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Il simbolo resta un ostacolo: "fumata nera" tra Orlando e il Pd, ma la distanza s'accorcia

E' quanto emerso dall'incontro tra il sindaco e una delegazione dem. Mai come questa volta però c'è la disponibilità da entrambe le parti a costruire un percorso comune. Toni propositivi e punti di contatto, la trattativa politica da Roma si è spostata a Palermo

"Fumata nera" nell'incontro di ieri tra il Pd e il sindaco Orlando. Il simbolo rimane ancora un ostacolo, ma c'è la disponibilità da entrambe le parti a costruire un percorso comune. Tra i punti di contatto la necessità di costruire un'alleanza di campo largo, che possa contrastare i populisti e le destre: una posizione già messa nero su bianco in un documento della direzione provinciale del Pd, che Orlando e il suo entourage hanno condiviso. L'unità del Pd, inoltre, viene considerata come un valore aggiunto sia per Amministrative sia per il Paese. Malgrado la scissione che si è consumata a livello nazionale, l'obiettivo quindi è di andare compatti alle elezioni.

Questi alcuni dei temi politici emersi dal "faccia a faccia" che si è svolto a Palazzo delle Aquile. Da un lato Orlando e il suo braccio destro Fabio Giambrone; dall'altro la delegazione formata dal segretario provinciale dem Carmelo Miceli, dal responsabile organizzativo regionale Antonio Rubino, dal sindaco di Misilmeri Rosalia Stadarelli e dal deputato nazionale Teresa Piccione, espressione delle varie "anime" del partito democratico. Rubino, vicino all'assessore regionale all'agricoltura Antonello Cracolici, è in sostanza il portavoce di quella parte del partito che non intende rinunciare al simbolo; mentre l'area che fa rifermento al vicepresidente dell'Ars Giuseppe Lupo, a cui è legata la Piccione, spinge per l'intesa col sindaco uscente attraverso anche una lista civica. Così come i renziani di Davide Faraone.

Mai come questa volta il Pd ha bisogno di Orlando e lo stesso Orlando ha bisogno del Pd. Ecco il perché. I democratici non sono stati finora in grado di esprimere una candidatura forte, alternativa, e il tempo stringe. Difficile che possa spuntare a tre mesi dalle elezioni. E comunque non verrebbe condivisa da tutto il partito, che rimane spaccato in correnti. Orlando invece, che aveva chiuso un accordo con il vicesegretario Lorenzo Guerini, dopo caos nel Pd nazionale, ha perso i suoi riferimenti romani. La segreteria a "trazione renziana" non c'è più. Con le dimissioni dell'ex premier, il vice Guerini si è defilato, e fino quando non sarà eletto il nuovo segretario del Pd la reggenza del partito è nelle mani di Orfini. Che renziano non è, ma fa parte dei giovani turchi. Stessa corrente del segretario regionale del Pd, Fausto Raciti, scettico nel dover rinunciare al simbolo.

Giocoforza quindi la trattativa politica da Roma si è spostata a Palermo. Pur essendo stato interlocutorio, l'incontro di ieri è servito a riallacciare il dialogo tra i dirigenti locali del Pd e Orlando. Con toni propositivi che, riferiscono alcuni presenti, sono il preludio all'inizio di percorso politico nuovo. Prova ne sia che sono state messe da parte le frizioni del passato. Una su tutte, la contrapposizione tra il segretario provinciale Miceli e il sindaco Orlando. Tutto accantonato. In nome, naturalmente, della convenienza politica. La sensazione infatti è che il "matrimonio" s'ha da fare.

  

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