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Martedì, 30 Novembre 2021
Regionali Sicilia 2017

Legge contro la povertà, trasparenza e sviluppo: le ricette dei candidati governatori

Ecco come Fava e Micari hanno risposto ai quesiti posti dal Centro Studi "Pio La Torre" nel confronto organizzato presso l'aula magna della facoltà di Giurisprudenza. Lo Monaco: "Se Ars avesse approvato nostro ddl, ci sarebbe uno strumento per aiutare 400mila famiglie"

La legge contro la povertà e la disuguaglianza sociale, trasparenza amministrativa, anticorruzione e antimafia, sviluppo per la Sicilia e diritto allo studio. Questi i temi al centro del confronto programmatico tra i candidati alla presidenza della Regione siciliana promosso dal Centro Pio La Torre e da alcune associazioni studentesche universitarie, tenutosi stamattina presso l’aula magna di Giurisprudenza e a cui hanno partecipato i candidati Claudio Fava, Roberto La Rosa e Fabrizio Micari.

“Nell’ultimo triennio - spiega Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre -abbiamo registrato un’esplosiva crescita della povertà assoluta e relativa delle famiglie che in base alle anticipazioni del rapporto Svimez è la più grave a livello nazionale: circa il 70% dei siciliani è relegato nelle fasce di minore reddito. Se l'Ars avesse approvato il disegno di legge d’iniziativa popolare contro la povertà firmato tre anni fa da 15 mila siciliani su iniziativa del Centro Pio La Torre e un nutrito cartello di associazioni, ora la Regione si troverebbe in mano lo strumento per aiutare quasi 400mila famiglie. Senza investimenti pubblici e privati finalizzati alla crescita e a un nuovo modello di sviluppo, quanto lavoro sarà disponibile per i poveri? Su questi temi chiediamo ai candidati alla Presidenza della Regione e all’Ars un impegno concreto”, conclude Lo Monaco.

Lotta alla povertà - “In Sicilia - spiega Claudio Fava - il 39% delle famiglie viaggia sull’orlo del burrone della miseria, mentre il 12% delle famiglie è in condizioni di povertà assoluta. Non decidere di approvare il disegno di legge di iniziativa popolare per il contrasto alla povertà nella scorsa legislatura dimostra due cose: che il tema non sia stato considerato una priorità dall’Assemblea uscente e che le priorità per la politica attuale è quella di affrontare temi sui quali possano costruire clientele”. Per Micari “la legge anti-povertà va approvata, ampliando se possibile la platea degli aventi diritto evitando però di trasformare il reddito di inclusione in un reddito di cittadinanza. Va infatti evitata ogni forma di assistenzialismo, uno dei grandi mali di questa terra”.

Trasparenza e buona amministrazione - “La prima forma di limpidezza nella gestione della pubblica amministrazione - sostiene Claudio Fava - è la cancellazione di quella concezione proprietaria della P.A. che ha contraddistinto, come ultimo esempio, gli ultimi cinquanta giorni di governo dell’attuale giunta regionale. Il governo Crocetta ha piazzato scientemente ai posti di dirigenza regionale tutti gli uomini appartenenti al loro partito. Uno scempio non più tollerabile”. “L’amministrazione pubblica - per l’ex rettore Micari - ha bisogno di cultura. Nei prossimi anni si dovrà affrontare un turnover di migliaia di funzionari regionali che andranno in pensione. Serve dunque una Scuola di Pubblica amministrazione che formi amministratori preparati che abbiano progettualità, visione e competenza”.

Diritto allo studio - “Una legge per il diritto allo studio è ineludibile - sottolinea Micari - la scelta delle università spesso è legata ai costi dei pendolari e ai fondi delle borse di studio. La Sicilia è la regione con la più bassa percentuale di laureati in Europa, ma questa terra ha bisogno di cultura per crescere e svilupparsi”. Sulla stessa linea anche Claudio Fava: “In Sicilia solo il 32% degli universitari ha diritto ad una borsa di studio, e solo il 12% dei richiedenti a un posto letto. Per questo molti ragazzi siciliani decidono di emigrare e frequentare facoltà fuori dalla Sicilia. Una legge per il diritto allo studio è dunque una delle priorità da affrontare nei primi giorni di governo”.

Fondi europei e sviluppo della Sicilia - “L’Unione Europea non è la Cassa del Mezzogiorno - sottolinea Fava - servono progettualità, programmazione. Un utilizzo oculato dei fondi può essere un volano per l’economia siciliana”. “La nostra regione - spiega Micari - ha a disposizione quindici miliardi di euro di fondi europei. Risorse che si potrebbero utilizzare, tra l’altro, per potenziare la rete infrastrutturale dell’Isola la cui situazione è al momento drammatico, soprattutto nelle strade provinciali”.

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