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Sabato, 21 Maggio 2022
Elezioni comunali 2022

Centrodestra, la Lega con Scoma prova l'avvicinamento a Fratelli d'Italia: Miccichè tesse la rete coi renziani

Il candidato sindaco del Carroccio potrebbe fare un passo indietro e sostenere Carolina Varchi, purché "ci sia un accordo che riguardi Comune, Regione e Ars". Il coordinatore di Forza Italia (ormai dilaniata) cerca sponde tra i moderati in funzione anti Musumeci: l'idea di un nuovo centro porta a Lagalla. E alle Regionali...

Mentre all'Ars il presidente Gianfranco Miccichè con l'azzeramento delle commissioni reagisce alla fronda in Forza Italia (dopo lo strappo sull'elezione non riconosciuta di Mario Caputo a capogruppo) e allo stesso tempo prova a isolare il governatore Nello Musumeci; nella corsa a Palazzo delle Aquile, il candidato sindaco della Lega Francesco Scoma si dice pronto a fare un passo indietro ed a sostenere Carolina Varchi di Fratelli d'Italia, purché "ci sia un accordo complessivo che riguardi il Comune, la presidenza della Regione e quella dell'Ars".

"Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia, ovvero i tre partiti maggiorenti del centrodestra, se stanno insieme vincono le elezioni - puntualizza Scoma -. Senza un accordo ognuno andrà per la sua strada al primo turno, che si trasformerebbe quindi in una sorta di primarie". Lagalla? "Ha aderito ad un partito (l'Udc, ndr) l'altro ieri e poi si è presentato come candidato civico. Può andare per la sua strada...", risponde Scoma.

Nell'attesa che Salvini e Meloni s'incontrino a Roma, l'apertura politica di Scoma alla Varchi potrebbe rispondere ad una doppia strategia: da un lato evitare il dualismo con Francesco Cascio, schierato in campo da Forza Italia nella partita per il nuovo sindaco, e dall'altro costringere Fratelli d'Italia a mollare Musumeci alla Regione. Scoma ha quindi declinato con la sua posizione un ragionamento che si è fatto all'interno del partito. Lo conferma il segretario metropolitano Alessandro Anello quando dice che "la Lega è convintamente impegnata a tenere unita la coalizione ed è, per questo, disposta a fare sacrifici e passi indietro oggi per raggiungere un obiettivo domani. A patto che l'accordo sia contesuale".

In altre parole: a Fratelli d'Italia il Comune (ovvero l'oggi), alla Lega la Regione (il domani). E Forza Italia? In questa ipotetica spartizione avrebbe la presidenza dell'Ars. La politica però non è una scienza perfetta. Gli azzurri sono dilanati e il coordinatore regionale Gianfranco Miccichè, presidente uscente dell'Ars, è in guerra con quella parte del partito che a differenza sua pende per Musumeci. Tra questi c'è anche un big storico di Forza Italia come Marcello Dell'Utri, da sempre vicinissimo a Silvio Berlusconi.

Nei giorni scorsi Dell'Utri, in "missione" a Palermo, avrebbe rassicurato Musumeci sulla volontà di Forza Italia di volerlo sostenere, poi gli avrebbe anche passato al telefono Berlusconi. Dopodiché Dell'Utri avrebbe incontrato Miccichè per metterlo davanti alle scelte di Berlusconi, che hanno ribaltato lo scenario prospettato dallo stesso presidente dell'Ars.

In questa "partita" ha giocato un ruolo anche l'asse fra Dell'Utri e Giuseppe Catania, presidente dell'Ente sviluppo agricolo (nominato da Musumeci) e marito della deputata di Diventerà Bellissima Giusy Savarino, ma forzista della prima ora. Il legame fra Dell'Utri e Catania è nato negli uffici di Publitalia '80 (il braccio commerciale di Mediaset) e si è consolidato nel '93 quando Berlusconi preparava la discesa in campo. Responsabile dell'organizzazione di Forza Italia nella Sicilia orientale e deputato in varie legislature, Catania continua a mantenere ottimi rapporti nell'entourage di Berlusconi, anche ora che è dirigente di Diventerà Bellissima.

Una spina nel fianco per Miccichè, che starebbe tessendo una sua rete politica in funzione anti Musumeci. Nella battaglia interna a Forza Italia, Miccichè ha trovato sponda all'Ars nei deputati di Sicilia Futura-Italia Viva D'Agostino e Tamajo (coi quali c'è un accordo per liste congiunte al Comune e alla Regione). Ma ci sarebbero stati ulteriori contatti tra Miccichè e i renziani. E Davide Faraone, ufficialmente ancora candidato sindaco di Italia Viva, si è inabissato: low profile dopo un inizio "sparato" di campagna elettorale e comunicazione a raffica.

Faraone avrebbe avuto recentemente dei colloqui con Roberto Lagalla (galeotto il sorriso a precisa domanda fatta a margine della conferenza stampa di martedì), sceso in campo sotto le insegne del civismo, ma intenzionato ad allargare il campo dei moderati: "Partendo dal centrodestra e includendo anche le forze politiche che in questa ultima fase della consiliatura a Sala delle Lapidi si sono dissociate dalla gestione del Comune", ha detto presentando la sua candidatura. Un chiaro riferimento a Italia Viva, Più Europa, Oso, Azione.  

E Miccichè? Secondo indiscrezioni, alle Comunali il presidente dell'Ars e la componente di Forza Italia a lui vicina potrebbero convergere su Lagalla nel caso in cui dovesse arrivare al ballottaggio. "I tempi sono strettissimi, al primo turno si va con Cascio. Vedremo cosa succederà". Così un autorevole esponente di Forza Italia, che non esclude intese al secondo turno con Lagalla: "E' probabile". Il progetto politico però sarebbe più ampio e punterebbe alle Regionali, con Miccichè che dietro le quinte starebbe lavorando per un campo largo dei moderati - anti Musumeci, of course - che includa tra gli altri anche Italia Viva. L'idea di un nuovo centro come "bene rifugio" porta a Lagalla, che il 31 marzo si dimetterà dalla Giunta regionale e che avrebbe deciso di fare il grande passo anche dopo aver parlato con Miccichè.

Ieri, in modo un po' sibillino, il presidente della Regione Musumeci ha dribblato una domanda sulle dimissioni di Lagalla rispondendo laconicamente così: "Riceverete un circostanziato comunicato". Forse si è già mangiato la foglia? Una cosa è sicura: in questa campagna elettorale a cavallo fra Comunali e Regionali non mancheranno i colpi di scena. Alla fine però, messo da parte il teatrino delle alchimie e dei posizionamenti, partiti ed esponenti politici dovranno fare i conti con gli elettori.  

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