Imputazione coatta nei confronti di Candiani e Cantarella, Santoro (Lega): "Reato insussistente"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

"La decisione del Gip di Catania, con la quale si dispone di formulare l’imputazione coatta nei confronti del senatore Stefano Candiani e dell’assessore comunale Fabio Cantarella per il reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di istigazione razziale, etnica e religiosi, nonostante la stessa Procura della Repubblica avesse rilevato l’insussistenza del reato o l’assenza di dolo e chiesto l’archiviazione, lascia basiti e suscita allarme poiché in ballo c’è la libertà di manifestare il proprio pensiero e per i parlamentari l’insindacabilità delle loro opinioni". Lo scrive in una nota l’avvocato penalista Stefano Santoro, Responsabile del Dipartimento Giustizia della Lega in Sicilia.

Secondo Santoro, "la pubblicazione su Facebook del video-denuncia, attraverso il quale, Candiani e Cantarella, all’epoca dei fatti rispettivamente sottosegretario all’Interno e assessore comunale alla sicurezza del Comune di Catania, denunciavano la diffusa illegalità che caratterizza il rione San Berillo a Catania, definendolo 'patria dell'illegalità', 'quartiere in mano agli immigrati clandestini' dove 'regnano spaccio, contraffazione e prostituzione', non può assolutamente integrare il reato oggetto della decisione del gip di Catania, per mancanza degli elementi costitutivi dello stesso, trattandosi di un documento che fotografa il degrado e l’intollerabile tasso di illegalità in cui versa quel quartiere, accompagnato dalle legittime opinioni espresse dai due colleghi di partito. E’ di tutta evidenza che Candiani e Cantarella - prosegue Santoro - non hanno alcuna responsabilità in ordine ai commenti postati da altri soggetti in calce al video postato su Facebook, considerato che nel nostro paese la responsabilità penale è personale, come correttamente rilevato dalla Procura di Catania che ha stralciato la posizione di 14 indagati, autori dei commenti illeciti. La decisione del Gip suscita preoccupazione perché essa mette seriamente a repentaglio la libertà di manifestare il proprio pensiero e, nel caso del senatore Candiani, l’insindacabilità delle opinioni espresse da un parlamentare. Ciò che emerge è l’ennesimo sconfinamento del potere giudiziario in quello legislativo e in ambito politico", conclude Santoro.

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