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Cascio: "Sono sempre stato pulito, Crocetta? Delusione clamorosa"

Uscito senza macchia dall'inchiesta Giacchetto, l'ex presidente dell'Ars racconta a PalermoToday: "Sono stato massacrato, ho dovuto spiegare a mia moglie che non andavo a donne. Credo sia stata una cosa orchestrata". Poi confessa: "Fare il sindaco mi piacerebbe da morire"

Francesco Cascio

La dignità prima di qualsiasi carica politica. Non ama guardarsi indietro Francesco Cascio, 50 anni e un’esperienza in Regione lunga un chilometro. Niente “sliding doors” su quello che poteva essere e non è stato se – quella che lui definisce “macchina del fango” – non l’avesse investito. A lui basta essere uscito pulito dall’affaire Giacchetto. Anche se quell’inchiesta gli è costata la carica più alta della Regione. “Probabilmente mi sarei candidato a Governatore – afferma - e magari i siciliani non si sarebbero trovati Crocetta, che si sta rivelando una delusione clamorosa”. C’è lo spazio per togliersi un sassolino però: “Sì, penso che sia stata una cosa orchestrata”.

Palermitano verace, non nasconde il fatto che fare il sindaco della sua città gli piacerebbe moltissimo. “Sarebbe una cosa straordinaria e – rivela – se nel 2012 mi fossi candidato, Orlando sarebbe rimasto in disparte. Però ho preferito essere coerente col mio percorso politico”. Ci accoglie nel suo ufficio a Palazzo dei Normanni e nonostante gli impegni imminenti del Nuovo Centrodestra alle prese con la definizione delle liste per le Europee (“Io candidato? Al 50 per cento”), l’ex presidente dell’Assemblea si concede per oltre un’ora ai taccuini di PalermoToday.

Recentemente è uscito indenne dall’inchiesta Giacchetto, una bella rivincita dopo le accuse che le sono state rivolte…
“Non è una bella esperienza, non lo auguro a nessuno. Sono stato massacrato per qualcosa che sapevo di non aver fatto. A luglio 2012 c’è stata la fuga di notizie, i giornali scrissero per due giorni: una montagna di accuse e fecero il mio nome. Ma io non capivo quali fossero. E’ stata la fase più difficile perché non avevo idea di cosa venissi accusato: avevo la coscienza a posto ma non sapevo da cosa ripararmi”.

Poi un anno dopo l’avviso di garanzia…
“Sì, che di solito è un momento critico per qualsiasi politico, io invece ho festeggiato. Ho avuto l’opportunità di capire le accuse e di parlare con i magistrati. Ho risposto alle loro domande e ho chiarito tutto. Alla fine ne sono uscito indenne e la mia posizione è stata archiviata su richiesta della Procura. Fortunatamente in un tempo breve, appena nove mesi. Per questo ho ringraziato i magistrati. Altrimenti avrei rischiato di morire politicamente”.

Oltre che di tangenti, l’hanno accusata anche di “andare a donne”. Come ha vissuto questa situazione la sua famiglia?
“Ovviamente malissimo. Mia moglie a un certo punto mi ha chiesto: ‘C’è qualcosa che mi devi dire?’ Io le ho risposto che avevo la coscienza a posto e lei mi ha creduto. Ho dovuto proteggere i miei figli, che non sono più dei bambini e che leggono i giornali. Spesso la carta stampata tende a dare una chiave di lettura per la quale nel momento in cui sei indagato è come se fossi colpevole. E l’opinione pubblica non ci pensa due volte a dare sentenze, soprattutto in un periodo come questo di ‘odio per la politica’”.

L’inchiesta Giacchetto però non è una montatura mediatica…
“No, certamente. Non credo che sia un castello di carta. Non so come finirà perché non conosco tutte le carte. Ma sono prefigurati reati gravi, montagne di accuse: evidentemente qualcosa c’è. Anche perché ci sono già state delle condanne, qualcuno ha patteggiato. Quindi c’è chi ha commesso degli illeciti, e anche gravi”.

A causa di questa inchiesta ha perso l’opportunità di diventare Governatore. Rimpianti?
“E’ andata così, ci sono rimasto male. Ma la cosa che mi interessa è che ne sono uscito pulito: la dignità prima di tutto”.

Ha mai pensato ad un “complotto”?
“Sì, certo. Ho pensato che sia stata una cosa programmata: e ho anche una mia idea. Ma mi sta bene così. Quando sei in politica sai che può accadere di tutto: fa parte del gioco e se fai questo mestiere lo accetti”.

