Elezioni comunali 2012

Cracolici su alleanze e primarie: “Non serve un solista ma un’orchestra”

Intervista esclusiva al capogruppo Pd all'Ars che, in attesa di una decisione sulla questione alleanze, analizza a trecentosessanta gradi il panorama politico siciliano in vista delle prossime elezioni comunali

Antonello Cracolici

"Ridare fiducia alla città". Secondo il capogruppo Pd all'Ars, Antonello Cracolici, sarà questo uno dei compiti principali che toccherà al prossimo sindaco. Un sindaco che non avrà certo vita facile, considerato lo stato di difficoltà in cui si trova Palermo. In un'intervista esclusiva rilasciata a PalermoToday, Cracolici analizza il panorama politico siciliano, soffermandosi in particolare sulle prossime elezioni amministrative, escludendo - non si sa mai, vista la folta rosa di aspiranti sindaci - una propria "discesa in campo" per la poltrona di primo cittadino dicendo di " non avere alcun interesse a partecipare ad una fiera di vanità personali".

Onorevole Cracolici, dopo dieci anni di amministrazione Cammarata la città si appresta a voltare pagina. Su quali basi, secondo Lei, bisognerà lavorare?
“La prima cosa che bisogna ridare alla città è la fiducia. Attualmente Palermo non ha fiducia nel suo miglioramento, nella sua capacità di essere utile ai cittadini. In fondo la città è un po’ come la propria famiglia, è una comunità allargata. Bisogna ridarle speranza e orgoglio, anche perché i palermitani amano essere orgogliosi della propria città. Ecco, credo che il compito di chi si propone per una nuova amministrazione sia proprio quello di ridare speranza a Palermo ed ai palermitani”.

Secondo qualcuno, le responsabilità dello stato attuale di difficoltà di Palermo sono quasi esclusivamente dell'attuale sindaco.
“Io non mi associo a quanti sostengono che il responsabile di questa situazione di totale abbandono sia Cammarata. O meglio, non soltanto Cammarata. Lui ha certamente una grande fetta di responsabilità, ma accanto a lui c’è stata una classe dirigente che fa riferimento ad Alfano, Schifani, Romano e Miccichè. A proposito, non dimentichiamo che Cammarata era il delfino di Miccichè: dunque, i disastri di Cammarata a Palermo sono anche i disastri di Miccichè. Il fatto che, ad un certo punto, fra i due vi sia stato un litigio personale, non cancella certo la corresponsabilità. Oltretutto, quando Miccichè lo ha indicato, Cammarata non aveva alcuna esperienza elettiva alle spalle, in un certo senso era un ‘precursore’ del modello di ‘non-politico’ che oggi tanti invocano…. Beh, chi si sgola criticando i politici e i partiti, forse dovrebbe ricordare cosa ha prodotto Cammarata a Palermo”.

Oggi a Roma è previsto un vertice tra il segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani e Rita Borsellino, per provare a far luce sulla questione alleanze per le amministrative. Lei cosa si aspetta?
“Mi aspetto innanzitutto che si faccia chiarezza, perché i problemi che dovranno essere affrontati per risollevare la città non saranno affatto di poco conto. Proprio per questo motivo è necessaria una grande coesione: a questa città non serve un solista, serve un’orchestra. Il Pd ha indicato un’alleanza larga per costruire un nuovo quadro politico, l’unico modo a mio parere per dare stabilità di governo. Credo che il candidato del Pd non possa che essere coerente con questa impostazione. Arroccarsi in una dimensione estremistica del ‘pochi ma buoni’ servirebbe solo a ricacciare il Pd nella condizione di marginalità dalla quale è uscito con fatica”.

