L'eterno Orlando pronto all'ultimo scatto: "Io ancora sindaco per debellare il cuffarismo"

Il Professore difende le scelte fatte e rilancia: "Siamo a metà dell'opera, Palermo non torni capitale della mafia". I progetti futuri: "Nuove linee di tram senza barriere e servizi più efficienti". Dopo aver messo all'angolo i partiti, è tempo di "civismo politico"

Leoluca Orlando intervistato da PalermoToday

Prosegue su PalermoToday la serie di interviste ai candidati sindaco per le prossime elezioni comunali dell'11 giugno. Dopo Ciro Lomonte, Nadia Spallitta, Ismaele La Vardera e Fabrizio Ferrandelli, è il turno del sindaco uscente Leoluca Orlando.

Il suo nome è legato indissolubilmente a Palermo. E non solo perché negli ultimi 32 anni ha fatto il sindaco 4 volte: Leoluca Orlando ha rappresentato meglio di altri la sintesi tra la Palermo colta e quella popolare. Alle soglie dei 70 anni riproverà a diventare primo cittadino per la quinta volta, in quella che più che un’elezione sembra un referendum: Orlando sì, Orlando no.

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L’11 giugno la parola passerà agli elettori. Il diretto interessato ostenta sicurezza, ma anche un pizzico di scaramanzia, quando dice che “non sarà necessario il ballottaggio” oppure quando non nomina mai i suoi avversari. Tanto odiato quanto amato, contestato e osannato, è riuscito a mettere all’angolo i partiti aprendo la strada a quello che lui stesso definisce “civismo politico”. Un’anomalia tutta palermitana? “No - risponde - non sono l’ultimo dei mohicani. Il mio è il nuovo modello di governo europeo”. Animale politico di razza, il Professore difende con forza le scelte fatte dall’amministrazione uscente. I suoi principali competitor sono l’ex allievo Fabrizio Ferrandelli e il grillino Ugo Forello; ma c’è anche un avversario che sta nelle retrovie: Totò Cuffaro, ex presidente della Regione. “Mi ricandido per l’ultima volta - afferma Orlando - per mettere in sicurezza la città, per debellare il cuffarismo: Palermo non deve tornare a essere capitale della mafia”.

Nel secondo tempo del film, come lei ha definito una sua eventuale rielezione, cosa c’è ancora da fare che non è stato fatto?
“Finora abbiamo percorso 45 chilometri, dobbiamo arrivare a 100. In questi anni siamo usciti dall’emergenza sempre avendo presente il progetto. Faccio qualche esempio: se non si procede all’affidamento ai privati in concessione dei 4,4 chilometri di spiaggia della Costa Sud, vanificheremo le fatiche fatte per approvare il Pudm (Piano utilizzo del demanio marittimo); se dopo aver ripulito la Favorita non nominiamo un sovrintendente per rendere strutturali certi provvedimenti, torneremo indietro; e così via. Senza un ulteriore sviluppo, insomma, il rischio è di uscire dall’emergenza dalla parte opposta al progetto. O peggio di tornare al tempo in cui a Palermo venivano soltanto i giornalisti per fare inchieste sulla mafia. Abbiamo salvato i 4.200 lavoratori di Amia e Gesip, creando Rap e Reset per dare risposte ai bisogni dei cittadini. Alla Gesap, che veniva da sette bilanci in rosso, sono stati risanati i conti. Adesso ci sono 95 città del mondo collegate a Palermo con voli diretti. Tutte le aziende Partecipate, che prima erano in deficit, oggi hanno utili di bilancio. Qualcuno vuole sdirrubare quello che abbiamo fatto, qualcun altro copia male le cose che già ci sono. Io comunque sono il primo a dire che occorre completare il percorso. E' questa la ragione per la quale mi candido”.

Il trasporto pubblico urbano è forse la vera sfida della prossima amministrazione comunale. Palermo ha 4 linee di tram che prima non aveva, ma può contare solo su 180 autobus. Pochi per la quinta città d’Italia. Come si fa a coniugare le esigenze dell’utenza senza snaturare la città, con riferimento ad esempio al tram in via Libertà?
“Abbiamo in corso di consegna 38 nuovi bus e altri 39 sono già in gara. Entro sei mesi avremo a disposizione 77 vetture. La prossima settimana uscirà il bando per la progettazione delle nuove linee tramviarie, che collegheranno le zone periferiche al centro. Faremo un concorso per poter scegliere le migliori proposte progettuali. Il tram non sarà ad alta velocità, quindi non ci sarà bisogno delle barriere. Inoltre l’alimentazione sarà a terra e non più con palificazione aerea”.

