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Lunedì, 23 Maggio 2022
Elezioni comunali 2017

Ferrandelli 5 anni dopo: "Io sopravvissuto all'orlandismo, così cambierò Palermo"

Il leader dei Coraggiosi a tutto campo: "Hanno provato a soffocarmi nella culla, mia politica oltre i partiti". Un voto al Professore? "Gli do 4, è malato di solitudine". Attacco a Forello: "Non ho staccato parcelle dentro associazioni antimafia". Priorità per la città? "Rilancio periferie e bus ecologici"

Prosegue su PalermoToday la serie di interviste ai candidati sindaco per le prossime elezioni comunali dell'11 giugno. Dopo Ciro Lomonte, Nadia Spallitta e Ismaele La Vardera, è il turno di Fabrizio Ferrandelli che corre con il sostegno delle liste I Coraggiosi, Per Palermo con Fabrizio, Palermo prima di tutto, Al Centro, Forza Italia, Cantiere Popolare e Udc. 

Il giovane “pasionario” di sinistra non c’è più, è diventato il candidato sindaco di una coalizione di forze politiche popolari e progressiste. “Del centrodestra”, ribattono i suoi detrattori, che contestano l’intesa raggiunta con Cuffaro e Miccichè. Punti di vista. Certo è che Fabrizio Ferrandelli, professione bancario, unico deputato nella storia dell’Ars a dimettersi anzitempo, non è più quello di cinque anni fa quando perse la sfida alle urne con Orlando. Ieri come oggi, il Professore è il suo principale competitor (M5S permettendo). Stavolta Ferrandelli - che si definisce un “sopravvissuto all’orlandismo” - ci riprova, convinto che “in città serva una svolta”; mentre “nel 2012 i palermitani avevano bisogno di essere rassicurati e Orlando davanti aveva un gruppo di giovani (Costa, Aricò, Caronia, oltre Ferrandelli, ndr)”. Adesso che il giovane è cresciuto, politicamente e non solo anagraficamente, è arrivata la resa dei conti. Il livello dello scontro si è alzato, costringendo il leader dei Coraggiosi a giocare di sciabola. Tra una stoccata e una “parata”, ecco il pensiero di colui che aspira a diventare il Macron in versione palermitana.

LA VIDEO INTERVISTA: "STOP AI CANTIERI SELVAGGI"

Quali sono i “pilastri” del suo programma elettorale?
“Lavoro e attività sociali sono i pilastri fondamentali per il rilancio di Palermo. Non possiamo più permettere che ogni anno vadano via 5 mila giovani. La città sta sprofondando in un grave livello di povertà, altra priorità quindi è aiutare concretamente gli ultimi, chi è rimasto indietro e vive situazioni di disagio sociale. Abbiamo pensato ad un riassetto dell’assessorato alle Attività sociale, con cinque uffici di missione e otto social point distribuiti in città”.

Se dovesse diventare sindaco, cosa farebbe nei primi cento giorni?
“Intanto una ricognizione degli uffici, applicando il principio della rotazione di dirigenti e funzionari. La macchina amministrativa va riammodernata, a partire dall’ufficio Europa: il Comune è molto indietro sia per quanto riguarda la spesa sia nella programmazione. Il decentramento è poi la sfida con la quale si cambia veramente la vita amministrativa della città”.

E se non dovesse vincere le elezioni, rivestirà il ruolo di leader dell’opposizione visto che è anche capolista dei “Coraggiosi” o quella è solo una collocazione tattica?
“In base alla nuova legge elettorale il candidato sindaco perdente andrà in Consiglio. Comunque sia andrò dove i palermitani mi vorranno collocare, di sicuro il loro voto non andrà perso”.

