbandonata a se stessa".      

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