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Palermo è 5 Stelle, en plein in tutti i collegi: "Orlando ha fallito, battuti i dinosauri"

L'analisi del voto in città tra Camera e Senato. I pentastellati vincono con gli "esordienti", flop dei big. Esulta Forello: "Il sindaco si faccia da parte". Fi secondo partito, male il Pd (non c'è l'effetto-Orlando), "promossa" la Lega che supera pure Leu di Grasso. Ai palermitani non piacciono gli estremismi. Figuccia: "Miccichè si dimetta"

Da sinistra Giorgio Trizzino, Roberta Alaimo, Loredana Russo, Steni Di Piazza e Aldo Penna

A Palermo domina il Movimento 5 Stelle. Nei collegi uninominali di Camera e Senato, i grillini fanno l’en plein. Dalle 600 sezioni cittadine esce un dato politico incontrovertibile: Palermo è cinque stelle. Una vittoria che sostanzialmente rispecchia il risultato complessivo dei pentastellati in Sicilia, dove si è verificato un vero e proprio “cappotto” ai danni degli avversari (28 collegi su 28 conquistati). Aldo Penna, Giorgio Trizzino e Roberta Alaimo gli eletti nei tre collegi uninominali della Camera di Palermo; Steni Di Piazza e Loredana Russo nei due collegi senatoriali. In provincia è sempre trionfo M5S con Vittoria Casa nel collegio della Camera di Bagheria e Giuseppe Chiazzese a Monreale. Tutti "esordienti" della politica, eccetto Penna che vanta una militanza passata tra socialisti e radicali. Forza Italia è il secondo partito in città, ma la coalizione di centrodestra nelle sua interezza resta lontana oltre dieci punti percentuali dal M5S.

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E’ quanto emerge dai voti di lista di Camera e Senato, che relegano il Pd al terzo posto e “promuovono” la Lega. Il partito di Salvini supera Liberi e Uguali, con Pietro Grasso (candidato al Senato nel collegio uninominale Palermo Resuttana-San Lorenzo) che finisce quarto dietro Steni Di Piazza (82.140 voti), Giulio Tantillo (56.323), Teresa Piccione (32.127). Per il presidente uscente del Senato solo 11.205 preferenze (pari al 5,96%). Tra gli sconfitti eccellenti anche Francesco Cascio, Saverio Romano, Ester Bonafede, Antonello Antinoro. Grasso si consola con l'elezione come capolista di Leu al Senato nel proporzionale.

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Il disimpegno della componente dei “partigiani dem”, trainata in città dall’onorevole Antonello Cracolici (uno dei ras del consenso), ridimensiona - e non di poco - il Pd, che non riesce a beneficiare dell’apporto del sindaco Leoluca Orlando. Al partito di Renzi e Faraone non è bastata l'adesione nelle ultime settimane del primo cittadino, che ha portato in dote fedelissimi e attivisti, da Letizia Battaglia a Fabio Giambrone (candidato nel collegio plurinominale Sicilia 1). Insomma, l'effetto Orlando non c'è. Alla Camera i democratici racimolano appena 37.119 voti (12,42%); mentre al Senato si fermano a 33.776 (12,53%). La distanza con il M5S è siderale. I grillini nei collegi senatoriali prendono 121.035 voti (44,91%), alla Camera fanno pure meglio: 136.669 preferenze (45,72%).

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L’analisi dei voti di lista conduce ad altre riflessioni. I centristi di Noi con l’Italia non arrivano nemmeno al 2%, +Europa di Emma Bonino “scollina” questa soglia ma non sfonda. Non brilla Fratelli d’Italia, che a Palermo si colloca non solo al di sotto della media nazionale, ma anche di quella regionale.

