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La guerra di Piero alle Regionali? Crocetta: "Se Grasso si candida io lo sostengo"

Il governatore fa luce sulla richiesta di dimissioni dell'assessore Pistorio: "Non c'entra niente la candidatura di Grasso. Anzi, sarò il suo primo e leale sostenitore poiché una sua presidenza sarebbe in linea con la mia visione politica"

"Apprendo da qualche giornale che addirittura la mia richiesta di dimissioni dell'assessore Pistorio, sarebbe una mia mossa finalizzata a ostacolare la candidatura di Piero Grasso". Così in una nota il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, che aggiunge: "Voglio essere chiaro, già 5 anni fa quando si profilava la candidatura di Grasso io dissi a Piero che ero disponibile fin da allora a ritirare la mia, per sostenere la sua. Fu Grasso 5 anni fa a declinare l'invito dicendo 'avete già Crocetta'. Con estrema chiarezza dico che se il candidato dovesse essere Grasso, sarò il suo primo e leale sostenitore poiché una presidenza Grasso, sarebbe in linea con la mia visione politica".

 "Con queste parole - sottolinea Crocetta - voglio sgomberare l'idea che, dietro la richiesta di dimissioni dell'assessore Pistorio, ci sia un mio progetto politico. Dietro quella richiesta di dimissioni c'è soltanto la legittima richiesta di un presidente che non puo' piu' fidarsi di un collaboratore, che ha una visione culturale e politica antitetica a quella del presidente su questioni che attengono la difesa di diritti inviolabili delle minoranze. Diventerei incomprensibile al mondo se non lo avessi fatto. In questa valutazione non metto alcuna carica di risentimento o di odio nei confronti dell'assessore di Pistorio. La cultura dell'odio non mi appartiene".

"Ma non solo di me, ma che avesse quell'idea della vita e quei pregiudizi su quelle minoranze per le quali mi sono battuto e continuo a battermi - dice ancora Rosario Crocetta - Nulla di personale e nulla di politico. La politica ci potrebbe entrare solo se una coalizione democratica e progressista potesse avere al suo interno posizioni culturali oscurantiste, non compatibili con una politica progressista". E ancora: "Ovviamente l'assessore non si riconoscerà in questo ritratto, me ne rendo conto, ma purtroppo quel ritratto viene fuori da conversazioni che dovevano essere private e purtroppo sono diventate pubbliche".

"Andiamo alla vicenda politica - aggiunge Crocetta -. Non ho mai chiesto ai centristi di lasciare il governo e a nessuno degli alleati ho mai detto che la condizione per rimanere al governo, fosse la mia ricandidatura. Ho sempre ritenuto che la coalizione dovesse, dopo le amministrative di Palermo, cominciare a discutere della nuova candidatura unitaria del presidente della Regione e ho sempre rassicurato gli alleati a partire dal segretario del PD Raciti, che non ci sarebbe stata da parte mia una sorta di verifica di fedeltà a Rosario Crocetta, per continuare l'esperienza di governo".

"Devo dire con altrettanta chiarezza che già da diversi mesi i centristi di D'Alia hanno più volte manifestato l'idea di non volermi sostenere alle prossime elezioni e persino di rivendicare una loro candidatura - dice sempre Crocetta -. Lo hanno fatto anche altri alleati della coalizione e persino del Pd. A nessuno di loro ho chiesto, come avrebbe fatto chiunque, una dichiarazione di fedeltà. Ho sempre dato la mia disponibilità a discutere affinché si arrivasse a una candidatura unitaria, ritenendo però legittimo che il presidente uscente potesse rivendicare il diritto a proporre anche la propria candidatura, per il grande lavoro svolto in questi anni. L'uscita dei centristi dal governo non è una presa di distanza nei miei confronti, che già c'è stata da tempo, ma un volere tenere le mani libere rispetto al Pd e alla coalizione di centro sinistra, come dire o il prossimo presidente è espressione dei centristi, oppure non si fa nulla".

"Per quel che mi riguarda ho grande rispetto delle posizioni di tutti, ma mi dispiacerebbe molto se la responsabilità dell'uscita di una componente della coalizione venisse addebitata a me - dice Crocetta -Per mesi e persino per anni ho accettato attacchi politici, critiche, dissociazioni, votazioni in aula in contrasto con linea governo che da parte mia non hanno determinato azioni irresponsabili. Ho lavorato per la stabilità, accettato rimpasti non necessari per amore della collaborazione con le forze alleate, ho fatto mediazioni politiche, ma nessuno questa volta può chiedermi mediazioni".

E ancora: "La mediazione in politica è necessaria, ma non può essere fatta quando è in gioco la dignità delle persone. La dignità non è negoziabile e non può essere tema di trattative. Fino all'ultimo giorno io lavorerò per portare avanti il programma di governo per i disabili, per i poveri, il patto per lo sviluppo e la programmazione europea. Non sono interessato né a poltrone né a trattative personalistiche sul mio futuro. Ho sempre svolto l'attività politica per perseguire interessi collettivi e non per avere una poltrona".

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