Il caso delle firme false del M5S, La Rocca: "Adesso parlo io..."

La parlamentare regionale Claudia La Rocca, la prima a rendere dichiarazioni spontanee ai magistrati, scrive in un lungo post su Facebook la sua verità. L'occasione per replicare alle accuse dei colleghi del Movimento, ma anche alla stampa

Claudia La Rocca - Foto Facebook

E' stata la prima a parlare con i magistrati, la prima a "metterci la faccia", ma anche la prima a non rilasciare dichiarazioni ufficiali mentre dentro e fuori il suo schieramento politico impazzava la bufera tra scambi di accuse ed equilibri politici in frantumi. Adesso Claudia La Rocca, parlamentare regionale del Movimento 5 Stelle, affida a un lungo post su Facebook la sua verità sul "caso" firme false. Sul social network ripercorre le ore convulse in cui diversi attivisti pentastellati, per rimediare a un errore, ricopiarono delle firme per la presentazione delle liste alle elezioni amministrative 2012. Dopo quattro anni un servizio de "Le Iene" porta tutto alla luce. Da lì, l'apertura dell'inchiesta, la decisione di collaborare con i magistrati, la "faida" con i colleghi del Movimento. Un "ciclone" che ancora non si è placato perchè l'iter processuale è solo all'inizio. 

"Nessuno - esordisce La Rocca -  fino a oggi era a conoscenza delle mie dichiarazioni ai pm, ai quali ho detto solo ciò che ricordavo dopo 4 anni e mezzo dal fatto, ma visto che il verbale è stato reso pubblico (preciso, non da me) rompo il silenzio. Forse qualche parola a questo punto è doverosa e magari servirà prima di tutto a me stessa per difendere la mia persona e per esprimere tutto quello che ho dentro e che mi fa male, sinceramente".

"Parto dal presupposto - spiega - che non so come sia potuto venire in mente ai miei colleghi nazionali di presentare un esposto che metta in dubbio la natura delle mie dichiarazioni ai magistrati. Non conoscevano il contenuto della mia testimonianza, nè sapevano se avevo fatto i loro nomi (e se si, di chi). Ripeto, ho riferito solo ciò che ricordavo, senza mentire (cosa che non mi appartiene)".

Alcuni parlamentari hanno infatto presentato un esposto contro la stessa La Rocca, in cui sostengono che le sue dichiarazioni sono state "manipolate" dall'avvocato Ugo Forello, oggi candidato a sindaco proprio per i Cinque Stelle. "Quando ho deciso di rivolgermi alla magistratura - spiega La Rocca - conoscevo Ugo Forello, messo in mezzo in modo strumentale, veramente poco, non avevo molta confidenza con lui, l'avevo visto pochissime volte (da contare sulle dita di una mano). Era una persona che sapevo lavorare da qualche mese al tavolo tematico sui beni comuni e sulla trasparenza, io lavoravo in quello sul turismo e la cultura, quindi non ho avuto molte occasioni per incontrarlo. Proprio per questo, non capisco come un consiglio disinteressato, scritto a seguito di un servizio televisivo e al quale risposi vagamente e distrattamente, possa essere stato definito una 'manipolazione' termine letto e sentito più volte e che offende la mia intelligenza".

"Non capisco per quale ragione - prosegue - avrei dovuto farmi 'manipolare' da una persona che conoscevo appena. Diciamo pure che forse qualcuno ha voluto buttarla in caciara per provare a far saltare le comunarie. Un comportamento ingiusto, insensato, ma che per fortuna non ha avuto l'esito sperato. Quando è scoppiato il caso firme ero molto confusa, soprattutto davanti i comportamenti di chi forse doveva essere semplicemente coerente con i valori che dei portavoce, e non, del M5S dovevano rappresentare, e non avevo ancora maturato quella che sarebbe diventata, giorni dopo, la mia scelta di collaborazione".

"La mia decisione - aggiunge - è stata dettata non solo dal fatto di essere un deputato del Movimento 5 Stelle, ma prima di tutto dal fatto di essere una siciliana che non sopportava e avrebbe sopportato un atteggiamento omertoso, in particolare davanti un fatto stupido, che non ha leso nessuno e di cui ci si doveva scusare subito".

Il post su Facebook è anche l'occasione per bacchettare la stampa. "So - scrive - che il Movimento paga i toni a volte troppo giustizialisti, ma di fatto per mesi il caso delle "firme false" ha regnato nei tg al pari di un caso di tangenti o del pericolo di un serial killer a piede libero. Nella realtà dei fatti il 'reato' è stato commesso da un branco di ragazzetti, che nell'intento di aiutare qualcuno per un errore commesso nella stampa dei moduli, hanno agito nella totale ignoranza e assoluta ingenuità. Capisco la 'notizia', ma per onore della verità è giusto dare alle cose la giusta dimensione, lo spirito non era quello di un clan malavitoso, nessuno ha inventato 'firme false', si sono 'ricopiate' firme (pur sbagliando) di persone che avevano espresso la volontà di firmare quei maledetti moduli. In tutto questo la perizia grafologica, alla quale mi sono sottoposta, ha riscontrato la compatibilità con 'mezza' firma su 310. Perchè come vagamente ricordavo avevo fatto presente che non ero capace a ricopiare e ho aiutato a compilare i campi. Le mani erano tante, come dice la perizia".