Qual è la cosa migliore e quale la peggiore fatta dall’amministrazione Orlando?
“Il riconoscimento dell’Unesco al percorso arabo-normanno è un fatto importante. A onor del vero, va ricordato il lavoro svolto dal precedente governo regionale e l’attivismo dell’ex assessore Gaetano Armao. Orlando se l’è ritrovato addosso il percorso arabo-normanno. Anche io se dovessi diventare sindaco, troverò dei provvedimenti avviati: non ha senso fare terra bruciata di tutto, ecco perché porterò avanti quelle politiche che reputo convincenti e aggiusterò il tiro su quelle meno convincenti. Sul fronte culturale l’amministrazione Orlando ha fatto bene. È comunque impensabile che ai margini del percorso Unesco ci sia il mercato della ricettazione di Ballarò. Credo che sia possibile immaginare altre pedonalizzazioni, ma sempre di concerto con residenti e commercianti. Voglio però lanciare un messaggio: Palermo non è solo via Libertà, ci sono anche le periferie, che hanno stessi diritti in termini di qualità di vita. Proprio sulle periferie l’amministrazione Orlando ha fatto flop. In questo ambito ci sono state iniziative più di forma che di sostanza. Una recente indagine di Save the Children dice che Palermo ha livelli altissimi di povertà educativa. In alcuni quartieri la dispersione scolastica arriva al 40%. La legalità bisogna praticarla, più che professarla. Da cinque anni ci sono 42 centri aggregativi chiusi, con 6mila bambini buttati per strada. È un dato che urla vendetta. Fallimentari sono state anche le politiche sulla mobilità nelle periferie, dove ci sono stati tagli consistenti di autobus. Si dirà ‘oggi c’è il tram’, ma a che prezzo? I tram non hanno una frequenza costante. Cosa ancora più grave è stato sacrificato il verde e interi quartieri sono stati spaccati in due dalle barriere. Vere e proprie ‘cicatrici’ che hanno modificato persino le relazioni sociali, penso ad esempio agli anziani con difficoltà motorie che per colpa di queste barriere non riescono più a frequentarsi”.

Che voto dà alla Giunta del Professore?
“Insufficiente. Alla Giunta -1, non pervenuta. In questi anni non c’è stata un’amministrazione, ma un uomo solo al comando. Altro che squadra… Ho scoperto di recente i nomi di alcuni assessori. Più che assessori sono stati dei buoni segretari. L’unico che si è distinto è stato Catania, ma chiedete ai palermitani cosa pensano del suo lavoro… Al sindaco do 4: è stanco, lascia un Comune in condizioni finanziarie prossime al default. Lo dice la Corte dei conti nella sua relazione del gennaio 2017, rilevando parametri sulla ‘sanità’ del bilancio vicini al disastro. Per non parlare della grave incapacità nella riscossione dei tributi. Nel bilancio di previsione sono state gonfiate certe entrate: ci sono 120 milioni in più tra multe, lotta all’evasione e permessi di edificazione che difficilmente verranno riscossi”.

Qual è la visione di città che lei contrappone a quella dell’attuale amministrazione?
“Restando in tema di mobilità, ribadisco la mia contrarietà al tram in via Libertà ed a Mondello. La città è già gravata da tanti cantieri, che hanno una vita media di 10 anni. Tra l’altro queste future linee di tram sono state pensate senza uno studio sui flussi di traffico. I Brt (Bus rapid transit) sono la soluzione ideale, sono più veloci e meno costosi (7 volte in meno del tram). Acquistando 200 bus ecologici si riuscirebbe a dare nuova linfa alla mobilità dei palermitani. Sull’anello ferroviario sono molto preoccupato: chi gestirà l’infrastruttura? L’Amat di soldi non ne ha e con la Regione non sono stati contrattati nemmeno gli oneri di gestione dei treni. Sarebbe come possedere una Ferrari, ma non avere i soldi per benzina, assicurazione e bollo. I lavori dell’anello inoltre procedono a rilento, penso che si possano ridiscutere certi contratti con la Tecnis. Esistono inoltre altre priorità: sui rifiuti, ad esempio, il 'porta a porta' va esteso e la raccolta stradale ottimizzata. Serve un Comune più smart: l’efficientamento energetico degli edifici e dell'illuminazione pubblica porterebbe "un risparmio del 10% su una bolletta annua di 25 milioni. Soldi che vogliamo investire per portare la vivibilità dentro ogni quartiere. Faremo finanziare da sponsor privati anche un coworking comunale da mille postazioni e daremo spazio ai laboratori di start-up”.

Secondo un’indagine Ixè, commissionata da PalermoToday, il 65% dei palermitani “boccia” l’amministrazione uscente. Tuttavia Orlando risulta il candidato che riscuote più fiducia e che meglio saprebbe risolvere i singoli problemi. Cosa significa per lei?
“Il 65% è un dato significativo. La fiducia non è sulla capacità di governare, ma sulla persona. Oggi non credo che il sindaco lo sappia fare, in questi anni si è ammalato di solitudine ed ha perso sprint”.