In questo momento siamo in presenza di un governo tecnico sia a Roma che in Sicilia. Lei vede qualche similitudine?
“Sono tutti e due governi tecnici, ma il governo che c’è in Sicilia non è uguale a quello nazionale, almeno non sul piano politico. A Roma potremmo definirlo un ‘governo di tregua’ qui invece abbiamo un ‘governo di scontro’. Il governo che c’è in Sicilia ha aperto uno scontro politico con Berlusconi, Schifani, Alfano, Castiglione, Miccichè, Romano. Questo è un governo che ha aperto un conflitto, che ha portato un nuovo bipolarismo. Quando parlo di nuovo bipolarismo intendo un nuovo quadro di alleanze con il centrosinistra che guarda verso una parte dell’area moderata con la quale condividere un percorso , e dall’altro lato un centrodestra che continua a proporre uno schema antico”.

E in questo "nuovo bipolarismo" il Terzo Polo dove si colloca?
“Il Terzo Polo si chiama così, ma inevitabilmente avrà bisogno di schierarsi all’interno di un modello bipolarista. E’ impensabile tornare a vecchi sistemi, come il proporzionale puro, dove ognuno decideva di volta in volta con chi schierarsi”.

Apriamo una parentesi: qualche giorno fa lei è stato accusato dall’Italia dei Valori di “usare Palermo per rafforzare un incoerente sodalizio con Lombardo”.
“E lo confermo: lavoro perché la prossima esperienza amministrativa a Palermo sia coerente col quadro politico che abbiamo costruito alla Regione, sarebbe strano il contrario. Quanto ad Italia dei Valori, si sta collocando in un’area di estremismo parolaio che purtroppo conosco bene, anche perché molti di questi protagonisti sono sempre gli stessi. Sono quelli che, nel 1994, posero in Sicilia il veto sulla presenza dei socialisti nelle liste dei Progressisti, facendoci perdere quasi tutti i collegi alla Camera. Sono gli stessi che dopo la sindacatura di Orlando, nel 2001 hanno mandato al macello un galantuomo come l’avvocato Crescimanno ed hanno sostenuto la candidatura a sindaco di Musotto che in quel momento non rappresentava certo il centrosinistra. Non dimentichiamo, poi, che fino ad oggi proprio Idv ha avuto grosse difficoltà a selezionare la sua classe dirigente: basta ricordare che in Sicilia hanno eletto Scilipoti…. Insomma, mi viene in mente la storia dello specchio rovesciato: più si commettono errori, più si alza la voce per dire che i ‘cattivi’ sono gli altri. In Sicilia Italia dei Valori sta giocando una propria partita perché, paradossalmente, l’Idv siciliana è la più debole d’Italia e sta cercando di caricare su questa visione un po’ estrema, massimalista, un tratto della loro identità per cercare di attirare consensi. Posso raccontare un aneddoto per esprimere meglio il concetto?”

Prego.
“Nel 1989, quando ero tra i giovani comunisti, durante un raduno mondiale in Bulgaria ho avuto un duro scontro con una delegazione comunista danese, perché non tolleravano una visione diversa da quella loro sul modo di intendere il partito. Tornato a casa scoprii che i comunisti in Danimarca erano allo 0,3%. Questo per rendere l’idea … spesso più si è ‘piccoli’, più si è estremisti”.

Un’ultima domanda sulle prossime amministrative. Ci sono già cinque candidati alle primarie del centrosinistra, ma ha mai pensato di candidarsi Lei come sindaco?
“Per me il progetto politico viene prima di tutto. E’ prioritario sapere che cosa faccia un sindaco piuttosto che sapere chi è. Quanto al mio nome, non ho alcun interesse a partecipare a una fiera delle vanità personali. Sono fatto così. Quello che farò, invece, è impegnarmi per non mandare al mattatoio il lavoro svolto alla Regione in questi ultimi due anni. La cultura del riformista è quella di provare a cambiare la realtà che ha davanti a sé, non quella che vorrebbe ci fosse. Mi viene in mente una bellissima frase del film Baaria, di Giuseppe Tornatore: un riformista ‘è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa non il muro’”.

 

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