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Orlando e Ferrandelli

Orlando e Ferrandelli

Ferrandelli a Orlando: "Non sa ascoltare, Palermo città martoriata"

Lettera aperta del candidato sindaco al primo cittadino: "Davvero questa Amministrazione pensa di poter continuare ad usare il trito cliché della 'criminalizzazione del dissenso e dell'avversario' per confondere le acque e non affrontare la realtà

Riceviamo e pubblichiamo

Lunedì 21 novembre 2016, ore 18,00: via Roma ha spento le sue luci. Nel giorno della ripresa settimanale del lavoro, i commercianti hanno spento le luci delle loro attività, mettendo a nudo l’anima di una città martoriata, osteggiata e, soprattutto, inascoltata. Anche la rinomata Rinascente si è unita al grido silenzioso dei piccoli commercianti. Già, i piccoli commercianti: l’anima del tessuto economico e imprenditoriale della nostra città che, negli anni, hanno fatto grande Palermo. Piangono anche i mercati storici: il Capo, Ballarò e ciò che nel vecchio adagio palermitano sembrava non potersi mai avverare è successo, “si sono asciugate le balate della Vucciria”.

Un silenzio assordante, che dice più di ogni parola, che ha fatto seguito al grido di rabbia e di disperazione lanciato dalle precedenti manifestazioni, ingiustamente criminalizzate dal Sindaco Leoluca Orlando. Davvero questa Amministrazione pensa di poter continuare ad usare il trito cliché della “criminalizzazione del dissenso e dell’avversario”, antica pratica orlandiana, per confondere le acque e non affrontare la realtà, mistificandola? Davvero questa Amministrazione ritiene di poter strumentalizzare la presenza di qualche violento provocatore (che c’era e che, come sempre, va condannato e isolato) per criminalizzare una manifestazione nella quale si difende il proprio lavoro e il futuro di un intero quartiere? Ma la pratica della mistificazione è consuetudine del Sindaco Orlando, come quando, nel 2012, pur di non accettare il risultato delle primarie e giustificare il tradimento della sua candidatura, gridò ai brogli, beffando la partecipazione democratica di tanti cittadini. Sindaco Orlando, lei, in campagna elettorale, dice sempre tante belle parole perché lei è maestro di retorica politica e sostenere le tesi più improbabili le viene facile.

Quello che non sa proprio fare è ascoltare, soprattutto chi non è d’accordo con lei.  Eccola quindi ancora una volta, signor Sindaco, sordo e arrogante, dire che andrà avanti e che le ragioni di decine di migliaia di persone non la faranno tornare indietro. Se serve a calmare la sua fame di denuncia, vada in Procura a denunciare me, ancora una volta, ma lasci in pace la mia città e i miei concittadini. Una città va governata e ascoltata, non sfidata e contrastata. Io, in questi giorni, ho continuato ad ascoltare la voce di uomini e donne per costruire insieme a loro una visione di città possibile che contempli le loro esigenze. Lei, signor Sindaco, ha imposto la ZTL a questa città senza creare le precondizioni necessarie e indispensabili affinché i cittadini, non solo potessero continuare le loro attività ma potessero apprezzarne i vantaggi. La ZTL deve essere inserita all’interno di uno studio più ampio della mobilità cittadina, deve essere figlia di un progetto che ridisegni un quartiere nella direzione della valorizzazione e non del suo impoverimento. 

Oggi Palermo è una città in cui la ZTL deve fare i conti innanzitutto con un servizio pubblico inefficiente, composto da pochi e malandati autobus: duecento mezzi per oltre seicentomila abitanti e una attesa media di trentadue minuti. Una città in cui la mobilità sia pensata per collegare periferie e centro in modo che le varie anime culturali della città stessa  possano scambiarsi organicamente.  Ieri sono andato a trovarli di nuovo, i commercianti del centro. Non mi sembravano malavitosi ma cittadini operosi con tanta voglia di andare avanti. Io difenderò le ragioni e il diritto alla vita di centinaia di piccoli esercenti che non sono contrari in linea di principio alla ZTL, ma a questa ZTL!

Difenderò il diritto di chi rivendica una mobilità sostenibile, ma diversa da quella che lei vuole imporre. Di una città bloccata, piena di cantieri senza futuro, di chi sta ore e ore incolonnato e respira benzene oltre i limiti consentiti, nelle zone limitrofe alla ZTL. Io penso sia dovere di un’Amministrazione ammettere i propri  fallimenti e tornare sui propri passi attuando misure correttive. Ogni giorno è mortale per le piccole attività commerciali del centro che aspettano le elezioni di giugno 2017 come una liberazione. Sì, una liberazione! Perché tale è diventato il desiderio di tanti, anche di chi, negli anni, ha creduto in lei e che oggi non riconosce più nei suoi comportamenti il sindaco dell’ormai lontana “primavera di Palermo”. Già signor Sindaco, la prima volta che lei è stato eletto io avevo sei anni. Oggi di anni ne ho trentasei, ho una bimba di quattro, a cui lasciare il diritto al futuro e mi rendo conto, con il massimo rispetto per la sua storia, che in trent’anni il mondo è cambiato e anche lei. Servono nuove visioni e nuove energie per Palermo. 

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