Facciamo un passo indietro al Ferrandelli consigliere comunale. Tra il 2007 e il 2012 lei è stato svezzato alla corte di Orlando: non ha mai sperato di riceverne il testimone? Perché non siete riusciti a creare una nuova classe dirigente?
“Io vengo dal mondo del volontariato e del sociale. Nel 2007 sono stato eletto in una delle liste collegate ad Orlando. La storia del delfino non esiste. Mi sono trovato all’interno di quel mondo. Dal 2007 al 2012 Orlando è sparito dalla città, mentre io ho fatto il mio percorso. La spaccatura in termini di visione si è palesata alle primarie, quando Orlando ha appoggiato la Borsellino. Io ho formato un gruppo dirigente che poi mi ha spinto a candidarmi: si tratta di quegli attivisti e quei consiglieri di circoscrizione ora candidati nella lista dei Coraggiosi. Orlando invece contrappone una visione padronale di partiti e coalizioni; io invece parto dal territorio e dalla partecipazione. Il fatto che lui abbia detto che i prossimi saranno cinque anni di primarie significa che il monarca - neanche troppo costituzionale - cercherà l’erede al trono. Mi ritengo un sopravvissuto all’orlandismo: hanno provato a soffocarmi nella culla e nella sua corte pensano ancora che io abbia commesso un reato di lesa maestà. Siamo di fronte a una dinastia che si trasmette elitariamente la gestione del Comune. Quando ero capogruppo in Consiglio comunale litigammo fortemente più volte, come nel caso della riqualificazione della Cala. Lui per dogma era contro il presidente dell’Autorità portuale Nino Bevilacqua e non voleva che votassimo la delibera. Gli ho risposto che io ero all’opposizione dell’amministrazione comunale e non della città. Man mano che ho conosciuto Orlando me ne sono distaccato”.

Ferrandelli 3-2-4Cos’è cambiato dal Ferrandelli "pasionario" di sinistra al Ferrandelli sostenuto da Cuffaro e Miccichè, dopo il breve intermezzo con Lumia, Cracolici e Crocetta?
“Si tratta di una semplificazione che non dà dignità a quanto accaduto. La legalità l’ho praticata togliendo i bambini dalla strada e non staccando parcelle all’interno di associazioni antimafia (stoccata a Forello, ndr). All’interno delle istituzioni ho maturato il mio percorso. Cracolici, Lumia e Crocetta sono esponenti del Pd, partito che mi ha sostenuto nel 2012. Perse le elezioni comunali sono tornato a fare il bancario. Alle regionali mi è stato chiesto di candidarmi e l’ho fatto da indipendente nel Pd, poi ho preso la tessera. Ho sostenuto con convinzione Crocetta, non rinunciando mai alla mia indipendenza. Quando le cose non andavano come stabilito dal programma di governo, ho lanciato un diktat al Pd. La rotta però non è cambiata e mi sono dimesso da deputato regionale rinunciando a 12mila euro al mese e al vitalizio. Per due anni ho lavorato alla costruzione del movimento dei Coraggiosi. Ho lanciato la mia candidatura al di fuori dei partiti ed ho deciso di mettere in discussione la mia appartenenza. Ho così aperto la mia proposta politica a tutte le forze popolari e progressiste. Frattanto l’Ars si è ricordata di esistere e ha cambiato la legge elettorale ripristinando il voto di trascinamento e abbassando dal 50 al 40% la soglia per essere eletti al primo turno. Insomma, si sono cambiate le regole del gioco. Così mi sono dovuto attrezzare per vincere. Chi mi potevo trovare accanto in queste elezioni? Tutti quelli che sono all’opposizione di Crocetta, che ora è con Orlando, e tutti quelli all’opposizione di Orlando, tranne il Pd che in una notte ha cambiato idea. A differenza di Orlando che ha camuffato le alleanze sotto mentite spoglie, io ho evidenziato nomi e cognomi. A trasversalità siamo messi bene entrambi. Ricordo che Orlando è sostenuto da Alfano, Vicari, Misuraca, Cardinale, Mimmo Russo, Lentini… Ai palermitani dico che continuerò a essere libero e indipendente, non sarò condizionabile”.

Lei ha più volte accostato il suo nome a quello di Macron, prim’ancora che diventasse presidente della Francia. Non le sembra un parallelismo azzardato? Cosa c’è di comune con Macron nella sua proposta politica?
“In questi anni ho coltivato relazioni internazionali sia politiche che economiche. Leggo i flussi politici e comprendo le trasformazioni. Le ideologie sono finite, si stanno creando forze popolari e progressiste per combattere quei populismi che possono degenerare. Prima di Macron, anche Tsipras ha compreso che in cima a tutto deve esserci il bene comune. Io con i Coraggiosi faccio un’operazione analoga: andare oltre i partiti e gli schieramenti tradizionali”.

