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5 Stelle, lo scandalo s'allarga: "Firme ricopiate? No, direttamente clonate"

Il nuovo fronte dell'inchiesta palermitana: spunta anche l'ipotesi di falso integrale. Firme che non sarebbero mai state davvero raccolte. Cirinnà (Pd): "Particolari inquietanti, Di Maio burattino"

L'inchiesta palermitana sulle firme false del Movimento 5 Stelle entra nel vivo. Questa mattina parte la girandola di interrogatori per gli otto indagati. Si tratta di due parlamentari nazionali, due consiglieri regionali e quattro attivisti. Un'inchiesta che si allarga a macchia d'olio e che ogni giorno si arricchisce di nuovi particolari. Adesso - e questa è la notizia delle ultime ore - spunta anche l'ipotesi di falso integrale. Non solo firme copiate, ma clonate. Ovvero mai davvero raccolte.

È il nuovo fronte dell'inchiesta, che - come riporta l'Agi - potrebbe portare ad altri indagati. Ci sono un paio di testimonianze fondamentali. Un avvocato e un commercialista, convocati dalla Digos nei giorni scorsi, non hanno riconosciuto la proprio firma che però era inclusa nei moduli depositati 4 anni fa nei locali del Municipio. Uno dei due avrebbe ammesso di aver sì firmato, ma per il referendum sull'acqua pubblica, un anno prima rispetto alle elezioni. In tanti non avrebbero riconosciuto la propria grafia. E adesso potrebbero essere ascoltati.

Dopo la deputata Claudia La Rocca, intanto anche Giorgio Ciaccio ha fatto un "dietrofront". Salgono a due gli autosospesi dal Movimento 5 stelle in Sicilia ed entrambi sono deputati regionali eletti a Palermo. "Continuano a emergere particolari inquietanti sulla vicenda delle firme false a Palermo - dice la senatrice del Partito democratico Monica Cirinnà, della commissione Giustizia a Palazzo Madamae il vicepresidente della Camera -. Luigi Di Maio invece di dire una parola chiara e assumersi le responsabilità del caso che sta travolgendo il M5S, parla d'altro. Sotto la regia di Grillo, che ha ordinato un'operazione di distrazione di massa per evitare di rispondere dello scandalo palermitano - sottolinea l'esponente Pd - il burattino Di Maio si lancia in accuse di voto di scambio. Forse non ricorda che è stato proprio il Pd a volere una legge al riguardo, provvedimento su cui il movimento pentastellato ha votato contro", conclude Cirinnà.

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