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Il Consiglio comunale dice "no" all'hotspot, Orlando: "Pronti a ricorso al Tar"

Coro unanime contro la struttura che dovrebbe sorgere allo Zen, ma il parere di Sala delle Lapidi non è vincolante. La "partita" adesso si sposta alla Regione, lunedì vertice dei capigruppo con l'assessore Cordaro. Il sindaco: "Rifiutiamo ogni forma di ghettizzazione dei migranti, la nostra è una scelta politica"

Il sindaco Orlando al Consiglio comunale

Il Consiglio comunale vota compatto contro l'hotspot allo Zen. Una presa di posizione netta, che trova sulla stessa lunghezza d'onda il sindaco Orlando e la Giunta. Il parere di Sala delle Lapidi, obbligatorio ma non vincolante, sullo studio di prefattibilità della struttura temporanea prevista a fondo San Gabriele (richiesto dalla Prefettura) arriva all'indomani della nomina da parte della Regione di un commissario ad acta

La palla adesso passa all'assessorato regionale Territorio e Ambiente, chiamato a dire l'ultima parola sulla variante urbanistica a fondo San Gabriele bocciata dal Consiglio. Orlando promette battaglia, anche sul fronte legale: "L'amministrazione comunale - afferma davanti ai 40 consiglieri di Sala delle Lapidi - si riserva di impugnare eventuali provvedimenti favorevoli all'hotspot. Faremo ricorso alla giustizia amministrativa". Il primo cittadino traccia la strada dopo aver chiaramente detto che "il no dell'amministrazione comunale all'hotspot è una scelta politica e non tecnica. Siamo contrari a campi di raccolta, sacrificio e sofferenza: rifiutiamo ogni forma di ghettizzazione dei migranti. Questa struttura, che è tutt'altro che precaria, non sorgerà né allo Zen né altrove. Palermo è la capitale del diritto e dei diritti, la cultura dell'accoglienza è il nostro tratto distintivo".

Tutto liscio? Non proprio. Ad inizio seduta una parte dell'opposizione (Ferrandelli, Mattaliano e Figuccia), pur essendo d'accordo a votare contro l'hotspot, ha chiesto un'inversione dell'ordine del giorno per "costringere" il sindaco a confrontarsi con il Consiglio sui conti del Comune e sulla gestione dei rifiuti. Una posizione non condivisa all'interno dello stesso centrodestra, visto che sia Giulio Tantillo sia Alessandro Anello hanno richiamato al rispetto di quanto stabilito in conferenza dei capigruppo. La richiesta comunque è stata respinta dalla presidenza e i tre consiglieri sono usciti fuori dall'Aula, salvo poi rientrare per la votazione. Che ha visto i 28 consiglieri presenti (14 tra le fila della maggioranza e 14 dell'opposizione) bocciare compatti l'hotspot.

La prossima settimana la "partita" sull'hotspot si sposterà alla Regione. Lunedì (alle 12) è stata fissato un vertice dei capigruppo del Consiglio con l'assessore al Territorio e Ambiente Toto Cordaro. 

LE REAZIONI

"L'hotspot non va fatto - dice Tantillo - ma non lasciamo quest'area in stato d'abbandono. Restituiamola al quartiere realizzazndo ad esempio un orto urbano". Per Giusto Catania, capogruppo di Sinistra Comune, "l'hotspot sarebbe un vulnus rispetto alla Carta di Palermo. Siamo contro questo modello d'accoglienza che priva della libertà uomini e donne che non hanno commesso nessun reato. Diciamo 'no' a un non luogo dove si fabbricano non persone. Che tra l'altro è anche uno scempio urbanistico: sette milioni di euro per costruire una baraccopoli in un bene confiscato alla mafia. La battaglia si sposta alla Regione e siamo sicuri che il sindaco Orlando si batterà con noi in tutte le sedi in cui sarà necessario contro provvedimenti che non rispettano la volontà dei territori e negano i diritti umani". Catania, dopo aver contestato il comportamento della sovrintendenza ai Beni culturali (che ha rimosso il vincolo sull'area), si è rivolto a chi chiedeva l'inversione dell'ordine del giorno: "L'identità della città non è un passaggio secondario. Chi non lo capisce è un'analfabeta istituzionale".

"Nel 2017 - aggiunge Marcello Susinno (Sinistra Comune) - gli sbarchi sono diminuiti del 33% rispetto all'anno precedente. Viene da chiedersi allora a cosa serva questo hotspot. Non si affrontano così i temi dell'accoglienza, alimentando le tensioni sociali allo Zen".

