Sabato, 31 Luglio 2021
Il presidente di Ance Palermo Fabio Sanfratello
Elezioni

Politiche 2018, il manifesto dell'Associazione nazionale costruttori edili

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Il 2017 è stato un anno di crescita mancato per il settore delle costruzioni, con uno 0,1% complessivo e un -3% del comparto opere pubbliche. In 10 anni sono stati persi 60 miliardi di investimenti in infrastrutture. Gravi le ripercussioni sull’economia di tutto il territorio nazionale: con il contributo dell’edilizia il Pil sarebbe potuto salire di un ulteriore 0,5% all’anno, agganciando così i livelli di crescita europei. Nei giorni scorsi, in un Manifesto per le elezioni politiche elaborato con tutta la filiera delle costruzioni, Ance ha indicato le sue priorità per rimettere in moto il settore: contrastare l’inefficienza della Pubblica Amministrazione, rivedere a fondo il Codice appalti e spingere sulla rigenerazione urbana con strumenti fiscali e normativi adeguati.

“Su questi temi noi costruttori chiediamo impegni precisi anche in Sicilia alle forze politiche che si confronteranno alle elezioni il prossimo 4 marzo – afferma il presidente di Ance Palermo Fabio Sanfratello -. Il documento elaborato dai nostri uffici nazionali dimostra che tornare a crescere è possibile: le previsioni per il 2018 indicano un rialzo del 2,4% degli investimenti totali in costruzioni. Un risultato che potrà essere raggiunto solo se saranno rimossi tutti gli ostacoli e le inefficienze che bloccano i cantieri e frenano la crescita dell’intera economia. In particolar modo si chiede una totale revisione del codice degli appalti che è stata la pietra tombale per migliaia di aziende medio-piccole. A nostro avviso è sbagliato limitare il meccanismo antiturbativa delle gare sotto i 2 milioni, inoltre l’offerta economicamente più vantaggiosa, così come è prevista, non premia la qualità dell’offerta e, cosa più fastidiosa, dà troppo potere discrezionale alle commissioni  giudicatrici”.

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