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Ai palermitani non piacciono gli estremismi. A destra così come a sinistra, le liste espressione di quell’elettorato che si è scontrato - anche fisicamente - escono dalla prova delle urne con risultati abbastanza risibili. Italia agli italiani, la lista di Forza Nuova e Fiamma Tricolore prende 989 voti alla Camera (0,33%) e 1.317 al Senato (0,49%). Il pericolo fascismo? Inesistente a Palermo, se consideriamo che anche Casapound si ferma a percentuali da prefisso telefonico. Raccolgono più consensi i comunisti. Potere al popolo rastrella 3.159 voti alla Camera (1,06%) e 2.886 al Senato (1,07%). Fa meglio sia dell’estrema destra che dell’estrema sinistra, il Popolo della Famiglia. Male, anzi malissimo liste dai nomi blasonati: Civica popolare del ministro della Salute Lorenzin e Lista del popolo per la Costituzione dell’ex pm Ingroia.

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A commentare il risultato delle urne a Palermo sono in pochi. Al momento. Bocche cucite in casa Pd e da parte del sindaco Leoluca Orlando. Che viene preso di mira da Ugo Forello, capogruppo del M5S in Consiglio comunale. “A Palermo il Movimento 5 Stelle è la prima forza politica della città con ben oltre il 40% dei consensi. Tutti i collegi uninominali della città sono stati vinti, sia al senato che alla camere. Battuti i vecchi "dinosauri" della politica: Cascio, Antinoro e il consigliere comunale Tantillo, che farebbero cosa buona e giusta se si ritirassero (finalmente) a vita privata” dice Forello, che poi rincara la dose: “Il sindaco Orlando dovrebbe prendere atto del definitivo fallimento della sua azione politica e del suo ‘facciamo squadra’ per il suo personale tornaconto che ha distrutto il senso di comunità nella nostra amata città. Quale capogruppo del M5S al Consiglio Comunale invito il primo di cittadino a valutare la possibilità di farsi da parte, di dimettersi e mettere fine a questa lenta agonia che rischia di soffocare i palermitani. Un particolare e speciale saluto e in bocca al lupo al neo deputato Aldo Penna Aldo Penna, il grande lottatore che aveva previsto questo splendido anticipo di primavera”.

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Nel centrodestra alza la voce il deputato Udc all'Ars Vincenzo Figuccia: “Lorsignori devono comprendere che occorre cambiare l'approccio della politica nei confronti dei cittadini. La democrazia passa dalla centralità del popolo e non può essere sostituita dall'arroganza e dall'egoismo. La politica dei privilegi ha fallito, Miccichè si dimetta. Dobbiamo ripartire dai temi della giustizia sociale e del contrasto alla povertà. Finito il tempo delle vacche grasse il popolo non è più disposto a tollerare le iniquità. Il centrodestra in Italia perde a causa della debacle ottenuta in Sicilia, dove i candidati poco autorevoli calati dall'alto non piacciono alla gente. Adesso rinnovamento di idee progetti e nuova classe dirigente”.

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Sulla stessa scia la sorella Sabrina, che continua nel tiro a bersaglio contro i big del centrodestra siciliano e palermitano in particolare: “Oggi è una giornata triste, ma al tempo stesso di rinascita. La vecchia politica si è autodistrutta, i suoi abiti eleganti sono stati ridotti a brandelli, fatti di stoffe costose, ma oggi utili al nulla. Bisogna tornare alla vera politica fatta di costante impegno nel territorio. A quei parrucconi pieni di sé a cui è ascrivibile la sconfitta del centrodestra dico che è arrivato il momento di farsi da parte, rispettando la volontà del popolo”.

"Nel quadro di un risultato nazionale che giudichiamo insoddisfacente, Liberi e Uguali è comunque riuscita in Sicilia ad eleggere una sua rappresentanza in Parlamento per la prossima legislatura. Il leader di Leu Pietro Grasso è stato eletto senatore a Palermo nel collegio plurinominale. E' stato eletto, sempre a Palermo nel plurinominale, il deputato Erasmo Palazzotto. Liberi e Uguali sarà quindi in campo, a disposizione per la ricostruzione di una grande forza che sia in grado di rimettere in sintonia gli ideali della sinistra con le profonde e spesso drammatiche trasformazioni della società italiana e degli altri paesi europei". Così si legge in una nota diramata da Liberi e Uguali.

