Elezioni, Scoma: "Il livore di Di Maio è lontano dall'acume politico di Miccichè"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

"Appena mettono piede in Sicilia, i novelli Mimì e Cocò, i due seguaci del cabarettista di Genova, al secolo Di Battista e Di Maio, devono per forza parlare di Berlusconi e di Miccichè. E’ proprio un vizio visto che la Casaleggio e associati non ha altri argomenti ed è costretta a passare queste veline ai due anche per distogliere l’attenzione degli elettori dai troppi casi di rimborsopoli, massonerie e giudiziarie che sono calati nelle teste degli stellati, ultimi quelli del sindaco Cinque di Bagheria e della senatrice catanese Bertorotta. Ieri è stata la volta del disoccupato di lusso, designato premier, che dopo la gaffe istituzionale fatta con il Quirinale, ha puntato il dito contro il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, reo di non aver mantenuto i tetti agli stipendi dei dipendenti dell’Ars e di essere il presidente ombra della Regione. Lo informiamo, visto che la sua 'velina' non era stata aggiornata dagli uffici milanesi, che i tetti agli stipendi sono stati ripristinati, senza aumenti tabellari, dopo una contrattazione sindacale e in assenza di alcuna norma che lo imponesse. La verità è che il ‘gaffeur’ per antonomasia, se solo avesse un decimo dell’acume politico, dell’esperienza amministrativa e di governo che ha Miccichè, potrebbe definirsi un uomo normale, invece visto che non può arrivare all’uva, la volpe Di Maio, dice che è acerba”. Lo sottolinea il Senatore Francesco Scoma, vicecommissario di Forza Italia in Sicilia.

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