ORLANDO PALERMOTODAY-2-2-2Sempre a proposito del tram, l’Amat ha avuto una sofferenza nella gestione economico-finanziaria di questa nuova infrastruttura. Il Comune è intervenuto dando una grossa mano all’azienda di via Roccazzo. Ce la farà - e come - l’Amat a gestire ulteriori linee?
“L’Amat ha chiuso il bilancio con 400mila euro di utile. Se qualcuno dice che l’Amat è in difficoltà o in dissesto, ho dato incarico di fare causa per danni. L’Amat gestisce anche altri servizi come il car sharing, il bike sharing, le aree parcheggi che producono utili e che servono nel complesso al sostentamento dell’azienda. Tuttavia ricordo a tutti che il trasporto pubblico locale è in passivo. Non è materia di competizione, ha un solo gestore. Vive di risorse nazionali e regionali. La Regione negli ultimi anni ha tagliato i fondi e, cosa ancora più grave, non ha pagato all’Amat rimborsi chilometrici per 48 milioni di euro. Sfido chiunque a non andare in sofferenza in mancanza di tali risorse. Ecco perché l’Amat ha iniziato un’azione legale di pignoramento alla Regione per recuperare queste somme, sperando di trovarle. A differenza di altre Regioni, qui ci scontriamo con una condizione istituzionale. Magari le somme per andare a Filucudi si potrebbero destinare al trasporto pubblico urbano…”.

Il Comune ha vinto presso i tribunali amministrativi la battaglia legale sulla Ztl. Un provvedimento che avete difeso con forza malgrado le contestazioni. E’ veramente la panacea per l’inquinamento? Lo si può migliorare?
“La Ztl da sola non è sufficiente. Il tram da solo non è sufficiente. Le aree pedonali da sole non sono sufficienti e così via. Tutte insieme fanno un complesso e noi abbiamo una visione complessiva di mobilità sostenibile. La Ztl c’è in tutte le città d’Europa: noi l’abbiamo fatta in un ambito limitato ed abbiamo apportato dei correttivi per poter garantire, non la deroga, ma la possibilità di parcheggiare nelle zone di confine. Vorrei ricordare che a Roma la seconda auto per i residenti costa 2.200 euro, la prima 800 euro. Le nostre tariffe sono un modo per mandare un messaggio ai cittadini: aiutateci a cambiare la qualità della vita in centro città”.

Sulle Partecipate la sua amministrazione ha deciso di voltare pagina. Dalle ceneri di Amia e Gesip sono nate due new company, Rap e Reset. La qualità dei servizi erogati però non è ancora decollata: il cosiddetto verde anomalo è rimasto un’ossessione, le campane della differenziata non vengono svuotate con frequenza, non sono state istituite le isole ecologiche e lo spazzamento in alcuni quartieri continua ad essere a singhiozzo. Colpa dei manager che finora hanno amministrato queste aziende o c’è un concorso di colpa anche dei cittadini?
“All’Amia fallita non c’era nemmeno una spazzatrice, ora ce ne sono 19. Solo questa mattina sono arrivati gli aspiratori. Tutto acquistato coi tempi e le procedure delle gare d’appalto. Perché noi siamo una delle poche amministrazioni pubbliche d’Italia, che fa meno ricorso a trattative private. Noi facciamo le gare con tutti i crismi, va da sé che i tempi siano più lunghi. In compenso possiamo dire, a voce bassa, che non abbiamo avuto nessuna inchiesta giudiziaria né dipendenti coinvolti in casi di corruzione. Tuttavia dobbiamo fare di più: i servizi non sono quelli che noi vorremmo che fossero. Ecco perché dopo aver messo in sicurezza i conti delle Partecipate, ho designato assessore un’imprenditrice privata. Vogliamo rendere più efficienti i servizi, dare una diversa organizzazione alle aziende considerando l’utente non solo un cittadino ma anche un cliente. Non è un caso inoltre che tutti i presidenti delle Partecipate dopo l’11 giugno considerano esaurito il loro mandato. Nelle mie decisioni terrò conto del lavoro svolto. Fermo restando che io ‘a morire’ sono per lasciare pubblici i servizi​ locali. Siamo l’unica città d’Italia che non ha un solo appalto privato nel settore dell’acqua e dei rifiuti. Diamo fastidio, non è un caso che qualcuno propone di privatizzare l’azienda acquedotto e rifiuti”. 

Se si riferisce a Ferrandelli il diretto interessato ha ultimamente dichiarato che non ha nessuna intenzione di privatizzare questi servizi.
“Noto che c’è una correzione, probabilmente gli è stato suggerito che in campagna elettorale era preferibile dire così. Voglio vedere cosa succederà dopo le elezioni”.

