Giovedì, 21 Ottobre 2021
Politica

Il caso delle firme false M5S, la procura chiude le indagini: 14 indagati

Tra loro anche il deputato nazionale Riccardo Nuti e i parlamentari regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca. La falsificazione sarebbe avvenuta per "rimediare" a un errore che avrebbe impedito di presentare le liste alle comunali 2012

Chiuse le indagini sul caso delle firme false depositate dal Movimento 5 Stelle a sostegno delle candidature per le elezioni comunali del 2012. Quattordici gli iscritti nel registro degli indagati. Tra loro anche il deputato nazionale Riccardo Nuti, che all'epoca dei fatti era candidato sindaco.

Il procuratore aggiunto Dino Petralia e Claudia Ferrari contestano la violazione di una legge regionale del 1960 che recepisce il testo unico nazionale in materia elettorale. L'articolo 90 del Testo unico punisce con la reclusione da due a cinque anni, "chiunque forma falsamente, in tutto o in parte, liste di elettori o di candidati o altri atti dal Testo Unico destinati alle operazioni elettorali, o altera uno di tali atti veri oppure sostituisce, sopprime o distrugge in tutto o in parte uno degli atti medesimi". "Chiunque fa uso di uno dei detti atti falsificato, alterato o sostituito, - recita la legge - è punito con la stessa pena, ancorché non abbia concorso nella consumazione del fatto".

L'inchiesta è stata riaperta dopo un servizio della trasmissione televisiva Le Iene. In poche ore i pentastellati palermitani avrebbero raccolto 1.200 firme per presentare la lista alle elezioni. Firme che però risulterebbero essere state autenticate a marzo. Secondo la procura, Nuti e un gruppo ristretto di attivisti si sarebbero accorti che per un errore di compilazione le firme raccolte erano inutilizzabili ed era quindi a rischio la presentazione delle candidature. Avrebbero deciso di ricopiare dalle originali le sottoscrizioni ricevute e corretto il vizio di forma.

La parlamentare regionale Claudia La Rocca si è presentata spontaneamente davanti ai magistrati raccontando la propria versione dei fatti. Una "mossa" che ha scatenato le ire dei colleghi portando a una "faida" senza esclusione di colpi. I "rivali" hanno poi accusato la stessa La Rocca e dipingendola in un esposto come "manovrata" dal suo legale Ugo Forello, oggi candidato sindaco.

La chiusura delle indagini è stata notificata, oltre a Nuti, a Samanta Busalacchi, Giulia Di Vita, Claudia Mannino, Alice Pantaleone, Stefano Paradiso, Riccardo Ricciardi (marito della deputata Loredana Lupo, che non è coinvolta nel caso), Pietro Salvino (marito di Claudia Mannino), Tony Ferrara (candidato alle elezioni che ha raccolto 70 voti), Giuseppe Ippolito e ai deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca. Indagato anche il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello, accusato di avere dichiarato il falso affermando che erano state apposte in sua presenza firme che invece gli sarebbero state consegnate dai 5 Stelle. Reato di cui risponde in concorso con Francesco Menallo, avvocato ed ex esponente dei 5 Stelle che consegnò materialmente le firme al pubblico ufficiale per l'autenticazione. 

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