Giovedì, 5 Agosto 2021
Politica

Hotspot, il gruppo del M5S attacca il sindaco: "Orlando mente, il Comune avrebbe dato l'ok"

I consiglieri Forello, Argiroffi, Amella, Lo Monaco e Randazzo tirano fuori un resoconto stenografico del 16 marzo 2017 in cui capo del dipartimento per l'Immigrazione del ministero dell'Interno avrebbe dichiarato che "il Comune ha concesso la propria disponibilità per 150 posti"

Il capogruppo Forello con i consiglieri Lo Monaco e Randazzo

Dal resoconto stenografico della seduta numero 78 di giovedì 16 marzo 2017 della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate, emergerebbe che "a Palermo vi sono dei lavori per realizzare un hotspot su un'area acquisita dall'Agenzia dei beni confiscati, per la quale il Comune ha concesso la propria disponibilità per avere 150 posti". Ne dà notizia il gruppo consiliare del M5S, citando le dichiarazioni messe a verbale dalla dottoressa Gerarda Pantalone, capo del dipartimento per le Libertà civili e l'immigrazione del ministero dell’Interno.

"Se quanto dichiarato in commissione parlamentare da un capo di dipartimento del ministero può essere attendibile - affermano i consiglieri Ugo Forello (capogruppo), Giulia Argiroffi, Concetta Amella, Viviana Lo Monaco, Antonino Randazzo - allora risulta che il sindaco Orlando mente quando con sdegno dichiara, in Aula e sui giornali, di essere contrario alla realizzazione di un hotspot a Palermo e di essere disposto a ricorrere al Tar pur di scongiurare questa eventualità. Dalle carte, infatti, emerge che sarebbe stato proprio lui a fornire la disponibilità all’utilizzo dell’area individuata allo Zen".

"Come gruppo del Movimento 5 Stelle - concludono i cinque consiglieri - chiediamo pertanto che sia fatta immediatamente chiarezza su questa situazione imbarazzante: non siamo disposti ad essere presi in giro da Orlando. L’istituzione di un hotspot riguarda una questione delicata che mette in discussione la tutela dei diritti umani, e non è possibile che chi è chiamato a rappresentare la città, pubblicamente si riempia la bocca di belle parole per poi, in perfetto stile di vecchia politica, scoprire che la stessa persona avrebbe dato disponibilità a procedere con un'opera che nessuno vuole". 

“Questa amministrazione - rincara la dose sempre dai banchi dell'opposizione Fabrizio Ferrandelli - dimostra ancora una volta di non operare alla luce del sole. Per questo, ho presentato un’interrogazione e fugare ogni dubbio". Nell'interrogazione si chiedono “le motivazioni per le quali è stato dichiarato dal capo del  dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione  del ministero dell’Interno durante la seduta del 16 marzo 2017 che a Palermo sarebbero stati realizzati dei lavori su un’area acquisita dall’agenzia dei Beni confiscati – si legge nel testo - per la quale il Comune (e pertanto il Sindaco) avrebbe concesso piena disponibilità per avere 150 posti”. 

“Se questo dovesse rispondere al vero – precisa Ferrandelli – andrebbe in completa contrapposizione con quanto dichiarato dal Sindaco durante la scorsa seduta di Consiglio. Mi chiedo inoltre quale sia pertanto l’effettiva posizione di questa amministrazione su tale progetto, considerato che la creazione di un hotspot riguarda anche la tutela dei diritti umani e la realizzazione di un’opera che nessuno vuole”.

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