Però intanto Presidente della Regione è diventato Crocetta…
“Bell’acquisto per i siciliani (ride ironicamente ndr). Di Crocetta apprezzo solo una cosa: l’avere scoperchiato alcune pentole. Come per esempio il malaffare attorno alla Formazione: un intreccio di affari loschi che hanno creato arricchimenti personali e che hanno penalizzato il sistema. Anche se…”

Anche se?
“Beh, non sapeva che i voti del Pd dell’area Genovese provenissero da quel mondo lì? Eppure era una cosa nota. Lo avrei apprezzato di più se avesse deciso di non prendersi quei voti”.

Come giudica l’operato del Governatore fino ad oggi?
“Da un punto di vista politico-amministrativo è una delusione clamorosa. Ha messo in piedi lo stesso sistema di Lombardo: dividi et impera. Nessun progetto e nessuna idea di sviluppo. Si sta accontentando di vivacchiare con una strategia ‘giorno per giorno’. L’attuale governo è morto, ma ne sta preparando un altro con lo stesso approccio e non cambierà nulla. Io invece penso che l’unica strada, sulla scia del modello nazionale, sia quella di condividere una maggioranza parlamentare ampia chiamando alla responsabilità tutte le forze politiche”.

Ma nel caso si andasse alle urne lei sarebbe pronto?
“A candidarmi come presidente? E’ l’ultimo dei miei pensieri. Al momento non ci penso, anche perché è un’ipotesi lontana. Poi in questi ultimi mesi mi hanno fatto maturare: mi sono reso conto che in politica non si acquisiscono diritti. La meritocrazia vale appena il 40 per cento”.

C’è un altro scandalo che ha investito l’Ars, quello delle cosiddette spese pazze. Qual è la sua posizione?
“Mi hanno chiesto un documento, l’ho fornito e basta. Ma questa mi pare più un’inchiesta mediatica per l’altissimo numero di indagati. Alla fine verrà fuori una bolla di sapone. Al contrario di Lombardia e Lazio qui nessuno si è trasferito soldi nei conti personali: non c’è peculato vero e proprio. Nella maggior parte si tratta di spese giustificate, come quelle per il personale. Probabilmente in alcuni casi qualcuno ha commesso qualche leggerezza e chi avrà usato il denaro dei Gruppi per spese personali sarà rinviato a giudizio. Ma almeno lo scandalo è servito per fare una legge e regolamentare queste spese dopo 70 anni di vuoto normativo”.

Se Palazzo d’Orleans è un rimpianto, Bruxelles potrebbe essere un’opportunità?
“C’è una possibilità che io mi candidi alle Europee. Ma prima di stilare le liste stiamo definendo un accordo con Udc e i Popolari di Mario Mauro. Diciamo che c’è il 50% di probabilità che io mi candidi: non ho ancora deciso”.

Si dice invece che si stato ad un passo a candidarsi a Sindaco di Palermo. Ci racconta com’è andata?
“Io non volevo candidarmi, ma in un momento di stasi avevo dato la mia disponibilità al partito. Si figuri che avevo già il logo per la mia lista civica, ‘Per Palermo’. Ce l’ho ancora conservato. Poi però si è virato su un appoggio a Massimo Costa. L’obiettivo era avere una coalizione più ampia in vista delle Regionali. Ma Fli ed Mpa si sono ritirati e sappiamo tutti com’è finita”.

Con lei però sarebbe finita diversamente?
“Sì, credo che Orlando non si sarebbe candidato e che l’esito sarebbe cambiato”.

Ma lei farebbe il sindaco di Palermo?
“Mi piacerebbe da morire, per un palermitano è una cosa straordinaria. Ma avevo un altro obiettivo per dare qualcosa in più alla mia città: la Regione. Pensavo di poter fare il Governatore, un ruolo in linea con il mio percorso politico incentrato sulla Regione. Anche perché da Palazzo d’Orleans avrei potuto fare parecchio per Palermo: i soldi li ha la Regione, i Comuni sono sull’orlo del baratro”.

Da palermitano come giudica il suo operato?
“Io stimo Orlando, lo conosco da 30 anni. Ma ha ereditato una situazione complicata in un momento in cui le finanze dei Comuni sono quasi nulle. Certo è pur vero che alcune scelte politiche sono inspiegabili: ad esempio la chiusura alle auto di via Maqueda, penso che le isole pedonali debbano essere compatibili con la struttura viaria della città. Poi il caos gazebo mi pare paradossale: in un momento di crisi del commercio una delle poche cose che funzionava era il settore dell’enogastronomia, invece così ci si accanisce contro questi piccoli commercianti. Se fossi sindaco avrei un orecchio più attento ai problemi della città”.

Se fosse sindaco…?
“Beh, confesso che per qualche giorno ho accarezzato l’idea di candidarmi. E la prima cosa che mi sarebbe piaciuto fare è quella di spostare l’ingresso del porto di fronte alla via Belmonte: in modo da realizzare un’unica zona pedonale per turisti e crocieristi che a piedi potevano facilmente arrivare nella zona centrale della città”.

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