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Ugo Forello

Ugo Forello

Affondo di Forello (M5S): "Con Ferrandelli e Orlando a Palermo il peggio della politica”

Il candidato sindaco grillino va giù duro: “Si vergognano degli alleati, ma non rinunciano ai loro voti. Dietro di loro nomi abusatissimi del vecchio sistema. Da un lato Micciché, Alfano e Romano; dall'altro D'Alia, Cardinale e tutte le rissose e diversissime anime del Pd"

“Si vergognano, ed a ragione, dei loro alleati, ma non si sognano di rinunciare ai voti di questi, dimostrando, ove ce ne fosse ancora bisogno, che per loro i programmi non contano, conta solo una cosa: vincere e piazzare la propria bandierina a Palazzo delle Aquile. Con Orlando e Ferrandelli, la politica sta dando il peggio di se stessa”. Commenta così Ugo Forello, candidato sindaco del M5S, l'osceno valzer delle alleanze nella corsa verso il Comune.

“Chi vota Orlando – dice Forello - deve sapere che vota Alfano, Vizzini, D'Alia, Cardinale e tutte le rissose correnti e anime del Pd. Dall'altro lato chi dà la preferenza a Ferrandelli, contestualmente la dà a Micciché, Saverio Romano e perfino a Cuffaro, condannato per favoreggiamento alla mafia, che ha recentemente affermato di sostenere l'ex deputato all'Ars”.

“E' evidente – continua Forello - che sia Orlando che Ferrandelli si vergognano dei loro compagni di viaggio, non si spiegherebbe altrimenti l'occultamento imposto a questi dei loro simboli. E Il fatto che nell'area Ferrandelli si sia fatta marcia indietro all'ultimo minuto non sposta di una virgola la questione”.

“Quello che mi chiedo – sottolinea Forello – e che sicuramente si chiederanno i cittadini palermitani, è quale collante possa tenere assieme forze di cosi diversissima estrazione, se non l'obiettivo comune di acciuffare qualche poltrona o strapuntino in qualche assessorato o in qualche partecipata. Di certo non può essere il programma”.

In chiusura l'ultima stoccata a Ferrandelli. “Certo – conclude il candidato sindaco M5S - che Ferrandelli deve essere proprio un coraggioso, o il campione mondiale degli smemorati, per dialogare allegramente con Cuffaro, cioè con colui di cui chiedeva a gran voce le dimissioni nel 2008, tanto da arrivare a fare per questo lo sciopero della fame. Evidentemente dallo sciopero della fame alla fame di voti il passo è breve”.

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