"Siamo soddisfatti per la decisione presa dall'Aula su un'opera invasiva e costosa, sbagliata nella concezione, nel metodo e nel progetto affermano Ugo Forello, Giulia Argiroffi, Antonino Randazzo, Viviana Lo Monaco e Concetta Amella -. Ribadiamo che per il Movimento 5 Stelle i diritti umani vengono prima di tutto e per questo il nostro dovere istituzionale era di dire no all'istituzione di un hotspot a Palermo non riconoscendolo come strumento adatto per accogliere e aiutare i migranti. Oltretutto la scelta dello Zen non garantisce alcun rispetto per le esigenze di un quartiere che ha bisogno necessariamente di altro. Questa soluzione ipotecherebbe per sempre il riscatto di un quartiere in cui i politici tutti hanno fallito. L'unica nota positiva di oggi, oltre all'unione d'intenti dell'intero consiglio su questo tema, è stata la presenza del Sindaco 'assente' che in Aula non si vedeva da fine 2017 e che sembra scappare dalle sue responsabilità: dall'emergenza rifiuti, ai debiti del Comune e delle partecipate, a un’emergenza sociale con una Palermo sempre più povera e distante dalle esigenze dei cittadini". 

Da Forello è arrivata inoltre la stoccata politica: "Sorprende come il Pd a Palermo si dica 'soddisfatto' di aver votato contro un’imposizione del governo a guida Pd. Va sottolineato, invece, come l’atto sia passato grazie ai voti dell’opposizione, dal momento che con i soli 14 voti della maggioranza di Orlando (di cui uno del presidente del consiglio che solitamente si astiene dal voto) non ci sarebbero stati i numeri per fermare l’hotspot a Palermo che proprio il partito del sindaco ha imposto a livello nazionale col suo governo. Tutto questo oltretutto è in contrasto con le parole del sindaco stesso che continua a parlare di 'realtà compatte' che non esistono come dimostrato dalla presenza dei consiglieri di maggioranza al momento della votazione, che erano appena 14, numero bel lontano dal garantire il numero legale (di 21) in aula”.

"Ribadisco il mio no assoluto al progetto dell'hotspot - afferma Igor Gelarda -. Perché ritengo assoluta la necessità di tutelare i diritti umani dei migranti, che spesso hanno dovuto affrontare tremende peripezie per arrivare in italia. Ma dico no anche perché voglio tutelare i diritti di coloro che vivono a Palermo, abbandonati a se stessi in una Città allo sbando. Ma anche ai diritti degli operatori delle forze dell^ordine che operano, con grande difficoltà e pericolo all'interno di questi centri (basti pensare i due poliziotti presi a testate a Pozzallo da due tunisini ad inizio mese). Gli hotspot sono il frutto di una politica delle migrazioni fallita e fallimentare, quella dell'accoglienza indiscriminata, che speriamo diventi presto solo un ricordo. Lasciamo al governo costituendo, così come prevede il contratto di governo tra Lega e Movimento, impostare le nuove politiche migratorie e affrontare queste problematiche così complesse e sulle quali hanno lucrato e lucrano associazioni criminose, alle quali si deve dare una battaglia senza quartiere. Da portavoce comunali ci faremo portavoce con il governo nazionale delle istanze e delle necessità della città".

"Non vogliamo il sindaco in Aula su questioni su cui siamo tutti d’accordo, ma per parlare delle emergenze finanziarie e gestionali del Comune e delle sue aziende. Se vuoi fare passerella noi non siamo e non saremo mai complici". Queste le parole di Fabrizio Ferrandelli e Cesare Mattaliano, rispettivamente leader dell’opposizione a Palazzo delle Aquile e capogruppo de I Coraggiosi, che sono rientrati a conclusione del dibattito in Consiglio, assicurando i numeri per la bocciatura dell’hotspot. “Noi siamo a difesa degli interessi dei palermitani - precisano Ferrandelli e Mattaliano - e non partecipiamo alla mistificazione di chi usa le istituzioni a proprio uso e consumo, scappando dai modi rilevanti". Duro l’intervento di Ferrandelli che richiama il sindaco alle sue responsabilità nei confronti della città, passando dalle criticità del Mef ai rilievi della Corte dei Conti, dalla contrarietà al tram in via della Libertà al rischio fallimento delle aziende controllate, tra cui la Rap che è ancora senza Cda. "Noi vogliamo confrontarci sulle proposte - affermano i consiglieri - ne abbiamo a centinaia e vogliamo invertire la rotta, trasformando Palermo nella città che merita di essere. Appartengo a una cultura in cui i diritti riguardano ogni essere umano, come declama la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Non facciamo propaganda sull'accoglienza, quando ancora a Palermo uomini vivono in strada, lungo corso Vittorio Emanuele, via Maqueda, in piazza Sturzo, o ancora famiglie sono costrette a occupare le grotte sotto Villa Trabia, o quando migliaia di famiglie sono in emergenza abitativa, pensiamo alle comunità per minori, stranieri e non che rischiano la chiusura per i ritardi di mesi nei pagamenti... Se si parla di accoglienza, bisogna farla a 360 gradi, e non per slogan".