C’è chi le rimprovera di aver fatto molto per il centro storico e poco per le periferie, cosa risponde?
“Rispondo così: lavoro, lavoro, lavoro; tram, tram, tram. Cerco di spiegare cosa voglio dire. Le migliaia di persone che oggi lavorano nel turismo, non vivono nel centro storico. Quindi c’è un beneficio anche per chi vive in periferia. Inoltre, da quando c’è il tram chi abita in periferia non dice più ‘scendo a Palermo’. Il tram ha rotto questa separatezza. Dico di più. Ho chiesto all’Unesco di dichiarare il Castello di Maredolce e il suo parco patrimonio dell’umanità per continuare questo percorso, in modo tale che si possano fare gli interventi di riqualificazione. Inoltre nel 2018, durante Manifesta, collocheremo le installazioni e opere d’arte nei quartieri periferici. A differenza di Zurigo, dove si è svolta Manifesta lo scorso anno, che le ha ospitate in banche e gioiellerie. In 18 mesi la nostra città ha ottenuto importanti riconoscimenti: il percorso Arabo-normanno ha il sigillo dell’Unesco, siamo capitala italiana dei Giovani. Dai giovani di questa città c’è il maggior consenso al cambiamento, in centinaia sono i ragazzi che se ne sono andati e tornano per fare impresa. In più siamo anche capitale della Cultura. Da capitale della mafia a capitale della cultura, scusate se è poco. Certo, è necessaria una maggiore attenzione ai servizi: fanno parte degli altri 55 chilometri da fare".

Aumento delle ore per i dipendenti Reset, selezione di autisti tramite agenzia interinale, il concorso per i dirigenti e i bandi per i direttori generali delle Partecipate: dovevate espletare queste procedure proprio durante la campagna elettorale?
“In alcuni casi le domande sono già state avanzate. Tutte le assunzioni però verranno fatte dopo le elezioni”.

Palermo negli ultimi 25 anni, un quarto di secolo, ha avuto due sindaci: Orlando (3 mandati), Cammarata (2 mandati). Ricandidarsi ancora non è logorante sia sotto il piano politico che umano?
“La mia decisione di impegnarmi in politica, da professore universitario, è nata il 6 gennaio 1980 dopo l’omicidio di Piersanti Mattarella. Anni in cui Palermo era governata dalla mafia. Ho giurato a me stesso e alla mia città che avrei fatto di tutto per liberarla dalla mafia. Sulla sedia del sindaco spesso c’erano gli amici dei boss mafiosi, se non proprio un boss mafioso come Vito Ciancimino. Oggi Palermo non è più governata dalla mafia, Dio non voglia che possa ritornare a governarla. Il passaggio da capitale della mafia a capitale della cultura lo considero come una missione da compiere. Voglio mettere in sicurezza la città: per questo forse può essere utile un sindaco stronzo come me che non ha padroni, che non ha partito - o meglio che ha un partito che si chiama Palermo - e che se sbaglia, sbaglia solo lui”.

Il suo slogan è però “facciamo squadra”. E’ finito il tempo dell’uomo solo al comando, dell’Orlando solitario che ascolta solo se stesso?
“Io metto la faccia, io applico un principio fondamentale: l’etica della responsabilità individuale. Senza cercare scampoli d’impunità nell’appartenenza a qualche partito. Io stesso ho detto 'facciamo squadra' perché siamo nella fase conclusiva, al consolidamento del progetto. Aggiungo che io parlo e ascolto tutti, dormo pure con l’i-pad sotto il cuscino e spesso faccio l’aiutante operatore ecologico”.

Lei ancora una volta ha messo in crisi i partiti, o quel che resta di essi. Il Pd in testa ha preferito convergere sulla sua candidatura, forse per il timore dell’ennesima sconfitta?
“Intanto sono l’unico candidato che non ha simboli di partito nella sua coalizione. Non è un capriccio né un vezzo, ma un messaggio chiaro: nella gestione di una città le forze politiche, che ringrazio per il loro impegno, devono fare un passo indietro, per far fare due passi avanti a Palermo. Fatta questa premessa siamo sicuri che Orlando sia un’anomalia? Siamo convinti che stiamo parlando di un panda o dell’ultimo dei mohicani? O forse stiamo parlando della profezia di un tempo nuovo che si è già realizzato? Si chiama civismo politico ed è il nuovo modello di governo europeo. Così governano le mie amiche sindache di Barcellona e Madrid. Anche il presidente della Francia Macron è un esempio di civismo politico. Ovvero un’attenzione ai problemi e ai diritti delle persone attraverso un civismo che non è anti-sistema, ma che ha una dimensione politica e una gerarchia di valori. Un modo per evitare tanto il civismo ribellista che alla prova dei fatti non sa governare, ovvero il M5S; quanto una politica senza civismo, quella cattiva politica chiusa negli apparati. Vedremo l’11 giugno se ci sarà un ‘campo largo’ o no. Per fortuna in democrazia si vota”.

