"La candidatura di La Vardera non fu un bluff", il Tribunale di Palermo dà ragione all'ex Iena

Respinto il ricorso di Alessandro Pagano, coordinatore Sicilia occidentale di Noi con Salvini. Per il giudice Corsini "non v'è prova delle intenzioni fraudolente, campagna elettorale regolare con spese documentate". La Vardera: "Stabilita la correttezza del mio operato"

Ismaele La Vardera con la sua moto-ape in un frammento della campagna elettorale

"Ismaele La Vardera ha regolarmente partecipato alla campagna elettorale, sostenendo anche delle spese documentate". E' quanto mette nero su bianco Giulio Corsini, giudice della prima sezione civile del Tribunale di Palermo, secondo cui la candidatura a sindaco dell'ex Iena non è stata un bluff. "Non v'è prova delle intenzioni fraudolente" scrive il giudice, che respinge il ricorso d'urgenza presentato da Alessandro Pagano, coordinatore per la Sicilia occidentale di Noi con Salvini.

Pagano si era appellato al Tribunale per vietare la diffusione delle registrazioni audio e video captate di nascosto da La Vardera durante la campagna elettorale. Motivo? "Evitare un irreparabile pregiudizio" al movimento Noi con Salvini, in aggiunta "a quello già verificatosi dall'alterazione della competizione elettorale". Era stato lo stesso La Vardera (difeso dagli avvocati Alberto Merlo e Stefano Toniolo dello studio legale Martinez), subito dopo le elezioni, in seguito a un diverbio con il candidato al Consiglio comunale Francesco Benigno, ad ammettere di aver filmato di nascosto decine di incontri con esponenti politici: sia dei partiti che lo hanno sostenuto sia di altre forze politiche. Per il giudice, però, non si ravvisano gli estremi della censura: "Non v'è dubbio che ricorrano astrattamente i profili dell'interesse generale alla conoscenza dei retroscena della campagna elettorale". Così scrive Corsini, precisando che "l'attività di La Vardera che viene in rilievo può essere inquadrata nella nozione di attività giornalistica".

E le telecamere nascoste? "Da tempo - si legge nell'ordinanza - la giurisprudenza ha ritenuto lecita tale modalità di apprensione della notizia, affermando che la registrazione di comunicazioni, anche a mezzo video, non costituisce attivutà di illecita intercettazione, bensì attività di mera documentazione di un evento al quale l'interessato ha partecipato". Con riferimento, infine, al requisito della continenza - ovvero della correttezza formale dell’esposizione - secondo il giudice Corsini "nulla può valutarsi, dovendosi attendere l’ultimazione del prodotto editoriale e ciò anche al fine di riscontrare ipotetiche violazioni delle modalità espositive, quali, ad esempio, le operazioni di montaggio delle immagini dirette a far travisare le parole ed in pensieri espressi dai soggetti riprodotti. Sul punto, peraltro, deve pure precisarsi che appare giuridicamente ben limitato il margine di possibile danno ipoteticamente risarcibile". Sono queste alcune delle motivazioni che hanno spinto il giudice a condannare Pagano al pagamento di 1.200 euro di spese legali.

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"In tutto questo tempo - afferma a PalermoToday La Vardera, che al momento si trova a Londra - sono stato in silenzio, pur essendo consapevole della correttezza del mio operato. Ho aspettato il responso della giustizia e adesso è arrivata questa ordinanza che mette un punto fermo su due cose: sono stato regolarmente candidato e in più potevo registrare le conversazioni che ho avuto durante la mia campagna elettorale".

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