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Tar e ordinanza movida, Spallitta: "Errori su errori alle Attività produttive"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Ritengo che il Consiglio comunale debba trattare, durante la prima seduta utile, la proposta di “Regolamento sullo sviluppo sostenibile ai fini della convivenza tra le funzioni residenziali e le attività di esercizio pubblico e svago nelle aree private, pubbliche e demaniali” al fine di garantire, da un lato, lo svolgimento delle attività economiche e la libera iniziativa imprenditoriale e, contestualmente, tutelare la salute, il decoro e la qualità della vita dei residenti.

E’ indubbio che nell’ultimo triennio l’Assessorato alle Attività produttive non è stato assolutamente capace di contemperare questi diversi interessi, proponendo ipotesi di regolamento che lo stesso Assessorato ha più volte modificato ed emendato, disponendo l’adozione di ordinanze di dubbia legittimità e sistematicamente impugnate dagli esercenti, e non consentendo al Consiglio comunale di avere una visione chiara delle diverse problematiche da affrontare.

Tra l’altro, nonostante un preciso obbligo di legge e le successive sollecitazioni in tal senso, la città di Palermo non si è dotata del “Piano della zonizzazione acustica”, la cui mancanza determina il rischio che qualunque regolamento in materia possa essere impugnato in quanto le eventuali limitazioni all’emissione di suoni non sarebbero supportate dal predetto Piano. In altri termini quanto affermato dalla terza sezione del Tar di Palermo, che nella sostanza censura le modalità di gestione della materia adottate dall’Amministrazione, a mio avviso mette in rilievo la difficoltà che in realtà si registrano in molti settori dell’Amministrazione di predisporre provvedimenti di programmazione completi, fondati su istruttorie adeguate, coerenti con il sistema normativo e tali da rappresentare l’effettivo contemperamento degli interessi coinvolti. Ne deriva nei fatti la sostanziale assenza di regole chiare, precise e univoche, con conseguente lesione di diritti e interessi, sia degli esercenti che dei residenti, e l’invivibilità dei quartieri e delle zone centrali della città.

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