La Rocca parla di un "errore", "strumentalizzato a partire da quelle persone che l'hanno tirato fuori dopo ben 4 anni e mezzo, soprattutto da chi ha conservato nel cassetto quei 5 moduli con 'le firme originali' e le ha tirate fuori al momento giusto, magari manovrato da qualcuno. Un atteggiamento meschino, non di certo fatto in buona fede o per amore della verità, non mi risulta infatti che le persone in questione (alcune di loro ai tempi candidate) abbiano sporto denuncia al momento dell'accaduto. Voglio avere fiducia nella Giustizia, solo e soltanto lei, come è indicato nella nostra Costituzione, deciderà se quanto accaduto meriterà una condanna, se sono colpevole".

Fin qui il passato, ma nel lungo post c'è anche un pensiero al futuro. Alla tentazione di riprovarci alle prossime elezioni, smorzata però da quanto accaduto: "La mia vita (e non solo mia) negli ultimi mesi è stata stravolta, vivo in una specie di limbo e nonostante il grande sostegno ricevuto dalla gente, dagli attivisti, dai miei colleghi, verosimilmente da ogni schieramento politico regionale e dalla correttezza della stampa locale, sono tanti i rospi che ho dovuto ingoiare, come il sapere del vile tentativo di qualcuno di mettere in dubbio la mia sanità mentale, al dovermi sentire una figura "scomoda" e "compromessa", che da una parte continua a fare il suo dovere e a restituire parte del suo stipendio, ma dall'altra parte deve quasi nascondere il suo lavoro e altro. Trovo questa storia una punizione spropositata e tristemente ingiusta. Diverse persone, amiche e sconosciute, mi dicono di non mollare e andare avanti, che io 'sono il Movimento' e parole simili (che apprezzo, per carità...), la verità è che io non so nè se voglio andare avanti, mi sento fortemente disillusa, nè se avrò le condizioni per farlo".

"Non dobbiamo nasconderci dietro un dito - prosegue - siamo alla fine della legislatura, prossimamente si rifaranno le liste per le regionali e ci sono tanti pronti a salire sul carro. Probabilmente non potrò candidarmi, anche se attualmente i miei carichi pendendi e casellario giudiziale sono perfettamente puliti e un codice etico indica i casi di incompatibilità con la carica di portavoce. Sarei ipocrita a dire che non mi sarebbe piaciuto rimettermi alla prova, dare seguito all' esperienza, e non c'è nulla di male ad avere sane ambizioni, ma non di certo per una squallida questione di 'poltrone', come un bravo ''leone da tastiera' potrebbe commentare, ma per tutto il lavoro e grosso pezzo della mia vita che ho messo in questo percorso. Ma ripeto, non so se posso, nè se voglio... Mi sento ormai da tempo frammentata. Io non la so neanche esprimere la profonda amarezza che provo per tutta questa storia, ma se deve andare così ok, ho la mia dignità, conosco il mio modo di lavorare e magari ci sarà un motivo che prima o poi capirò".

Nelle parole di La Rocca anche la rivendicazione di quanto fatto come parlamentare regionale. "No non voglio essere 'quella che si è pentita per le firme false'. Io sono i miei circa 280 atti (fra note, richieste accesso agli atti e atti parlamentari), i miei 214 mila euro restituiti ai cittadini, ma soprattutto sono i miei risultati, sia quelli per cui sono con onore ormai 'etichettata', come la legge sull'Albergo Diffuso o per aver seguito il concorso di idee per i Polmoni Urbani, a quelli meno noti ma importanti, come l'approvazione della legge contro le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale, portata avanti con le associazioni; la norma che ha raddoppiato le royalties sui prodotti petroliferi, raddoppiando di conseguenza le entrate sia per la Regione che per i Comuni con gli insediamenti, per cui a seguito dell'approvazione ho dovuto lottare ogni anno per il mantenimento; la norma che ha aggiornato i canoni sulle acque minerali fermi alla lira (non scherzo) e che agevolavano le multinazionali rispetto alle piccole aziende (anche in questo caso è seguito un lavoro di mediazione negli anni successivi); l'emissione del decreto per l'aggiunta dei posti letto dei minori negli alberghi, dopo una risoluzione approvata e interlocuzioni con l'assessore Stancheris, al fine di essere competitivi con le altre regioni; le battaglie non ancora diventate un risultato, ma che hanno portato a risvolti importanti, come quella per l'abbattimento dell'ecomostro di Sferracavallo o l'accendere i riflettori sull'IPAB Palagonia o sul destino di Palazzo delle Finanze. Sono stata definita 'pentita' o 'gola profonda' a proposito della festa delle donne che si celebra oggi), ma nella realtà questo è il lavoro portato avanti in questi anni, questa sono io".

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