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M5S, arriva il responso dei periti: "Le firme sono false"

E' la conclusione della consulenza grafica disposta dalla Procura che ha incaricato dell'analisi un pool di esperti. L'inchiesta coinvolge 13 persone: parlamentari nazionali e regionali del Movimento, attivisti e un cancelliere del tribunale

Sono circa 200 le firme false depositate per sostenere la lista del M5S alle ultime comunali a Palermo: è la conclusione della consulenza grafica disposta dalla Procura del capoluogo che ha incaricato dell'analisi un pool di esperti. La relazione è stata consegnata questa mattina al procuratore aggiunto Dino Petralia e alla pm Claudia Ferrari che coordinano l'indagine. La "risposta" degli esperti aggiunge un importante tassello all'inchiesta aperta nei mesi scorsi dai magistrati e che coinvolge 13 persone: parlamentari nazionali e regionali del movimento, attivisti e un cancelliere del tribunale di Palermo

Il caso è esploso grazie ai servizi televisivi delle Iene. I fatti risalgono alla primavera del 2012, in pieno marasma pre-elottarale. In poche ore i pentastellati palermitani avrebbero raccolto 1.200 firme per presentare la lista alle elezioni comunali 2012 di Palermo. Accortisi di un errore formale nelle indicazioni relative a uno dei sottoscrittori della lista (mancava il luogo di nascita)  alcuni cinque stelle avrebbero apportato la correzione e ricopiato 200 firme dalle originali raccolte. Tutto è partito da una segnalazione anonima, dopo che le prime indagini della Digos, risalenti al 2013, erano state archiviate. Indagini che sono state poi riaperte.

Nel corso degli interrogatori solo Samantha Busalacchi e Alice Pantalone, le prime ad essere sentite, si sono sottoposte al saggio grafico pur avvalendosi della facoltà di non rispondere. I deputati Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita, invece, si sono opposti anche al saggio grafico. Da qui la necessità di acquisire dei documenti scritti di pugno dagli indagati del Movimento Cinque Stelle per comparare la loro grafia con quella delle firme disconosciute dai cittadini. I periti confermano, dunque, la ricostruzione di Claudia La Rocca. Il deputato regionale che per prima ammise le proprie responsabilità. Poi, seguita da un altro onorevole regionale, Giorgio Ciaccio.

La Rocca avrebbe fatto i nomi di quanti parteciparono o comunque sarebbero stati a conoscenza del "pasticcio" pentastellato. Fra loro, in particolare, vi sarebbero stati l'oggi deputata nazionale Claudia Mannino, l'assistente parlamentare Samantha Busalacchi, oltre che il candidato a sindaco di Palermo nel 2012, Riccardo Nuti, oggi parlamentare nazionale, che sarebbe stato a conoscenza dell'accaduto.

Resta da capire chi materialmente ricopiò le firme e chi ha sapeva e nulla disse, concorrendo così nel reato. Acquisita la perizia la Procura diretta da Francesco Lo Voi si appresta a chiudere le indagini. L'elenco degli indagati è completato da Pietro Salvino (marito della Mannino), Riccardo Ricciardi, Stefano Paradiso e Giuseppe Ippolito
 

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