Giovedì, 13 Maggio 2021
Elezioni comunali 2012

OPINIONI. Dalla, il '94 e Forza Italia

Le elezioni che videro la prima vittoria del partito di Berlusconi, la delusione a Palermo dei compagni e quella canzone di Lucio che non venne suonata

 

Alla fine del 1993 Lucio Dalla pubblicò l’album Henna: bellissimo, mi ricordo che ne convenimmo con Pietro Folena allora segretario regionale del Pds ed iscritto nella mia sezione di viale delle Magnolie.  Erano i tempi di Mani Pulite e del TG4 con il suo inviato Brosio che dormiva davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Erano i tempi di Samarcanda di Santoro. Ed erano i tempi del governo Ciampi, della riforma elettorale maggioritaria con i seggi uninominali e della nascita dei “Progressisti”. Un baffo tricolore per un simbolo, che veniva tenuto dalle sei mani di Occhetto con il Pds, Orlando con La Rete e Garavini con Rifondazione.
 
Si andò a votare con il Partito Popolare di Martinazzoli per i fatti suoi e Forza Italia che il Cavaliere aveva fondato qualche mese prima, che si alleava a Nord con la Lega di Bossi ed al Centrosud con Alleanza Nazionale fondata qualche mese prima da Fini. Sorvolo sulle valutazioni che la sinistra aveva maturato circa la ormai avvenuta scomparsa per mano della magistratura della vecchia classe dirigente corrotta ed inefficiente. Ricordo solo che in Sicilia le designazioni dei seggi uninominali che si ritenevano “sicuri” furono assegnati alle diverse componenti dei Progressisti secondo il famigerato metodo del “consolidato politico”, inventato dai brillanti ed ancora attivi giovani Pippo Russo e Gaspare Nuccio, che dava per consolidati appunto i dati delle precedenti amministrative siciliane e della prima elezione diretta di Leoluca Orlando a sindaco di Palermo.
 
Per sintesi, cito due soli esempi dei risultati di quel metodo: nel collegio dello Zen il candidato scelto era Gianni Minà (il "cubano"), che non mise piede mai a Palermo; nel collegio Centro-Libertà il giudice Caponnetto, che, per motivi di salute, giunse a Palermo solo il giorno prima delle elezioni e tenne l’unico incontro (un’ora) con gli elettori nella mia sezione di partito. Lo dico, perché ancora oggi qualche politologo della domenica sostiene che quella legge elettorale obbligava i partiti a indicare candidati legati al territorio! E’ il contrario!
 
La sera del 28 marzo 1994 (freddina, ma il profumo dei fiori di acacia entrava dalle finestre) riunimmo, come tradizione, i compagni e le compagne in sezione davanti al 28 pollici acquistato con colletta. Ci sintonizzammo, naturellement, su Samarcanda dello sbarazzino Santorum, che alle 21 avrebbe dato i primi dati delle proiezioni.  Ancora exit poll e sondaggi erano rari e inattendibili. Santoro, che è sempre stato bravo, aprì la trasmissione con un brano di quell’album di Lucio Dalla: erano le note melodiose e struggenti di “Latin Lover” ed i versi riprodotti erano “Adesso cosa debbo fare uccidermi…”. Poi spiegò che la scaletta aveva come brano di Dalla iniziale anche l’opzione di "Liberi" con i versi emozionanti di “Liberi ma completamente liberi finalmente…”. Spiegò Michele che avrebbe mandato in onda "Liberi", se la sinistra avesse vinto. Ma avevamo perso e quindi “Adesso cosa debbo fare uccidermi…”.
 
Eravamo quasi un centinaio nel grande salone della sezione. I nomi ce li ho, perché conservo un archivio degli iscritti. Molti, soprattutto le compagne, piansero. Piansero a lungo, per la delusione, la rabbia. Con visi sgomenti e sorpresi di chi non capiva. Non aprimmo mai il Carpené Malvolti che, imprudentemente, avevo portato da casa mia che era a venti metri dalla sezione. Né tagliammo mai la torta che Franca Fais aveva cucinato per la “festa”. Ho ascoltato poco fa tutte le canzoni di quel meraviglioso cd di Lucio, non ho pianto vi assicuro, ma certo, ricordando l’episodio, un sommovimento d’animo mi è preso.
 
Domani 4 marzo a Palermo, dove sembra che la Sinistra abbia mille pregi tranne che la memoria, si tengono le primarie per scegliere il candidato a sindaco del centrosinistra (secondo quanto dicono i nostri alleati il “centro” sarebbe in Pd e la “sinistra” tutti gli altri).  Non vi dico quello che siamo riusciti a combinare pur di compromettere quella che poteva essere una facile vittoria di una Palermo diversa e migliore. Speriamo almeno in questo caso di…non esserci riusciti! Perché io vorrei risentire “ Liberi ma completamente liberi finalmente…”. Non domani sera, ma al pomeriggio (che sarà certamente tiepido e profumato) del 7 maggio prossimo!
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