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Lunedì, 16 Maggio 2022
Elezioni comunali 2022

Il sostegno di Cuffaro e Dell'Utri a Lagalla, Maria Falcone: "Chi vuol fare il sindaco ripudi gli impresentabili"

La sorella del magistrato ucciso a Capaci non fa nomi ma attacca duramente chi "accetta certi endorsement". Le sue parole seguono quelle dell'ex giudice Alfredo Morvillo, fratello di Francesca morta col marito nella strage: "C'è una Palermo che strizza l'occhio a personaggi condannati per mafia"

"Chi si candida a ricoprire una carica importante come quella di sindaco e qualsiasi altra carica elettiva deve prendere esplicitamente le distanze da personaggi condannati per collusioni mafiose". E' netta, Maria Falcone, sorella del giudice ucciso da Cosa nostra il 23 maggio del 1992 e presidente della fondazione che porta proprio il nome del fratello, e condivide pienamente le parole espresse qualche giorno fa dall'ex magistrato Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, la moglie di Giovanni Falcone, morta con lui e gli agenti di scorta.

Destinatari del messaggio - di cui né Falcone né Morvillo hanno fantto esplicitamente i nomi - sono coloro che, come il candidato sindaco del centrodestra Roberto Lagalla, a parere dei due, non avrebbero rifiutato "certi endorsement", come quelli dell'ex presidente della Regione Totò Cuffaro, a capo della Nuova Dc, condannato in via definitiva per aver favoreggiamento a Cosa nostra, e dell'ex senatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

"E' inaccettabile - rimarca Maria Falcone - che in una città che per anni è stata teatro della guerra che la mafia ha dichiarato allo Stato e che ha contato centinaia di morti sia ancora necessario ribadire che chi si candida a ricoprire una carica importante come quella di sindaco e qualsiasi altra carica elettiva debba esplicitamente prendere le distanze da personaggi condannati per collusioni mafiose. Dovrebbe essere assolutamente scontato, ma evidentemente non lo è, che chi aspira a rappresentare la capitale dell'antimafia, la città di Falcone e Borsellino senza alcuna titubanza prenda posizione rifiutando endorsement di personaggi impresentabili".

E continua: "Eppure a pochi giorni dal trentesimo anniversario della strage di Capaci ci troviamo costretti a chiedere a chi intende amministrare Palermo di dire parole chiare contro i mafiosi e chi li ha aiutati e di ripudiarne appoggio e sostegno. Condivido in pieno ogni parola pronunciata da Alfredo Morvillo. In tema di mafia i grigi non sono ammessi".

A sollevare la questione era stato però Morvillo, partendo dalla celebre frase di Falcone "la mafia è un fenomeno umano che ha avuto un inizio e avrà una fine", aggiungento che "quella fine arriverà se tutti lo vorremo" e sottolineando che "c'è chi attualmente strizza l'occhio a personaggi condannati per mafia".

"C'è una Palermo che gli va dietro, se li contende e li sostiene", ha affermato il magistrato in pensione, che era stato poi duro proprio con questi "personaggi", rivolgendosi direttamente a loro: "Voi con Falcone e Borsellino non avete nulla a che fare. Anzi, se avete buongusto, evitate di partecipare alle commemorazioni. Davanti a questi fatti mi viene in mente un cattivo pensiero: certe morti sono stati inutili. Qui sono accadute cose inaudite, ma la libidine del potere spinge alcuni a stringere alleanze con chicchessia". Una richiesta, questa di non presentarsi agli eventi celebrativi, che poi è arrivata da più parti.

Le repliche degli "interessati" non si erano fatte attendere. Cuffaro aveva dichiarato in risposta a Morvillo: "Nonostante la sua autorevole considerazione, che rispetto ma che con educazione non condivido, credo di avere il diritto costituzionalmente riconosciutomi e forse anche il dovere di vivere la mia vita da libero e coltivare il mio impegno politico e sociale dopo avere pagato i miei errori con grande sofferenza".

Lagalla si era a sua volta difeso: "Non ho mai avuto a che fare con la mafia. Con Cuffaro ho un rapporto antico, sono stato suo assessore". E aveva aggiunto: "Di questa storia non ne posso più, la stanno montando e strumentalizzando poiché evidentemente c'è pochezza di altri argomenti contro di me. Non intendo rispondere alle provocazioni, che resteranno tali. Posso ben dimostrare nel mio curriculum, nella mia vita e nella mia storia personale di non avere mai avuto niente a che fare con la mafia. Non trovo un articolo di legge o della Costituzione che mi dica che io debba respingere la lista di Totò Cuffaro, fatta tutta di candidati che ovviamente hanno le carte in regola. Cuffaro ha avuto dei problemi personali e giudiziari e oggi è non un mio interlocutore ma capo di una forza politica che è all'interno di una coalizione che ha trovato in me la sintesi".

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