“Il crollo del Pd era ampiamente prevedibile. In Sicilia, Il disegno trasformista di Davide Faraone che puntava relegare il partito a ruolo di stampella del governo Musumeci, in vista di un possibile inciucio nazionale con Forza Italia è stato punito pesantemente dagli elettori”. A dirlo è Rosario Arcoleo, consigliere comunale del Pd. “Purtroppo la campagna acquisti negli ambienti del centrodestra ha rappresentato forse l’unico tratto caratterizzante della linea renziana in Sicilia, a scapito dei valori e dell’identità del partito. Ad esempio nei collegi uninominali di San Lorenzo e Monreale, dove sono stati imposti candidati provenienti dal centrodestra ed addirittura un ex fascista, le percentuali sono state ancora più deludenti. A Palermo l’effetto trascinamento del sindaco Leoluca Orlando non c’è stato: gli accordi di corrente fatti sulla pelle dei militanti hanno ucciso sul nascere ogni possibile spinta propulsiva. Infine, le umiliazioni a cui sono stati sottoposti i circoli territoriali durante la campagna elettorale hanno fatto il resto. Il sindaco di Palermo potrà ancora dare un importante contributo alla ricostruzione del centrosinistra in città se sarà capace di dialogare con tutte le sensibilità, dentro e fuori dal pd. Bisogna rifondare dal basso una comunità democratica ripartendo dai valori autentici del centrosinistra. Solo le dimissioni di Renzi e di tutto il gruppo dirigente che ha gestito in solitudine questa brutta pagina, potranno favorire una ricomposizione del campo progressista”.

“Prima salgono sul carro del vincitore votando Renzi alle primarie e facendosi concedere la deroga per il quarto mandato all’Ars, e dopo, pur non avendo mai organizzato una sola iniziativa a sostegno del partito, scendono dal carro e criticano. Non è il momento di trovare capri espiatori o colpevoli, è piuttosto il momento giusto per fare autocritica e ritrovare l’unità facendo una lucida analisi del voto". Il capogruppo del Pd al Consiglio comunale, Dario Chinnici, commenta così l'esito del voto. "E' evidente che l’esperienza del partito regionale e quella del governo regionale - prosegue Chinnici - non abbiano portato risultati confortanti ma siamo qui per migliorare, facendo tesoro non soltanto degli errori commessi ma anche dell’atteggiamento di chi, pensando soltanto a se stesso, punta il dito contro chi ha provato con tutte le proprie forze a limitare i danni. L’ingresso del sindaco Orlando nel Pd ha permesso al partito di aumentare i consensi a Palermo rispetto alle regionali ed abbiamo trovato una squadra nuova e densa di nuove energie ed entusiasmo. Purtroppo non è bastato. Siamo pronti a ripartire facendo opposizione. Al Comune di Palermo invece porteremo avanti i nostri progetti per la città insieme all’amministrazione comunale in piena sinergia e con spirito costruttivo", conclude il capogruppo dem.

"Non è soltanto dentro i Palazzi che si fa politica. In questa campagna elettorale ce l'ho messa tutta, mi sono speso completamente, ma non è bastato. Arginare la valanga grillina è stato impossibile. Ma sono contento di quello che ho vissuto in questo mese, ritrovando il contatto con tutte le persone che mi hanno sostenuto e che mi hanno dimostrato il loro appoggio". Così Francesco Cascio (Fi), candidato del centrodestra alla Camera nel collegio Palermo Resuttana-San Lorenzo, sconfitto da Aldo Penna. "Il mio impegno - conclude Cascio - non si ferma qui".

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