"Il Pd manifesta tutta la propria soddisfazione per il dibattito di oggi. Abbiamo ribadito le grandi conquiste della città in questi ultimi anni, tra queste certamente la visione centrale del tema dell'accoglienza, che ha trasformato Palermo in città dei "diritti", a partire dalla nostre scuole dove i bambini e le bambine vivono e crescono insieme, e lo straordinario contributo del governo nazionale per l'attenzione data". A dirlo i consiglieri Dario Chinnici, Francesco Bertolino, Carlo Di Pisa, Rosario Arcoleo e Giovanni Lo Cascio dopo il dibattito, avvenuto questa mattina a Sala delle Lapidi sulla vicenda dell'hotspot allo Zen. "Abbiamo apprezzato - continuano i consiglieri dem - la proposta condivisa da molti colleghi di riqualificare aree come quella di Fondo San Gabriele, proposta questa del Centro Pio La Torre, o di scuole oggi degradate, ribadendo la nostra difesa dei diritti e contestualmente l'obiettivo di votare atti che certamente contribuiranno nel percorso di crescita di questa città".

"Non accetto l'atteggiamento di chi sciorina belle parole in aula all'insegna dell'accoglienza e dell'uguaglianza, scomodando la storia, magari per rendere piu interessante il proprio intervento denso di inutile retorica - dice Sabrina Figuccia (Udc) -. E non lo accetto ancor di più da parte di un Sindaco che pur avendo in tasca la tessera del pd continua a dichiararsi del partito dei palermitani. E ancora non accetto la sterile demagogia di chi continua ad affermare principi secondo i quali prima vengono le persone. A costoro dico in maniera chiara, come l'ho detto oggi in aula al sindaco, prima vengono i palermitani, soprattutto rispetto a chi oggi da clandestino arriva nel nostro paese e vi soggiorna serenamente in violazione delle sue leggi. Un principio quello del rispetto della legge, che questa volta si, rimanda all'uguaglianza. L'uguaglianza che chiedo a gran voce per tutti quei palermitani che ogni giorno pagano le tasse e rispettano le leggi del nostro paese, pur essendo privi di servizi essenziali come l'acqua, la raccolta dei rifiuti, ma anche strutture scolastiche adeguate per i propri figli, servizi di trasporto pubblico locale e ancora impianti sportivi e così via fino ad arrivare a tutti quei servizi minimi essenziali che devono essere erogati a tutti i cittadini, da quelli dello zen, oggi coinvolti da questa progettualita', che domani potrebbe riguardare i palermitani di Bonagia, quelli di Borgo Nuovo, ma anche quelli di Via Libertà e di quello che ormai impropriamente, viene definito il salotto buono della città".

"Il nostro no agli hotspot è prima di tutto politico - commenta Toni Sala, capogruppo Palermo 2022 -. Queste strutture non sono la soluzione, non sono i modelli di accoglienza che auspichiamo. Non possiamo mortificare oltre gli uomini, le donne e bambini, che hanno messo a rischio la propria vita ed anche calpestato la dignità. Ma è anche una negazione tecnica. Un'area in cui è presente verde storico e sono stati rinvenuti qanat. Un sito che non ha senso se realizzato così distante dal porto. Siamo soddisfatti per l'esito del voto, tanti no. Ma è necessario indicare, individuare, suggerire delle soluzioni. Saremo presenti all'incontro con l'assessore al Territorio ed Ambiente. Il problema ovviamente della identificazione e del prima accoglienza rimane inalterato".

"Siamo assolutamente contrari all’hotspot perché la città non ha bisogno di lager o strutture di detenzione per i migranti - dice Sandro Terrani, capogruppo del Mov139 -. Palermo deve continuare ad essere la città dell’accoglienza, come lo è stata negli ultimi sei anni. Abbiamo bisogno di un rilancio economico, non di strutture che ghettizzeranno le periferie. Stanziare 7,2 milioni per una struttura temporanea è mortificante: la città ha bisogno di risorse per riqualificare le periferie. Ci incateneremo per evitare tutto ciò".

   

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