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Amministrative, Orlando ci riprova: "Uno stronzo come me è ancora necessario"

Dal "sindaco lo sa fare" al "facciamo squadra": il Professore apre ufficialmente la campagna elettorale al teatro Golden. "Il mio partito era e rimane Palermo. Ci aspettano cinque anni di primarie per far emergere il primo cittadino del 2022"

Dall’uomo solo al comando al “facciamo squadra”. Cinque anni dopo, Leoluca Orlando ci riprova. Lo fa dopo aver risposto retoricamente allo slogan-tormentone del 2012 - l’ormai famoso “Il sindaco lo sa fare” - ma soprattutto rivendicando i risultati della sua amministrazione. Un’esperienza, tiene a sottolineare, “senza un partito alle spalle”. Perché, aggiunge, “il mio partito era e rimane Palermo. Se qualcuno immagina che diventi un altro non si avvicini”.

Un messaggio quest’ultimo rivolto alle forze politiche che lo vogliono sostenere (Pd in testa) nell’ennesima scalata a Palazzo delle Aquile e che conferma di fatto il “no” (momentaneo?) ai simboli. “Voglio andare avanti – prosegue – con uomini liberi, ma responsabili per quello che fanno. No a lacci e lacciuoli dei partiti. Ci aspettano cinque anni di primarie per far emergere nuovi protagonisti e il sindaco della Palermo del 2022. Chi diventerà sindaco non deve essere uno stronzo come Orlando che si azzuffa con tutti per essere libero, ma l'espressione di una città ormai cambiata che può voltare pagina".

Di fronte alla prospettiva futura, c’è però il presente. “Oggi uno stronzo come me è ancora necessario. Quando anche gli altri lo capiranno, forse non sarà più necessario”. Il Professore apre così ufficialmente la sua campagna elettorale per le Amministrative. La sede, come cinque anni fa, è sempre la stessa: il teatro Golden. Scaramanzia, sussurra qualcuno nella sala occupata in ogni ordine di posto. Ad affollare il teatro di via Terrasanta è la Palermo della borghesia: un elettorato con un’età media alta, che però “abbraccia” gran parte della società civile che conta. Una Palermo attempata, ma non stanca. Anzi, forse con maggiore sprint rispetto ai giovani (pochi quelli presenti).

Assente la Palermo popolare – quella dei quartieri – che però Orlando sistematicamente intercetta ad ogni competizione elettorale.
Non mancano invece le componenti politiche. C’è Carlo Vizzini, leader dei socialisti; Totò Lentini, deputato regionale centrista, che con Orlando condivide un passato da “mattarelliano” nella Dc; Edy Tamajo, parlamentare dell’Ars che milita tra le fila di Sicilia Futura, contenitore politico che fa riferimento all’ex ministro Totò Cardinale; l’ex consigliere comunale Ninni Terminelli, uno dei delusi del Pd attuale; Pippo Russo, che dopo essere stato folgorato sulla via di Renzi è ritornato tra le fila orlandiane. E ci sono i “fedelissimi”, su tutti il presidente della Gesap Fabio Giambrone. Non mancano assessori ed ex assessori, così come i consiglieri di Sala delle Lapidi (un paio particolarmente zelanti nell’organizzazione).

Orlando entra all’americana: musica sottofondo e bagno di folla: baci, abbracci, strette di mano. Quella a cui dà vita però non è una convention made in Usa, ma “palermitan style”. “Siamo una grande squadra”. L’esordio segna già un punto di svolta con il 2012, quando il Professore - dopo dieci anni di amministrazione Cammarata - ha incarnato l’uomo solo al comando (“il sindaco che lo sa fare”) per tirare Palermo fuori dal guado. Oggi il quadro è diverso perché Orlando ha 70 anni e, qualora vincesse, sarebbe al suo secondo e ultimo mandato possibile per legge.

A spingerlo verso l’ennesima candidatura, “l’amore per Palermo”. “Quando ami la tua città - afferma - gli esami non finiscono mai e la campagna elettorale inizia il giorno dopo che sei stato eletto”. Prima di addentrarsi in immagini e numeri sulla Palermo di oggi, Orlando rivolge un sentito “grazie ai migranti. Palermo è una città migrante - spiega - e quando l’Isis siciliana, la mafia, governava Palermo per 100 anni nessun africano o asiatico vi poteva mettere piede”. L’imperfetto non è casuale: è, a detta del sindaco uscente, il passato che non c’è più. “Oggi che la mafia non governa - urla - i migranti ci sono e sono diventati per noi uno stimolo per rivendicare i diritti di tutti”.
Valori e visione: secondo Orlando, un collegamento necessario per esaltare “quanto di positivo abbiamo”.

E aggiunge: “Serve più autostima”, altro leit-motiv. Da questo momento in poi inizia il “prima e dopo” l’attuale sindacatura. Nello schermo gigante posizionato sul palco del Golden scorrono le immagini di com’è cambiata la città a partire dal 2012. Assieme ad Orlando un gruppo di 50 cittadini - “nessun politico, ma persone normali" - a testimoniare la volontà d’intraprendere un percorso comune. Un susseguirsi di foto accostate e numeri, con commento a corredo del sindaco, scandisce per un’ora e mezza la convention. Giusto il tempo per rivendicare i progressi fatti con Rap e Reset, nate sulle ceneri di Amia e Gesip “senza perdere un posto di lavoro”.

Le Partecipate occupano uno spazio preponderante. Dall’Amap “che adesso gestisce il servizio idrico in 34 Comuni, meglio fa solo l’acquedotto pugliese”; all’Amat che “malgrado i tagli della Regione ha mantenuto i chilometri percorsi”. "Stiamo facendo i decreti ingiuntivi perché la Regione ci deve 44 milioni. Certo, il trasporto pubblico non è perfetto, ma siamo sulla strada per fare ogni anno meglio di quello passato". E poi c'è il tram "uno dei migliori di Italia, con 1,5 milioni di obliterazioni e lo 0,5% di evasione". Sulla tanto discussa Ztl, Orlando mostra i dati sulla riduzione dell’inquinamento e dice: “Via Roma era già morta prima della Ztl. La Ztl è una occasione per rilanciarla”.

Fiore all’occhiello dell’amministrazione Orlando, l’aeroporto e il teatro Massimo. Il riconoscimento del percorso Arabo-Normanno da parte dell’Unesco la ciliegina sulla torta di una Palermo che “nel 2017 sarà capitale dei giovani e nel 2018 ospiterà la biennale d’arte contemporanea ‘Manifesta’. Stiamo passando dall’emergenza al progetto” conclude Orlando, che getta lo sguardo al 2022 immaginando l’eredità da lasciare: “Il sindaco che ci sarà fra cinque anni, troverà il ‘lavoro sporco’ già fatto e sarà libero da lacci e lacciuoli che in passato hanno ucciso Palermo, la Sicilia, l’Italia”.

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