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Santoro lascia la Lega ed è addio con polemica: "Io uomo di destra, a disagio nel governo Draghi"

In una lunga lettera inviata ai responsabili regionali e provinciali del Carroccio, i motivi dello strappo: "Illogico governare con partiti di colore diametralmente opposto". Esecutivo bocciato in toto: "la nascita è stata finalizzata esclusivamente a evitare nuove elezioni"

Stefano Santoro lascia la Lega. In una lunga lettera inviata ai responsabili regionali e provinciali del Carroccio, Nino Minardo, Vincenzo Figuccia, Alessandro Anello e Igor Gelarda, Santoro rassegna le sue "dimissioni irrevocabili" dall'incarico di responsabile del dipartimento giustizia in Sicilia e dal Partito "ringraziando tuttavia il senatore Stefano Candiani per la fiducia in me riposta e tanti altri dirigenti e militanti con i quali ho condiviso questa breve esperienza politica". Nella missiva, l'ex assessore comunale esprime"disagio derivante dalle recenti posizioni politiche assunte dal partito, a partire dalla decisione di concorrere alla formazione del Governo presieduto da Mario Draghi unitamente ad altri partiti di colore diametralmente opposto alla mia formazione politica e alla mia storica militanza nella destra italiana, con quegli stessi partiti che si sono dimostrati responsabili della disastrosa gestione dell’emergenza sanitaria e della grave crisi economica e sociale causata dalla pandemia".

Per Santoro è "illogico sotto il profilo politico che la Lega, dopo avere rappresentato l’opposizione e milioni di italiani avverso il Governo denominato 'Conte bis' abbia, poi, deciso repentinamente di mutare posizione, ritenendo di governare il Paese insieme a partiti ai quali si opponeva come Italia Viva, Partito Democratico, LeU, usciti sconfitti dalle elezioni politiche del 2018, e al Movimento 5 Stelle i quali, pochi mesi prima, avevano abolito i 'decreti sicurezza', riaprendo il Paese all’invasione degli migranti clandestini e liquidando gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani, esercenti il servizio taxi e di noleggio con conducente, i liberi professionisti, i ristoratori, i titolari di bar e di palestre con 'mancette di Stato' indecorose, gli artisti, gli attori, i musicisti, i tecnici di palcoscenico, fotografi e cameramen. Le stesse categorie produttive che a tutt’oggi oggi si trovano nella medesima condizione in cui vennero relegati dal governo giallo – rosso, cioè il totale abbandono sotto il profilo economico".

Da Santoro un lungo elenco di critiche. "Registro con grande dispiacere - rimarca - che nessun siciliano è stato nominato, in quota Lega, nel governo Draghi, nemmeno un sottosegretario, lasciando emergere un profondo disinteresse nei confronti della Sicilia e causando un profondo scoramento nei ceti commerciali e produttivi della nostra regione che invece attendevano fideisticamente un siciliano nel governo in grado di perorare provvedimenti economici decisivi in loro aiuto". E ancora: "La cronaca politica ha dato atto dei recenti interventi del governo Draghi in favore di gruppi imprenditoriali del Nord Italia e nulla in concreto per il meridione del nostro paese e in particolare per la Sicilia, mentre l’unico argomento oramai inflazionato e che viene sbandierato a destra e a manca è quello relativo alla realizzazione del ponte sullo Stretto, come se l’ipotetica realizzazione di questa opera, che ritengo tuttavia fondamentale, sia di imminente realizzazione e al tempo stesso costituisca la panacea di tutti problemi della nostra regione, mentre la rete ferroviaria e il sistema viario sono obsoleti e in condizioni disastrate rispetto al resto del Paese".

Santoro parla anche del "grave problema occupazionale della nostra regione, aggravato dalla pandemia, che non può sicuramente dirsi risolto con il mantenimento del reddito di cittadinanza". Il sussidio viene definito "una delle più eclatanti 'marchette' ai fini elettorali mai partorite fin d’ora nella storia repubblicana per mano del movimento populista 5 stelle che non ha esitato a mandare a processo per fini politici Matteo Salvini sol perché aveva difeso i confini della nostra patria, ma con il quale tuttavia oggi la Lega sta condividendo una nuova e paradossale esperienza di governo, cedendo alle pressioni di quest’ultimo schieramento e del Partito Democratico nelle decisioni dell’esecutivo".

L'ormai ex esponente del Carroccio parla di un Governo "inefficace, la cui nascita è stata finalizzata esclusivamente ad evitare nuove elezioni". "Io - conclude Santoro - sono e rimango orgogliosamente un uomo di destra, difensore dei valori nazionalisti e ritengo di interpretare il pensiero di tanti cittadini, partite Iva, lavoratori autonomi, liberi professionisti, imprenditori, commercianti, ristoratori, esercenti pubblici, artigiani, artisti, i quali chiedono a gran voce interventismo economico, tutela della libertà d’impresa e precise posizioni contro la prevaricazione europeista. Mi schiero da sempre con le categorie produttive del Paese, quelle, che per intenderci, che non sono garantite, cioè con quei cittadini che non percepiscono stipendi o indennità, ma lavorano per produrre ricchezza e offrire a loro volta occupazione e che mantengono, con il pagamento delle tasse, i dipendenti pubblici, cioè i garantiti. Sono contrario e mi batto contro la 'cancel culture'. Avevo deciso di militare nella Lega, ritenendolo il partito del cambiamento, dell’innovazione, del buon senso, della libertà di impresa, della meritocrazia, della tutela delle tradizioni e dell’identità italiana e dei suoi territori, della difesa della Nazione e degli italiani, ma mi rendo conto che al momento tutto ciò è stato disatteso".
 

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