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Giorgio Trizzino

Giorgio Trizzino

Trizzino parla da quasi ex e spara a zero sul M5S: "Senza identità e punitivo con i dissidenti"

Catapultato tre anni fa dalla sua poltrona di direttore sanitario dell’ospedale Civico e Di Cristina a quella di parlamentare alla Camera, è tra i pentastellati più in contrasto col Movimento: "Non contano i titoli ma apparire. Ha senso restare?"

Ripercorre la sua carriera da parlamentare nazionale, dalla chiusura della campagna elettorale al Don Orione - quando ancora gli assembramenti erano permessi ed erano indice di una strada spianata verso i palazzi che contano - al clima teso di oggi in cui medita di lasciare il Movimento Cinque Stelle e chiede direttamente ai suoi elettori che strada intraprendere. Giorgio Trizzino, catapultato tre anni fa dalla sua poltrona di direttore sanitario dell’ospedale Civico e Di Cristina a quella di parlamentare alla Camera, è tra i pentastellati più in contrasto col Movimento e si sfoga con un lungo post su Facebook. Righe su righe che hanno tutto il sapore di un addio e non dei più "pacifici".

"Ricordo - scrive - il 2 marzo di tre anni fa, giorno della chiusura della campagna elettorale e la sala del teatro Don Orione che non poteva contenere tutti.  La mattina trascorsa a Borgo Vecchio con commercianti e residenti che mi raccontavano delle loro aspettative e che avrebbero votato per il Movimento 5 Stelle perché aveva calamitato le loro speranze. Ripetevo che da quel momento era possibile per ogni cittadino candidarsi e fare politica e che avremmo cambiato le regole una volta eletti. Ne ero convinto davvero e mi confondevo tra la gente, nei loro negozi, nei bar, nelle case, per strada ad ascoltare i problemi, le difficoltà della vita quotidiana. Questo il ricordo più bello.  Tanti nel riconoscermi mi chiedevano perché avevo deciso di lasciare il mio lavoro di Direttore Sanitario dell’Ospedale Civico e Di Cristina per fare il deputato. La risposta era sempre la stessa e cioè che avendo ricevuto molto dalla vita era giunto il momento di restituire parte del mio bagaglio di esperienza e competenza. Me ne aveva offerto l’opportunità il M5S chiedendomi di candidarmi ed io avevo accettato la sfida sentendone tutta la responsabilità". 

"Ricordi belli, che, proprio perché belli, rivisitati agli occhi di oggi restituiscono un sentimento di enorme rammarico, fino alla rabbia.
Poi l’elezione nel collegio di ‘Palermo-centro’ con una valanga inaspettata di voti.  E quindi la nuova vita da deputato con mille aspettative ed altrettante delusioni. La scoperta che sei uno tra i tanti deputati e che ciascuno va per la propria strada. Quasi tutti giovani che ti osservano spesso come un intruso e ti considerano un potenziale competitore. Ho imparato quanto male può fare la spietatezza di chi si sente come te solo perché ha ricevuto lo stesso mandato dagli elettori. Non vale né il titolo di studio, né quante notti hai trascorso in sala operatoria, né quante vite hai salvato, ma l’unico metro è la bravura nel saper 'apparire'. Ho imparato a misurarmi con i like, i click, i post, gli spot, i selfie....Tre anni di pulsanti premuti, di passi perduti tra commissioni e transatlantico, di promesse non mantenute, di solitudine mista ad isolamento. Un’aria ancora pesante per quella volontà di rottamazione invocata con forza in passato da persone che poi si sono rivelate inadeguate per cultura e competenza. Ho creduto che i loro toni alti fossero espressione di sana energia; erano solo voci scomposte di ragazzi incompetenti e spietati. Decisioni che spesso hanno privilegiato l’interesse personale rispetto a quello del gruppo di appartenenza. Le armi usate: l’arroganza, il silenzio, l’isolamento, la supponenza. Questo senso di spaesamento se non di irrilevanza si è nel tempo associato a momenti di appagamento per i risultati che nell’interesse del Paese e dei suoi cittadini si andavano ottenendo: reddito di cittadinanza, miglioramento delle infrastrutture, investimenti al sud, assunzioni di docenti, tutela dell’ambiente, ristori e sostegni per la pandemia. Mi compiacevo nel vedere realizzati molti degli obiettivi che avevo posto al centro della mia candidatura. Soddisfazione accresciuta durante il governo guidato da Conte con le altre forze progressiste".

Trizzino non tralascia nulla. Parla del "grande tradimento di Renzi e la speranza di una riedizione di alleanze con le altre forze che avevano lealmente sostenuto il Conte 2. E successivamente la mia convinta adesione all’appello del Presidente Mattarella a sostenere un governo di emergenza nazionale con una autorevole guida. Ma già dai primi vagiti la delusione è montata: azzerarata la presenza di Ministri siciliani, sotto rappresentata la componente femminile, demolite le strutture e le figure precedentemente poste a presidio del controllo della pandemia, scelta politicamente discutibile dei sottosegretari ancora una volta con scarsa attenzione alle competenze professionali ma prediligendo le apparizioni televisive di taluni ormai diventati animali da palcoscenico, accentramento di poteri e decisioni nelle mani del Presidente del Consiglio, evidente predominanza delle istanze dei partiti di destra. Non ha alcuno sbocco la strada delle scelte farlocche sui sottosegretari, studiate a tavolino per soddisfare voglie di potere, realizzando  equilibri da circo equestre!
E tutto questo con la piena acquiescenza masochistica di un Movimento 5 Stelle acefalo, rinunciatario, privo di identità e punitivo nei confronti dei dissidenti che chiedono coerenza e fedeltà ai valori fondanti".

Poi si rivolge ai suoi sostenitori:"Mi chiedo e mi rivolgo agli elettori dei quali non voglio tradire la fiducia: è ancora possibile ed utile restare nel Movimento a queste condizioni? O è necessario combattere dall’interno per un radicale cambiamento che premi lealtà, competenza, dibattito ed espella da sé capi e capetti sensibili solo alla conservazione delle poltrone ed insensibili a dar spazio e riconoscimenti a chi quotidianamente si dedica a perseguire gli interessi degli elettori pur lontano dai cerchi magici e dalle mediocri consorterie del circoscritto potere interno? Sono deluso io, ma è ancor più delusa la gente. Temo infatti di essere l’espressione di una parte considerevole di persone che come me hanno ascoltato, voluto, creduto e investito. La gente che sta voltando le spalle, lo sta facendo con sempre maggiori attestazioni di delusione e di malcontento. Come la si può ignorare? Come si può pensare che basti non ascoltare la marea montante della protesta per farla sparire? Come si può ancora illudere se stessi, prima che gli altri, di costruire nuovi soggetti politici secondo regole che hanno già dimostrato il massimo del fallimento? Come si può ancora puntare sulla pochezza dei molti, calpestando e sacrificando le poche risorse valide? E’ apprezzabile lo sforzo di chi vuol mettersi ora nella cabina di regia. Apprezzabile e meritevole di ogni incoraggiamento. Ma nemmeno la più elevata visionarietà di un ‘elevato ed illuminato’ potrà mai poggiare le sua basi sul vuoto degli arroganti".
 

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