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Orlando o Forello, chi è l’avversario più temibile?
“Non temo nessuno, sono un Coraggioso. Per me Orlando e Forello non sono degli avversari, ma due interpreti diversi delle politiche territoriali. I palermitani daranno il loro responso. Io non devo fare il sindaco a tutti i costi, della politica però non saprò mai fare a meno e continuerò a farla. Dentro o fuori le istituzioni. Se non dovessi diventare sindaco non m’impiccherei”.

Orlando evoca spesso la palude… Crede che si tratti di un cliché funzionale alla sua campagna elettorale o c’è una dose di sincerità in quello che dice?
“Non sono quanto la sincerità applicata ad Orlando sia commensurabile. Nel 2012 aveva detto che non avrebbe mai più fatto il sindaco… Quando tutto è mafia, niente è mafia. Ciò è molto pericoloso. Io appartengo ad un’altra cultura, quella dei fatti circostanziati. Sono cresciuto nei movimenti antimafia, quella dei fatti, e come Sciascia mi guardo bene dai professionisti dell’antimafia. Non accetto lezioni di legalità da nessuno. Ho combattuto la palude della Gesap, presieduta da un orlandiano, quando ero deputato. Ho avuto uno scontro fortissimo con Helg. L’ho fatto convocando il Cda di Gesap in commissione Antimafia e presentando un esposto in Procura. Lui dov’era? Sono abituato ad una legalità praticata e non ad un’antimafia decantata. Screditando l’avversario si rischia di isolarlo e farlo diventare facile bersaglio. Il tema non è la palude, ma saperla attraversare senza prendere la malaria. Evocare la palude è sinonimo di paura. La verità è che Orlando non vuole parlare di contenuti”.

In principio furono le accuse del pentito Tantillo, recentemente l’invito di Forello a fare un passo indietro e l’inquietudine di Orlando per un candidato indagato per voto di scambio politico-mafioso. Teme che l’indagine a suo carico possa essere una spada di Damocle?
“No, altrimenti mi sarei ritirato. Davanti all’autorità giudiziaria non mi sono avvalso della facoltà di non rispondere. Con il cuore libero da qualsiasi dubbio ho collaborato con i magistrati . Vorrei ricordare che l’avviso di garanzia non è una condanna. Ho la coscienza a posto, con la massima trasparenza ho fornito tutti i documenti in mio possesso. Aspetto con serenità l’esito delle indagini. Chi mi attacca è in cerca di visibilità. Forello sta in un movimento pieno d’indagati ed anche lui stesso è stato oggetto d’indagini, perché non si è ritirato? Penso che siccome adiamo forte nei sondaggi, come nel rugby tentano di placcarmi. Io però correrò ancora più veloce”.

Un “pezzo” importante di Confindustria si è schierato con lei: il riferimento è a Todaro, che ha accettato di fare l’assessore. Malgrado le parole del presidente Albanese, secondo cui Confindustria è apartitica, negli ultimi anni gli industriali hanno sostenuto i governi Lombardo e Crocetta. Non teme di fare lo stesso errore?
“Todaro non ha accettato l’incarico di assessore in quota Confindustria, ma in quota Ferrandelli. L’ho conosciuto quando ha denunciato il pizzo, in questi anni siamo stati vicini. La sua è stata una scelta personale, visti i rapporti che abbiamo allacciato. Non si ripeteranno casi analoghi alla Regione. A Todaro non ho chiesto di essere l’assessore alle Attività produttive, ma alla trasparenza della Pubblica amministrazione. Il Comune ha bisogno di investimenti esterni, ragion per cui tutto deve avvenire nella massima trasparenza”.

Come sta finanziando la sua campagna elettorale. Quanto ha speso finora? I partiti stanno contribuendo?
“Ci stiamo finanziando tramite donazioni private. Abbiamo aperto un conto corrente e tutte le somme entrate sono tracciabili. Finora abbiamo speso circa 30mila euro. Stiamo facendo una campagna elettorale low cost all’insegna della massima trasparenza. Mi auguro che anche gli altri lo siano. Se c’è qualcuno in grado di condizionare questa campagna elettorale, è chi gestisce la macchina amministrativa. A me inquietano le 200 promozioni in Amg, le manifestazioni nei quartieri, le assunzioni di autisti sotto elezioni o i 600mila euro spesi in comunicazione istituzionale? Dove finisce il confine della comunicazione istituzionale e dove inizia quello della campagna elettorale?”.

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