Ma lei è ancora un sindaco di centrosinistra o destra e sinistra sono categorie superate?
“In alcuni casi ho valori più a sinistra della sinistra e in altri più a destra della destra. Io ho al centro il rispetto della persona umana. Ponendo al centro la persona umana, categorie come la destra e la sinistra sono superate. Se non colleghi ad esempio la legalità alla persona umana diventa repressione o strumentalizzazione. Se la colleghi, chiedi di giudicare e condannare un colpevole e al contempo anche il trattamento umano nelle carceri. Quando mi dipingevano come giustizialista, Palermo dava la cittadinanza a Joseph O' Dell, condannato a morte. Se non hai la visione, dire legalità può significare tutto e il suo contrario. E' la visione che fa la differenza”.

Queste elezioni di prospettano come un referendum: Orlando sì, Orlando no.
“Sono l’unico candidato al quale vengono mosse delle critiche. E mi sembra perfetto. Vuol dire che ho fatto qualcosa. Non è un dettaglio avere esperienza oppure no, avere competenza o meno”.

Secondo un’indagine Ixè, commissionata da PalermoToday, il 65% dei palermitani “boccia” l’amministrazione uscente. Tuttavia per il 38% degli intervistati Orlando risulta il candidato che riscuote più fiducia e che meglio saprebbe risolvere i singoli problemi. Cosa significa per lei?
“Io sarei stato fra il 65% che si ritiene insoddisfatto. E mi riconosco anche nel 38%. Vogliamo renderci conto che stiamo parlando dell’amministrazione di una città complessa, carica di problemi, che comporta competenza, fatica e difficoltà. Però, guarda caso, sui singoli problemi non c’è gara tra me e gli altri. Io ho tenuto alta l’asticella ecco perché il 65% è insoddisfatto. L’alternativa era tenerla bassa, con il rischio di essere palude”.

Ferrandelli o Forello: con chi preferirebbe sfidarsi al ballottaggio?
“Non andrò al ballottaggio. Non lo dico con arroganza, ma perché il tema non mi riguarda”.

Negli anni ’90 Palermo era amministrata da Orlando con Arcuri, Giambrone, Catania. Oggi i suoi compagni di viaggio sono gli stessi. Non è una sconfitta non aver “allevato” una nuova classe dirigente? Basteranno “cinque anni di primarie” per individuare un successore?
“Io non devo indicare nessun successore: è la vecchia cultura dell’appartenenza, quella per la quale ad un certo punto ti allevi l’erede. Io devo creare le condizioni per cui ci sia una competizione aperta. Ho anche liberato Palermo dagli schemi dei partiti, meglio di così? Il campo largo non è il consenso per me, ma la possibilità di competere senza essere costretti a vivere dentro le scatole dei partiti. Sul ricambio generazionale della classe dirigente, dico che aver fatto bene per molto tempo è un titolo di merito. E non può essere una critica. Mi sono affidato a queste persone perché hanno sempre fatto bene”.

Ferrandelli nell’intervista rilasciata a PalermoToday ha dichiarato di essere un sopravvissuto all’orlandismo. Cos’è l’orlandismo?
“Io spero che Palermo non debba sopravvivere al cuffarismo e al cammaratismo. Più chiaro di così...”.

Lei ha ripetuto come un mantra la necessità di evitare il ritorno della palude. I suoi avversari dicono che si tratta del solito ritornello che usa quando teme di perdere. Ma una città, che per lei vive un cambiamento culturale, non dovrebbe avere già gli anticorpi per bonificare la palude?
“Palude significa pensare che sia una variabile indipendente la candidatura a sindaco di un indagato per voto di scambio politico-mafioso e che dichiari di essere l’artefice di questa operazione un condannato per mafia a sette anni”.

Come sta finanziando la sua campagna elettorale? Quanto ha speso finora e in che modo i cittadini possono tracciare un consuntivo?
“Ho speso finora 68mila euro, frutto in larga parte di donazioni private fatte su un conto corrente. Pubblicherò l’estratto conto al termine della campagna elettorale. Spendo quel poco che ho”.

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